10 anni di Ubuntu in pillole: ecco com’è cambiato Linux

Ubuntu rilascia la sua ultima versione e compie 10 anni di vita: fra passato e futuro, ecco la storia di come si evolve un sistema operativo Linux

Qualche giorno fa la distribuzione più popolare di Linux, Ubuntu, ha raggiunto due traguardi importanti: ha rilasciato la nuova versione 14.10 Utopic Unicorn e ha festeggiato il suo decimo anniversario. Era infatti il 20 ottobre del 2004 quando con un messaggio in mailing list dal titolo: “Announcing Ubuntu 4.10 – The Warty Warthog Release”, Mark Shuttleworth annunciava l’avvento di un’ennesima distribuzione Linux, accolta, come si può immaginare, nella quasi totale indifferenza degli utenti che erano già abituati a veder proliferare distribuzioni di ogni tipo.10 anni di Ubuntu in pillole: ecco com’è cambiato Linux

Fra la noncuranza totale, Ubuntu ha comunque dato inizio a un cambiamento e, per taluni versi, si potrebbe sostenere che quell’annuncio è stato il baluardo di una vera e propria rivoluzione.

L’idea che Shuttleworth aveva della nuova distribuzione Linux era diversa da quanto visto in giro: Ubuntu doveva essere una distribuzione per “esseri umani” (come recita lo slogan della distribuzione) che non fossero amministratori di sistema o sviluppatori. Il suo desktop doveva offrire di più di quanto richiesto dalle figure IT professionali, che lavorano su Debian tramite linea di comando e non sentivano certo l’esigenza di un desktop stile Windows.

Ubuntu, basato su Debian, doveva essere una distribuzione per i non addetti ai lavori, per coloro che volevano abbracciare Linux, lasciandosi alle spalle Windows e Mac OS, offrendo un’installazione semplificata di tipo punta&clicca e un’esperienza d’uso altrettanto semplice.

Lo stesso nome prescelto per la distribuzione, Ubuntu, racchiudeva questa filosofia richiamando il termine africano che significa, appunto, umanità.

Ubuntu ha così conquistato piano piano i suoi utenti e quando l’Apple suppoter Mark Pilgrim ha scelto Linux è passato proprio a Ubuntu, scherzando sul nome della distribuzione e sostenendo che Ubuntu fosse un’antica parola africana per indicare “non posso installare Debian”.

Dalla nascita di Ubuntu sono passati dieci lunghi anni e la distribuzione non ha mai mancato una deadline di rilascio, se non con l’avvento della versione 6.06 Dapper Drake nel 2006.

Ubuntu e il problema dell’interfaccia GNOME

In realtà, quel ritardo non ha mai generato criticità fra gli utenti. Le difficoltà con utenti e sviluppatori sono sorte più tardi, al tempo della divisione da GNOME.

Dopo il 2008, infatti, GNOME, che fin dal principio era stato il desktop predefinito della distribuzione, decise di ridisegnare la grafica della sua interfaccia, ma il nuovo design non sembrava corrispondere con i desideri e i progetti evolutivi di Ubuntu.

Canonical, l’azenda fondata da Shuttleworth per sostenere Ubuntu, decise così di disegnare una propria interfaccia. I risultati della decisione non si sarebbero visti prima di qualche anno, ma gli utenti iniziarono a criticare la scelta di allontanarsi da GNOME e questo criticismo perdurò fino almeno al rilascio dell’Ubuntu Unity desktop, rivelato nella versione 11.04.

Il criticismo per il cambio di interfaccia non ha condizionato il successo di Ubuntu e il suo tasso di adozione, ma le modifiche apportate al desktop sono state racchiuse in Unity che, per quanto dovesse essere un’alternativa a GNOME 3, in realtà non sembrava molto difforme dall’originale. Ogni rilascio successivo ha permesso a Unity di rendersi sempre più indipendente da GNOME.

Con Unity, Ubuntu assume un aspetto meno Linux per avvicinarsi più a una distribuzione Mac OS X o Windows, nel continuo tentativo di avvicinarsi alle interfacce che hanno reso famosi i sistemi operativi più usati al mondo.

Il destino di Ubuntu: mobile e convergenza

Ubuntu continua quindi a crescere nella convinzione di poter risolvere quello che è il suo primo bug scherzoso: “Microsoft has a majority market share in the new desktop PC marketplace. This is a bug, which Ubuntu is designed to fix”, come sosteneva Mark Shuttleworth.

All’avvento del suo decimo anniversario, Ubuntu rilascia la versione 14.10 Utopic Unicorn, molto diverso dalla prima edizione Warty, ma senza grandissime migliorie rispetto alla versione precedente, se non alcuni rimaneggiamenti su Dash, la pietra d’angolo dell’interfaccia Unity che serve come interfaccia di ricerca per tutti i dati presenti sulla macchina.

Proprio questa interfaccia rappresenta un nuovo punto di criticità: infatti, per impostazione predefinita, la ricerca effettuata tramite Dash viene inviata ai server Canonical e in parte reindirizzata ad Amazon e ad altri partner. Gli utenti alle prime armi, che sono il target di Ubuntu, non sono in grado di cambiare questo comportamento predefinito e in molti, compreso Richard Stallman, hanno richiesto di rimediare alla situazione, paragonando Ubuntu a uno spyware.

Per ora non si fa nulla, anche se Canonical promette che l’opt-in per questa impostazione verrà introdotta nella prossima release di Ubuntu, la 15.04 Vivid Vervet prevista per il prossimo aprile 2015.

Le altre poche novità introdotte nell’ultima versione (l’adozione della release 3.16 del kernel Linux, la migliore ed estesa compatibilità con le nuove architetture e GPU e l’aggiornamento di alcuni pacchetti software) sono forse causa del fatto che quasi tutti gli sviluppatori sono impegnati nella progettazione di Ubuntu Phone OS e Ubuntu Touch (Unity 8) per il mondo mobile, la cui strategia di sviluppo prevede la prossima convergenza delle GUI su tutti i dispositivi che possono eseguire Ubuntu.

Cosa riserverà il futuro è ancora tutto da scoprire, ma la storia decennale ha mostrato come una distribuzione nata dal nulla sia riuscita a conquistare 25 milioni di utenti nel mondo e circa il 90 percento del mercato Linux.

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