Hurricane Electric: network IPv6 a quota 4000

Il traguardo dei 4000 network IPv6 collegati all'operatore di rete è l'occasione per tornare a parlare dello stato d'adozione del protocollo.

L'infrastruttura di rete della compagnia è collegata a 4000 network IPv6.

La compagnia raggiunge le principali aree del globo. I network IPv6 collegati ad HE sono ora 4000. Fonte: sito ufficiale

Hurricane Electric (HE) è un importante operatore di rete, service e data center provider statunitense (sede a Fremont, California) che nella giornata di lunedì (14 Agosto) ha annunciato di aver raggiunto un importante traguardo, ovvero di essere il primo ad aver collegato alla propria infrastruttura di rete (che come mostra l’immagine in cima alla pagina tocca tutte le aree “strategiche” del globo) 4000 network IPv6 – nel 2010 erano circa 1000 e si trattò ancora una volta di un primato per il settore.

Negli ultimi anni HE è riuscita a distinguersi anche per numero di network IPv4 collegati tagliando, sempre prima della concorrenza, il traguardo delle 5000 reti (Marzo 2016, ora sono invece 6400). Mike Leber (presidente HE) ha commentato positivamente i dati affermando che ciò non farà altro che aumentare il numero di destinazioni raggiunte, abbassare le latenze ed incrementare il throughput delle reti e delle compagnie internet che si affidano ad HE.

IPv6, strada in salita

I dati diffusi dalla HE, sicuramente interessanti per gli addetti ai lavori e meno per i comuni lettori, sono utili a valutare la situazione di IPv6 a livello globale che, senza troppi giri di parole, appare ancora complicata.

Nel suo periodico report (Aprile 2017), Akamai aveva parlato di “soli” 4 miliardi di indirizzi IPv6 unici, un modesto numero se si considerano gli ormai 5 anni trascorsi dal lancio “ufficiale” (si iniziò a pensare al successore di IPv4 già negli anni ’90, l’impiego su scala ridotta partì invece prima del 2012 ) e l’esaurimento degli indirizzi IPv4 in alcune aree geografiche (Nord America).

Per provider e clienti, il passaggio totale (o quasi) al nuovo standard porterebbe indubbiamente diversi vantaggi. L’assenza di retrocampatibilità tra i due protocolli ha tuttavia frenato in modo netto l’adozione di IPv6 e diverse aziende, piuttosto che cimentarsi in problematici processi di migrazione (si era parlato anche degli inadeguati strumenti di sicurezza disponibili per chi si appoggia ad IPv6), sono rimaste al vecchio standard o hanno cercato di acquistare indirizzi IPv4 sul mercato “dell’usato”.

Per quanto tempo durerà questo trend? Probabilmente altri 5 o 6 anni, supponendo che la crescita di accessi IPv6 ai portali Google rimanga costante, +10% circa ogni 18/19 mesi – erano il 10% del totale a Gennaio 2016, sono ora al 20% a fine Luglio 2017. Teoricamente la parità (50/50) tra i due protocolli sarà raggiunta solo dopo il 2020.

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