Amazon e Google hanno bisogno del cloud privato?

Le strategie delle due compagnie nei confronti del cloud privato sono differenti; e se l'obiettivo finale fosse invece lo stesso?

Cloud pubblico e cloud privato

Come le due compagnie pensano  di attirare l’attenzione di potenziali clienti interessati ad utilizzare ancora a lungo tecnologie on premise? Hanno effettivamente bisogno di impegnarsi in tale senso?

E’ quello che si è chiesto l’editorialista del noto portale Fortune analizzando le strategie di due delle principali piattaforme cloud sulla piazza, vediamo a quali considerazioni si è giunti nell’articolo. Nel confronto che segue, Mountain View sembra decisamente avvantaggiata rispetto a Jeff Bezos e soci – naturalmente Google, rispetto ad AWS, è una delle “ultime arrivate” nel cloud e non dispone dello stesso bacino di utenza e “peso”.

In primo luogo Google è entrata a far parte degli sponsor ufficiali di OpenStack Foundation, la soluzione preferita dalla maggior parte delle imprese che vogliono appoggiarsi ad un’infrastruttura cloud privata: ciò le consente di presentarsi al meglio nell’interessante segmento di mercato rappresentato dal cloud ibrido. Va inoltre considerata la presenza di Mountain View all’interno della Cloud Native Computing Foundation, fondazione che opera sotto la supervisione di Linux Foundation e che tra i propri obiettivi ha anche quello di rivolgere l’attenzione a progetti open source come DCOS e Kubernetes.

Proprio quest’ultimo, riporta l’articolo, potrebbe rivelarsi il vero game changer della situazione, l’asso nella manica di Google per non abusare di termini anglosassoni, facilitando lo spostamento dei workload tra le varie tipologie di cloud. In secondo luogo la partnership con VMware è un altro aspetto da non trascurare,  l’accordo permette infatti ai clienti VMware di avere facile accesso a servizi come BigQuery e Google Cloud Storage.

Dal cloud privato al cloud pubblico

E per quanto riguarda invece Amazon? Inizialmente la strategia di AWS, trattandosi della piattaforma più estesa sul mercato, era stata quella di facilitare l’ingresso di applicazioni e workload nel proprio cloud, almeno fino all’inversione di marcia dell’anno scorso che ha visto ritornare in auge la politica del “public cloud only”.

Tra le principali critiche mosse ad AWS, anche dalla concorrenza, vi è l’assenza di una chiara strategia nei confronti del cloud privato e le “deboli” interconnessioni tra quest’ultimo ed il proprio ambiente cloud pubblico. E’ interessante riportare una dichiarazione anonima citata sempre nell’editoriale di Fortune: “l’attuale situazione di AWS ricorda molto quella di Windows in passato. [AWS] è molto popolare, tutti ne utilizzano i servizi ma è come se fosse una “scatola nera”. 

In chiusura, come suggerisce un analista Gartner che svela forse la chiave di lettura più plausibile, il traguardo delle due aziende è il medesimo: sono solo i metodi e le strategie con il quale Google ed AWS intendono raggiungerlo a differire. L’obiettivo è naturalmente quella di facilitare la transizione completa nel cloud e generare un aumento di domanda dei propri servizi. Da questo punto di vista AWS, come dicevamo in apertura, è avvantaggiata rispetto a Google.

 

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