Apple: da AWS a Google Cloud Platform

Il celebre brand statunitense sarebbe intenzionato a spostare alcuni dei propri servizi sulla piattaforma cloud di Mountain View.

Apple

Qual è la soluzione ideale per gestire infrastrutture distribuite per servizi Internet su larga scala? E’ la domanda alla quale gli esperti di settore hanno teoricamente risposto da tempo affermando in sintesi che, arrivati ad un certo grado di estensione, l’utilizzo di una soluzione cloud pubblico non sia in grado di garantire performance e l’ulteriore sviluppo di un business.

Nell’ultimo mese gli stessi analisti hanno tuttavia avuto modo di constatare che in realtà non è sempre così: a fronte delle strategie adottate da Netflix e Spotify, pienamente rispettose del “teorema”, è arrivato successivamente l’annuncio di Dropbox che ha optato per una propria soluzione cloud privata abbandonando AWS.

Apple, che attualmente dispone di quattro datacenter e progetta di aprirne altri 3 in futuro con investimenti multimiliardari, ha preferito fino ad oggi adottare un approccio “ibrido”, nonostante sia chiaro l’orientamento verso soluzioni “fatte in casa”, appoggiandosi anche all’infrastruttura offerta dalla compagnia di Bezos, almeno fino ad oggi. A pochi giorni dal decimo anniversario della piattaforma di servizi cloud, si parla infatti del parziale abbandono di AWS da parte dell’importante cliente di Cupertino – nell’ultimo report finanziario di Apple i costi sostenuti per l’utilizzo dei servizi AWS ammontavano a 1 miliardo di dollari. 

Un mercato IaaS più equilibrato?

Secondo alcune insistenti voci diffuse dal portale CRN e rimbalzate successivamente per l’intera Rete, alcuni servizi iCloud trasclocheranno su Google Cloud Platform assicurando a Mountain View un introito compreso tra i 400 ed i 600 milioni di dollari:“[Apple fa bene a diversificare i propri partner, in questo modo può metterli uno contro l’altro ed ottenere dei prezzi più vantaggiosi, oltre ad avere una soluzione di appoggio in caso di problemi di una delle piattaforme. Un mercato IaaS più equilibrato, in cui AWS ricopre un ruolo meno dominante, è nell’interesse di tutte le parti perchè contribuirà ad alimentare il processo di innovazione (piuttosto che quello del mero taglio dei listini prezzo)]” ha commentato Laurent Lachal (capo analista presso Ovum).

Gli analisti concordano in ogni caso nell’affermare che l’episodio non è da considerarsi come l’inizio di un periodo di crisi per AWS quanto un normale riassestamento di mercato: spostamenti tra un ambiente cloud e l’altro sono nella norma perchè motivati da determinate esigenze di scala e di budget.

 

 

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