Apple ha davvero bisogno di un’infrastruttura cloud proprietaria?

Apple si affida alle piattaforme dei principali competitor ma potrebbe anche optare per una propria infrastruttura cloud. E' davvero la scelta giusta?

Apple

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a diversi traslochi da e verso il cloud: Spotify, Dropbox, Netflix ed Apple.Il portale High Scalability, proprio in merito alla scelta dell’azienda di Tim Cook di migrare parte dei servizi iCloud da AWS a Google Cloud Platform, ha cercato di capire se l’attuale approccio di Apple al cloud sia la soluzione ideale o meno per l’impresa, inserendo nel discorso anche l’eventuale possibilità di un passaggio completo ad un’infrastruttura cloud proprietaria. Vediamo quali sono state le principali argomentazioni messe in campo nel corso di un recente podcast (poi “trascritto” sul portale).

Il primo opinionista interpellato, Ben Thompson, osserva come i tentativi di Apple mirati alla costruzione di una propria infrastruttura cloud non siano mai andati a buon fine: “nostante anni di tentativi, Apple non è riuscita a costruire un’infrastruttura in grado di gestire il traffico internet dei propri servizi, che comprendono iTunes, Apple Maps, iMessage ed i backup di immagini e video [presenti nei device]. Ciò significa che Apple deve affidarsi ai suoi principali competitor per l’esecuzione dei servizi e non sarà in grado di fornire servizi infrastrutturali agli sviluppatori che creano applicazioni nell’ecosistema Apple”.

Da un provider cloud all’altro

Sembra che tutte le soluzioni enterprise pronte all’uso (H-P, NetApp, Cummulus, Cisco), aggiunge Ben, non siano state in grado di reggere le esigenze di scala di Apple, un sistema costituito all’incirca da 400.000 dispositivi di rete tra switch e router. E per evitare il lungo iter costituito da meeting interminabili con altri vendor, migrazione dei servizi nella nuova infrastruttura, test vari etc, Apple ha optato per la soluzione più semplice, ovvero affidarsi alla principale piattaforma cloud sulla piazza, AWS.

L’infrastuttura di Bezos non si è rivelata tuttavia ideale per gestire il caricamento rapido di file e video nei device degli utenti iOS.Apple ha così deciso di appoggiarsi ad Azure che, sebbene all’altezza della situazione, ha esaurito le risorse da mettere a disposizione di Apple chiedendo a quest’ultima di partecipare direttamente al finanziamento dei nuovi data center in costruzione. Scartata ovviamente anche questa opzione, Apple ha diversificato ulteriormente la rosa di provider approdando, come abbiamo visto in una precedente news, su Google Cloud Platform.

La diversa mentalità di Apple

Nella parte centrale del podcast il conduttore del dibattito sposta l’attenzione degli opinionisti sull’approccio adottato dalla stessa Apple chiedendo provocatoriamente se il problema di Apple nel cloud non sia derivante dall’errata mentalità dell’azienda stessa. “Apple non ha ancora realizzato di essere Apple” rivolgendosi a vendor esterni piuttosto che concentrarsi sulla costruzione di una propria infrastuttura – come è successo invece per AWS, Google, Microsoft, aziende che operano ai medesimi livelli di scala. L’azienda di Cook è stata sempre abituata a lavorare per scadenze e non ha le conoscenze adatte a gestire un’infrastruttura cloud, un lavoro che richiede continue revisioni ed aggiustamenti – come si è detto più volte anche nel cloud niente è infallibile.

Secondo Ben (primo opinionista) Apple dovrebbe affidarsi ad Azure per la gestione dei propri servizi – Microsoft è più brava di Apple e non rappresenta inoltre un competitor diretto in questo settore. James Allworth (secondo opinionista) considera invece l’acquisizione di Dropbox una soluzione interessante. Il fatto che la compagnia abbia recentemente optato per una soluzione proprietaria (abbandonando AWS) dimostra che dispongono, probabilmente, della capacità necessaria alle esigenze Apple. Tuttavia il focus di Dropbox è sullo storage mentre i servizi di Apple non sono esclusivamente relegati a quell’ambito.

Acquistare o costruire? Considerazioni finali

Per quanto riguarda la prima opzione, Ben indica come soluzione ideale la piattaforma cloud Azure: lasciamo che siano i più bravi ad occuparsene e concentriamoci su quello che sappiamo fare meglio (nel caso di Apple il desing dei dispositivi e le funzionalità). Non si può essere sempre i più bravi in tutto. La migliore scommessa è quella di costruire una partnership di lungo termine con Microsoft anche perchè quest’ultima non è più in competizione con Apple. E’ la soluzione meno rischiosa sul lungo termine, osserva Ben.

Per quanto riguarda il secondo punto, James (secondo opinionista) ribadisce che l’acquisto di Drobpox potrebbe essere una buona idea; Ben considera un rischio troppo elevato la costruzione di un “cloud Apple”. Se in teoria ed anche in pratica hanno ottenuto fino ad oggi pessimi risultati nel cloud, perchè insistere?

Il conduttore del dibattito dichiara invece che se le preoccupazioni di Apple riguardano esclusivamente il caricamente rapido di contenuti nei device, Google rappresenta allora il partner ideale: “Google ha probabilmente il più esteso ed efficiente network globale” ed il machine learning potrebbe servire alla realizzazione di nuovi progetti in futuro. Sarebbe un ottimo piano di emergenza nel caso in cui il progetto di infrastruttura privata fallisca definitivamente, conclude.

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