ARM: un chip a 64 core per riconquistare il mercato

Il chip ARM a 64 core e prodotto dalla cinese Phytium Technology ha attirato l'attenzione di alcune note aziende che operano nel mercato dei server

Pythium FT2000/64 su base ARM

I chip su base ARM ThunderX ed X-Gene, realizzati rispettivamente da Cavium ed Applied Micro, sono presenti sul mercato da qualche tempo ma sembrano non avere ancora intaccato il predominio di Intel: oltre alla prevedibile difficoltà insita nell’inserirsi in un settore in cui le soluzioni x86 sono profondamente radicate, l’ecosistema ARM non è ancora riuscito a mettere sul campo la “killer application” in grado di attirare l’attenzione del segmento server e data center. Se confrontati infatti con pari soluzioni x86, i chip ARM si sono sempre rivelati inferiori per prestazioni: certo, dal punto di vista dei consumi energetici restano sempre i primi della classe ma ciò pare non essere bastato, almeno per il momento, ai potenziali acquirenti.

Guardando invece al futuro la situazione sembra migliore ma “incerta”: nel 2017 arriveranno nuove proposte in grado di offrire un rapporto prestazioni/performance all’altezza delle aspettative – si ricordi ad esempio l’interessantissimo ThunderX 2 – ma la cui finestra di lancio resta ancora vaga – e come già osservato Intel non resterà certo a guardare presentando delle revision degli attuali prodotti.

Phytium Technology ed ARM: 64 core per i data center

A riaccendere l’attenzione della stampa specializzata ci ha pensato, inaspettatamente, la compagnia cinese Phytium Technology, specializzata nella realizzazione di chip. Alla recente conferenza Hot Chips 28 ha infatti presentato varie  soluzioni destinate al segmento laptop, desktop e server. “Earth” e “Mars” della famiglia FT (base ARMv8) sono state quelle che hanno catturato maggiormente l’interesse degli addetti ai lavori. Da quanto emerso, gli FT mostrati sono una versione modificata di alcuni progetti realizzati da Xiaomi ed offrono le seguenti caratteristiche:

  • FT-1500A/4 della famiglia Earth è munito di 4 core con frequenza operante tra gli 1.5GHZ ed i 2GHZ, 2MB di cache L2 ed 8MB di cache L3, due controller di memoria DDR3 (25.6 GB/sec memory bandwidth). A sorprendere è soprattutto il basso consumo energetico a pieno carico (15w) in relazione al processo produttivo, 28 nanometri, non certo all’avanguardia se paragonato agli attuali standard (gli Skylake Intel sono ad esempio a 14nm).
  • FT-1500A/16 è la versione a 16 core del modello precedente che lavora ad 1.6GHZ, incrementa di quattro volte la cache L2 e del doppio la banda della memoria ( 51.2 GB/sec). Il massimo consumo dichiarato è pari a 35w.
  • FT-2000/64 della famiglia Mars è il modello espressamente pensato per i data center. Il numero di core è pari a 64 con frequenze operative comprese tra 1.5GHZ e 2GHZ. I 16 controller di memoria DDR3 portano la banda a circa 205 GB/sec. La cache L2 è pari a 512MB mentre L3 arriva a ben 128MB. Il consumo dichiarato è pari a 100w.

E per quanto riguarda le prestazioni? Rispetto a quanto annunciato 12 mesi fa si sono rivelate inferiori alle attese ma in ogni caso interessanti. FT-2000/64, messo alla prova dal benchmark SPEC_CPU2006_rate test è stato in grado di ottenere una valutazione di 570 con numeri interi e 482 con numeri in virgola mobile – nel 2015 si era parlato rispettivamente di 672 e 585.

Quel che lascia ben sperare per Phytium Technology e l’ecosistema ARM è comunque la folta schiera di aziende/partner interessate ai chip. Osservando il cartellone presente allo stand della compagnia, oltre a diversi brand cinesi sconosciuti agli outsider, è stato infatti possibile scorgere nomi di alto profilo come Lenovo, Baidu ed Inspur.

E non dimentichiamo infine il fattore tempo: la produzione dei chip inizierà nei prossimi mesi consentendo alle soluzioni Pytium di arrivare sul mercato nel primo trimestre 2017, in netto anticipo rispetto ad altri attesi chip ARM.

 

 

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