ARM e data center: come sarà il 2017?

Il mercato sembra offrire ad ARM un'occasione ideale per rientrare nei data center enterprise e ridimensionare il predominio Intel. 

ARM Logo

Secondo GigaOM, il 2017 si prospetta come l’anno giusto per l’espansione di soluzioni ARM nei data center. I chip ARM hanno un elevato potenziale perchè presentano caratteristiche consone ai trend che si stanno affermando nel settore: certo, osserva giustamente l’editorialista, è ormai da diversi anni che diciamo sempre la stessa cosa e fino a questo momento il mercato ci ha puntualmente smentito, riconfermando il predominio di Intel e dei processori x86 – imbattuti lato prestazioni. Sono però presenti vari fattori concomitanti che potrebbero cambiare l’attuale stato di cose; se ARM non riuscirà ad avvantaggiarsene, potrebbe tuttavia trattarsi dell’ennesima e forse ultima grande occasione per rientrare in gioco. Vediamo perchè.

La storia delle alternative mancate è lunga, in apertura vengono ad esempio ricordati i processori Sun Sparc T1: multicore (4, 6 o 8 core), multithread (fino a 36 thread per via della possiblità di gestire fino a 4 thread per core, l’attuale tecnologia Intel “hyper threading” ne gestisce 2 ad esempio) e con una frequenza di lavoro compresa tra 1000Mhz e 1400Mhz. Sulla carta un ottimo progetto che però commise l’errore di anticipare troppo i tempi: la maggior parte del software non era ancora ottimizzato per il multithread.

Un destino simile si è prospettato negli anni successivi anche per ARM, dapprima con chip a 32Bit e successivamente a 64Bit: la scarsa presenza di software ottimizzato ha giocato anche in questo caso un ruolo cruciale. Quanto il vento è cambiato ed il trend del multicore / multithread si è affermato nel settore, venendo accolto anche in casa Intel, si è concretizzata una prima grande opportunità per ARM.

Raspberry Pi, mobile: settori alternativi

Nel frattempo, a fronte degli insuccessi in ambito data center, ARM ha saputo espandersi in settori alternativi ma non meno importanti come il mobile e l’Internet delle Cose. Il celebre Raspberry Pi, il computer tascabile grande quanto una banconota da 5 dollari, si appoggia ad esempio alla tecnologia ARM ed è alla base di vari dispositivi intelligenti (sensori etc.). In ambito mobile, di pari passo con la diffusione di Linux (Android), ARM ha ugualmente consolidato la propria presenza diventando il principale punto di riferimento – basta osservare le specifiche tecniche di qualsiasi smartphone per notare la presenza di processori ARM Cortex.

Tra i motivi del successo la buona capacità di calcolo, l’ottima efficienza energetica e l’approccio SoC (System on a Chip), ovvero la realizzazione di processori che dispongono anche di altri componenti che ritroviamo nei classici computer, dai controller storage e di rete fino alla GPU. Questo si traduce sostanzialmente in maggiore capacità computazionale ed un minore consumo in una soluzione dalle dimensioni ridotte.

Il ritorno di ARM?

Le qualità appena menzionate sono proprie anche delle soluzioni pensate per i data center e sempre più apprezzate nel settore. La diffusione di applicazioni e workload basati più sull’esecuzione di calcoli in parallelo che sulla potenza di un singolo core (ambito in cui Intel detiene il primato indiscusso) pone finalmente favorevoli basi per l’affermazione di ARM nei data center, osserva GigaOM. Tra gli altri fattori pro ARM sono citati anche: il livello di maturità raggiunto dalle CPU ARM 64Bit, la presenza di software maggiormente ottimizzato, la presenza di strumenti di automazione ed orchestrazione in grado di gestire migliaia di nodi nella medesima infrastruttura.

ARM è ancora relegato a ruoli di secondaria importanza nei data center – che adottano come hardware principale le soluzioni Intel. In base a quanto detto la situazione potrebbe tuttavia cambiare presto. L’interesse del settore enterprise per ARM è alto e sono in cantiere vari progetti – viene citata ad esempio la soluzione HCI Kaleao.

 

 

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