ARM può davvero competere con Intel?

Il chip ARM X-Gene 3 ha colmato il gap con le soluzioni Xeon, è realmente così? E se nel cloud del futuro le performance non fossero più così importanti?

 

Una settimana fa abbiamo dedicato una news alle politiche di licensing AMD ed all’arrivo di nuove soluzioni per data center basate su architettura ARM. Come abbiamo visto, tra i tanti chip previsti per il 2017 figura anche quello di Applied Micro (X-Gene 3) che, secondo uno studio dell’indipendente Linley Group, offrirebbe performance di livello paragonabile a chip della famiglia Xeon E5. Il portale The Next Platform ha cercato di chiarire meglio la situazione visionando i dati del paper ed offrendo una interessante analisi sulle future dinamiche del mercato cloud e server, ecco quali sono state le osservazioni dell’editorialista.

La prima parte del contributo è dedicata, come anticipato, all’analisi dei grafici prestazionali forniti da Linley Group. Per quanto riguarda la gestione di workload nel cloud, il valore che viene preso in considerazione è quello raggiunto dai vari chip con il benchmark SPECint. X-Gene 3, munito di 32 core (single thread) operanti a 3Ghz ed 8 controller di memoria DDR4, si posiziona nella fascia prestazionale (600 SPECint_rate performance) nella quale “dimorano” le soluzioni di fascia media Intel Xeon.

ARM vs Xeon SPECint bechmark

L’editorialista, constatati i buoni risultati della soluzione Applied Micro, solleva tuttavia le seguenti criticità: in primo luogo un confronto prestazionale core to core (il grafico riporta solo i risultati per thread e per socket) vedrebbe probabilmente avvantaggiate  le soluzioni Xeon rispetto al chip ARM; in secondo luogo la frequenza operativa di 3Ghz per core è solo teorica e potrebbe non essere effettivamente mantenibile su 32 core; infine quando X-Gene 3 arriverà sul mercato, ovvero dalla seconda metà in poi del 2017, Intel avrà già lanciato una nuova gamma di soluzioni (Xeon E5 v5 Skylake), prevedibilmente più veloci delle attuali su architettura Broadwell, alzando quindi l’asticella generale delle performance.

ARM e Xeon: nel cloud contano solo le prestazioni?

Se in ambito prestazionale l’inseguimento di Intel sembra arduo per l’ecosistema ARM, non è comunque il caso di relegare tali soluzioni ad un ruolo secondario nel mercato dei prossimi anni. Come osserva giustamente l’editorialista, le performance non sono tutto: certo, sottolinea, i workload enterprise nel cloud pubblico esigono dei chip con ottime prestazioni (per core e per socket) per essere gestiti adeguatamente ma per un numero crescente di nuove tipologie di workload tali soluzioni sono “sovradimensionate”. Ed è qui che entrano in gioco le soluzioni ARM dal cui impiego si trarrebbero diversi vantaggi.

Ad esempio le server farm Facebook non si appoggiano ad Intel Xeon top di gamma, preferendo invece soluzioni con frequenze operative contenute e numero di core inferiore – il microserver “custom” Yosemite si appoggia agli Xeon D. Questo si traduce in prestazioni per socket ed in quantitativi di RAM più che adeguati a gestire le task del social network, con tuttavia un notevole abbassamento dei consumi energetici – una delle qualità delle soluzioni ARM.

In manera analoga se si pensa alle CDN (Content Delivery Network) o al deep learning, workload in forte crescita e destinati ad occupare un ruolo di primaria importanza sul medio termine (si ricordi anche la “scommessa” di Google), ancora una volta non sono richieste tanto prestazioni di altissimo livello quanto (rispettivamente) un buon I/O, un’adeguata ampiezza di banda e delle GPU di fascia alta per il calcolo parallelo. Si tratta allora di workload, conclude, nei quali la CPU rappresenta solo una “piccola parte” dell’equazione e dove quindi ARM potrebbe garantire un miglior rapporto qualità / prezzo, ostacolando Intel e conquistando una interessante fetta di mercato.

 

 

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