ARM, Red Hat e la strada per i data center

L'esordio, più volte "profetizzato", delle soluzioni ARM nei data center potrebbe essere facilitato dal supporto di Red Hat. Il punto della situazione.

Red Hat ed ARM

La release di Red Hat Enterprise Linux per ARM è in stallo da quasi due anni. L’immagine promozionale in questione è di Giugno 2015.

La recente convention di Red Hat continua a tenere banco sui principali siti di informazione. The Next Platform (TNP), noto per i corposi approfondimenti dedicati all’industria IT ed alle nuove tecnologie, ha dedicato un articolo al “punto della situazione” circa il tanto atteso esordio di ARM nei data center IT, avvenimento più volte annunciato ma non ancora concretizzatosi.

Un’area del Boston Summit dedicata ai produttori di soluzioni ARM è lo spunto ideale per avviare il recap dell’editorialista che afferma in apertura: “ogni nuova tecnologia che vuole affermarsi nei data center, deve essere [supportata] dal software. E come principale fornitore di soluzioni commerciali Linux, il supporto di Red Hat ai server ARM [aiuterà probabilmente Applied Micro, Cavium e Qualcomm].”

E’ da tempo che Red Hat incoraggia l’ardua impresa di ARM utilizzandone ad esempio i SoC per progetti open source legati a Fedora Linux e partecipando attivamente alla realizzazione del framework pensato per costruire data center su architettura ARM (Server Base System Architecture o SBSA) Sebbene tale appoggio sia importante, sottolinea, per sortire l’effetto sperato dovrà concretizzarsi in un supporto pari a quello che Red Hat Enterprise Linux offre attualmente ai sistemi basati su soluzioni Xeon, Power e System z.

E’ “adesso o mai più” l’inflazionata espressione utilizzata per riassumere l’attuale situazione dell’ecosistema ARM.

La maratona di ARM

“[Pensare ad ARM e data center come una una specie di leggenda] è errato. Dobbiamo occuparci di questi luoghi comuni per comunicare alla gente [a che punto sia il nostro viaggio]. E’ una maratona, non uno sprint […]” ha dichiarato Jeff Underhill (ARM open source enablement director). Ed in effetti è almeno dal 2010 che ARM pianifica di sferrare l’attacco alle quote di mercato Intel (prossime al 100%, ARM punta al 25% della torta) ma senza successo: come abbiamo visto anche su Hosting Talk, l’ecosistema ARM (hardware e software) sta impiegando più tempo del previsto a svilupparsi e consolidarsi.

Certo, non sono mancati endorsement di peso come quelli di Microsoft (da Project Olympus fino a la variante ARM di Windows Server) ma si parla sempre di “qualcosa che avverrà” e non “che sta avvenendo”. Insomma, manca ancora qualcosa: ultimare i lavori sulla development preview di RHEL ARM, in cantiere da quasi due anni, potrebbe essere quel che l’ecosistema cerca, afferma l’editorialista. Il resto è, appunto, il consueto elenco di “quel che avverrà”, come sottolineato indirettamente da TNP che pur riconosce le qualità dei SoC. In ordine sparso si parla infatti di:

  • eventualità che hyperscale provider come Google, Facebook ed affini adottino SoC ARM. I consumi energetici ridotti e la maggiore flessibilità (si accenna al DynamIQ architecture per controllare la velocità di ogni core presente in un SoC cluster ARM) sono indubbiamente allettanti per le grandi compagnie;
  • del progresso tecnologico dei SoC ARM che competeranno, in termini di “forza bruta”, con gli Xeon Intel. Il riferimento è alle prossime soluzioni Cavium e Qualcomm;
  • l’evoluzione dell’ecosistema ARM ed il trend dei data center software driven renderanno meno nette le differenze tra i vari chip ARM ed in generale tra ARM ed architetture x86. “[Tutto riguarda i nuovi workload. Non mi interessa se si tratta di x86 o ARM. Tra pochi anni il 90% dei workload [sarà diverso da quelli attuali]” ha dichiarato Zachary Smith (founder, CEO Packet) a TNP.

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