AWS “best practices” in caso di neve

La tempesta di neve che ha colpito gli USA è un potenziale pericolo anche per le infrastrutture cloud. Vediamo come sta affrontando la situazione AWS

AWS best practices in caso di neve

Tra le notizie “estere” più note dell’ultima settimana figura sicuramente la tempesta di neve “Jonas” che ha colpito gli USA (per l’esattezza la costa est): sorvolando sulla “curiosa” usanza di attribuire nomi di persona ai fenomeni atmosferici, la situazione appare obiettivamente delicata e nei giorni scorsi milioni di persone sono rimaste senza energia elettrica.

A fronte di quanto detto, appare del tutto normale che i clienti di una delle principali piattaforme cloud del mercato abbiamo avuto più di qualche preoccupazione sulla continuità dei servizi AWS: e proprio dal blog ufficiale la compagnia ha spiegato come intende affrontare la stagione delle tempeste e degli uragani.

Leggendo il lungo intervento è interessante osservare come non si cerchi di nascondere la realtà dei fatti: “Everything fails, all the time” sono alcune delle parole citate e pronunciate dal CTO AWS Werner Vogels. 

Per quanto riguarda l’infrastruttura, AWS conta attualmente 12 region e 32 availability zone (AZ), ciascuna delle quali dispone di una propria infrastruttura indipendente e non condivisa con le altre – in caso di eventi straordinari i disagi restano limitati all’availability zone colpita. Gli impianti elettrici, prevedibilmente, sono stati studiati per essere completamente ridondanti: i componenti critici della “griglia energetica” non sono ugualmente condivisi tra AZ (UPS, impianti di refrigerazione, generatori).

I controlli periodici degli impianti (manutenzione preventiva etc.) sono un’altra delle mansioni effettuate dai tecnici AWS alle quali si affiancano, nel caso in cui stia per verificarsi un evento “straordinario” già noto come un uragano (teoricamente prevedibile dai meteorologi), misure cautelative come aumento delle scorte di carburante (in caso di blackout è l’unica fonte per alimentare i generatori), aggiornamento dei piani di emergenza, aumento delle scorte alimentari per lo staff in loco (ingegneri etc).

AWS: alcuni “casi di studio”

In occasione dell’uragano verificatosi nel 2012 (“Sandy”), definito come il secondo evento naturale più oneroso (per i danni provocati) nella storia degli USA, l’infrastruttura AWS riuscì a superare senza problemi la tempesta, offrendo appoggio a varie compagnie che aveva subito invece gravi danni alla propria infrastruttura (allagamento data center etc.).

Come garanzia aggiuntiva, aggiunge infine il noto blogger Jeff Barr, AWS consente ai propri clienti di effettuare la copia dei dati da una region all’altra – come misura preventiva: sebbene soluzioni del genere non siano stato necessarie di recente, afferma Jeff, durante la campagna (2002) dell’allora candidato alla Casa Bianca Barack Obama lo staff dell’attuale presidente USA decise di effettuare un backup di sicurezza spostando 27TB dall’East (Nord Virginia) alla West region (Nord California) in circa 4 ore.

 

 

 

 

 

 

 

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