AWS: nuovi tagli di listino per S3 e Glacier

AWS riduce il prezzo per GB di S3 offrendo nuove opzioni di recupero dati per Glacier. "In coda" uno studio sulle dinamiche del mercato citato da Fortune 

AWS logo

Dal blog ufficiale curato come sempre da Jeff Barr, Amazon annuncia la riduzione dei prezzi di listino per l’apprezzato servizio cloud storage S3 (lanciato nel 2006) e Glacier (presentato nel 2012), appartenente sempre alla medesima categoria ma destinato all’archiviazione di dati ai quali si accede con minore frequenza ed ai backup.

Il provider aveva implementato nella propria piattaforma cloud anche la possibilità di trasferire automaticamente varie categorie di dati da S3 a Glacier grazie alle “lifecycle rules”, delle regole personalizzate dall’utente in base alle quali il sistema esegue specifiche azioni – spostamento, eliminazione del file originario presente su S3 e suo mantenimento in Glacier.

Venendo in ogni caso al titolo della notizia, a partire dal 1 Dicembre 2016 numerose region (è presente anche la region EU di Francoforte, una buona notizia per i clienti italiani) vedranno decrescere i costi per GB di S3 Standard Storage di un valore compreso tra il 16% ed il 28%. Le fasce di prezzo passano inoltre da sei a tre semplificando in generale il listino.

S3 tabella dei prezzi - Fonte AWS

Per quanto riguarda invece Glacier, il costo richiesto da AWS per lo storage dei dati viene ridotto del 43% circa: come afferma il post, in varie region (US East, US West, EU) è ora possibile archiviare 1GB di dati per 1 mese a meno di mezzo centesimo di dollaro (0.004 $ rispetto ai 0.010 $ al lancio del servizio o ai o.007 del taglio più recente). Vi sono infine novità anche per le opzioni di recupero, le cui tempistiche e tariffe variano in base alla modalità prescelta dall’utente.

Alla modalità standard (0.01 $ per GB + 0.05 $ ogni 1000 richieste di recupero), che va a sostituire il precedente modello, si affiancano le opzioni “Expedited” (0.03 $ per GB + $0.01 per richiesta) e “Bulk” (0.0025 $ per GB + 0.025 $ ogni 1000 richieste), rispettivamente pensate per chi necessita di accelerare i tempi di recupero (da 1 a 5 minuti rispetto alle 3-5 ore di default) o abbassare “la bolletta” sacrificando la velocità generale (dalle 5 alle 12 ore).

La fine di un epoca: lo studio citato da Fortune

In chiusura è interessante parlare brevemente di un report citato da Fortune in un articolo uscito quasi in contemporanea con il post AWS: “The Era of Cloud Price Discounts Is Fading”. L’analisi ripresa dal portale è a cura di Deutsche Bank ed afferma che dal 2014 la frequenza e la portata dei tagli di listino AWS è notevolmente diminuita, scendendo tra il 10% ed il 20% all’anno per i servizi base.

Come si spiega questo trend? Con”l’impiego di un approccio più razionale da parte di AWS”, scrivono i ricercatori. Le “sforbiciate” si stanno ormai stabilizzando mentre i costi derivanti dalla gestione delle infrastrutture sono in calo. Ciò significa, osserva Fortune, che i margini di gudagno dei cloud provider sono destinati ad aumentare ulteriormente, per la felicità degli investitori.

Vedremo se nel corso del RE:Invent 2016 (28 Novembre – 2 Dicembre 2016 a Las Vegas) Amazon smentirà o confermerà indirettamente con i suoi annunci lo studio.

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