AWS: un 2016 da 10 miliardi di dollari

E' quel che afferma Jeff Bezos in una recente lettera agli investitori. Nel 2016 AWS avrà un giro di affari pari a 10 miliardi di dollari.

AWS

Amazon Web Services è ancora la leader indiscussa del mercato. E’ questo il sintesi il messaggio che Jeff Bezos, CEO di Amazon, ha indirizzato agli investitori (ed indirettamente ai competitor) in una recente comunicazione ufficiale. Secondo quanto prevedono gli analisti dell’azienda, il 2016 si concluderà con il raggiungimento dell’importante traguardo di 10 miliardi di dollari in fatturato. Si tratta di un obiettivo alla portata di AWS?

E’ probabile, tenendo conto dell’accelerazione registrata dalla divisione servizi cloud nel Q4 2015 (quarto trimestre) con un fatturato di circa 2.4 miliardi (rispetto ai 2.09 del Q3). Il CEO ha prevedibilmente sottolineato il divario, sia a livello di estensione dell’infrastruttura che di portfolio servizi, che separa AWS dalla concorrenza:“Attualmente AWS mette a disposizione oltre 70 servizi (computing, storage, database, analisi, mobile, Internet of Things, applicazioni enterprise). Offriamo inoltre 33 availability zones e 12 region a livello globale, con altre 5 region ed 11 availability zone (Canada, Cina, India, USA, UK) [in arrivo il prossimo anno]. […] AWS è utilizzato da oltre 1 milione di clienti, compagnie di ogni dimensione operanti in qualsiasi settore dell’industria”.

AWS: region ed availability zone

Schema che mostra la differenza tra region (indipendenti tra loro) ed availability zone (isolate)

E’ interessante infine notare come nella lettera vi siano alcuni riferimenti velati e meno velati a recenti accadimenti del mercato: “Mano a mano che il team procede l’opera di innovazione, sarà sempre più facile raccogliere, memorizzare ed analizzare dati.[…] Col tempo, buona parte delle compagnie sceglieranno di non utilizzare data center proprietari, optando invece per il cloud”.

Sull’analisi dati, e qui si tratta di una nostra rilettura, Bezos ha voluto rassicurare gli investitori ed al contempo avvertire Google che anche in quell’ambito non deve sentirsi così sicura. Sulle strategie delle aziende nel cloud è invece chiaro il riferimento all’addio di Dropbox e (parziale) di Apple.

 

 

 

 

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