Brexit e cloud: sei scenari di mercato

L'inaspettato esito del referendum sull'uscita o meno dall'Europa (Brexit) avrà ripercussioni anche sul mercato del cloud. Ecco sei possibili scenari

Brexit

Lo scorso 23 Giugno 2016 i timori dell’UE sono divenuti realtà a seguito dell’inaspettato esito del referendum sulla Brexit. Il fronte per la permanenza del Regno Unito nell’UE era infatti dato in vantaggio dai sondaggi e le stesse Borse finanziarie avevano chiuso in forte rialzo – avevano cinicamente scommesso sul “remain” anche per via della tragica uccisione della deputata Jo Cox ad opera di un fanatico pro “leave”.

La vittoria del “leave” ha immediatamente sortito il suo effetto sui mercati che lo scorso fine settimana (ma oggi la situazione non è per niente migliorata), in preda al panico, hanno bruciato miliardi di dollari nella peggiore giornata (ribattezzata ovviamente “venerdì nero”) dai tempi del fallimento della Lehman Brothers.

Venendo alle tematiche che più interessano Hosting Talk, è interessante riportare alcune delle osservazioni del portale ZDNet in merito ai possibili scenari ai quali potrebbe andare incontro il mercato europeo del cloud computing (sul breve e medio termine), con annesse ripercussioni sui principali provider a livello globale (AWS, Microsoft, Google, IBM).

Scenario 1 (probabilità molto alta)

L’UK è da sempre uno dei più noti punti strategici per i cloud provider intenzionati a sbarcare sul Vecchio Continente che negli ultimi tempi hanno rafforzato la propria presenza nell’area – affittando spazio nei data center (es: Equinix) o costruendo direttamente infrastrutture proprie.

L’uscita dell’UK dall’UE significherà l’arrivo di una nuova regolamentazione per i cloud provider (differente da quella attuale) che, in sintesi, si tradurrà in costi aggiuntivi ed assolutamente indesiderati dai top player. E’ per questo che tutti i futuri piani di investimento e progetti riguardanti nuovi data center andranno in standby o saranno reindirizzati su mete più sicure come l’Irlanda, i Paesi Bassi e la Germania.

Scenario 2 (probabilità alta)

L’Irlanda prenderà il posto dell’UK divenendo il nuovo HUB di riferimento per i cloud provider nell’Europa dell’ovest e la nuova “terra promessa” per attività finanziarie e legate al mondo dell’ICT.

Scenario 3 (meno probabile)

La Brexit provocherà un effetto domino nell’UE che finirà per il rendere lo scenario di mercato estremamente complicato. L’Euro scomparirà lasciando il posto alle valute nazionali. Uno scenario difficile da gestire per i provider.

Allo stato attuale si tratta di una delle “proiezioni” meno probabili anche perchè il processo di sgretolamento dell’UE non avverrebbe dall’oggi al domani: tutti i Paesi attendono ancora di capire/vedere cosa accadrà all’UK per poi agire di conseguenza.

Scenario 4 (probabile solo in caso di dissoluzione UE)

Con la fine dell’UE ciascun Paese adotterà una propria regolamentazione inerente i servizi cloud e la gestione dei dati. Gli accordi precedenti andranno rinegoziati o non saranno rinnovati. E’ indubbio che la circolazione dei dati tra Paesi sarà fortemente ostacolata. Questo potrebbe portare alla nascita di cloud provider specifici per ogni Paese – non necessariamente corrispondenti agli attuali top player ostacolati dal caos legislativo post dissoluzione.

Scenario 5 (probabile)

Nel caso in cui i negoziati per l’uscita dell’UK dall’UE dovessero trascinarsi a lungo, i cloud provider potrebbero optare per un disimpegno quasi completo degli investimenti spostando la loro attenzione più ad est, in Asia, nell’attesa che la situazione torni “alla normalità”.

Ciò rallenterebbe notevolmente lo sviluppo del settore in Europa. Per scongiurare questo scenario è opportuno che l’UE acceleri l’uscita ufficiale dell’UK (la quale in questi giorni sembra invece prendere tempo) stabilendo rapidamente e nel dettaglio le condizioni dell’abbandono.

Scenario 6 (possibile sul medio/lungo termine)

Supponendo che l’Irlanda del Nord e la Scozia non abbandonino il Regno Unito, l’ultimo scenario della lista ipotizza un futuro meno catastrofico per il mercato UK che, in sintesi, sopravviverà alla tempesta. La costruzione dei data center AWS, Microsoft etc.  riprenderà e/o saranno ultimati i progetti in standby. L’unico alone di incertezza riguarderà le modalità con le quali saranno tutelati i dati dei clienti (privacy).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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  1. Franco says

    Questo articolo mi sembra un po’ miope, ed anche un po’ lontano dalla realtà…
    Intanto, sul breve periodo non cambierà nulla. I tempi per l’uscita effettiva sono, nella migliore delle ipotesi, di almeno due anni, oltre ad eventuali periodi “di transizione”… quindi, un tempo superiore all’orizzonte temporale di medio termine del settore.
    Poi, non si considera che gli investimenti anche infrastrutturali possono, in caso di necessità, esser migrati in tempi brevi ed a costi contenuti (in rapporto, almeno, ad una qualsiasi realtà industriale)
    Poi ancora che non è detto che l’uscita si tradurrà in una jattura fiscale per chi manterrà sede e strutture in UK… anzi, potrebbe essere un vantaggio, ed attirare ancora altri operatori (chi vivrà vedrà).

    • says

      Infatti si parla di “possibili scenari” – anche perchè prevedere gli sviluppi del periodo post Brexit è tutt’altro che semplice. L’ultimo scenario ipotizza poi una situazione vicina a quella suggerita dal suo commento, con l’UK che sostanzialmente non viene danneggiata dall’uscita dall’UE.

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