La Cina vuole accelerare il passaggio ad IPv6

Gli internauti cinesi sono in costante aumento e gli indirizzi IPv4 scarseggiano. La soluzione più logica è accelerare il passaggio ad IPv6.

La Cina ha bisogno di IPv6 per soddisfare la crescente popolazione di internautiLa Cina ha avviato un piano per facilitare la diffusione e l’utilizzo su larga scala di IPv6, il successore dello storico protocollo IPv4 che sembra tuttavia non voler cedere il passo all’ultimo arrivato.

Secondo recenti dati sul numero di utilizzatori della Rete (2016), il Paese rappresenta il 52.2% della popolazione di internauti a livello globale con 721,434,547 utenti. Tenendo conto della loro costante crescita e dell’esaurimento degli indirizzi IPv4 in tutto il globo (esclusa l’Africa), la mossa della Cina è tutt’altro che inaspettata.

La notizia è stata diffusa dall’agenzia di stampa ufficiale della Repubblica Popolare Cinese, la Xinhua:

China plans to put the Internet Protocol version 6 (IPv6)-based network into large-scale use, to boost the development of the Internet industry.

The country aims to have 200 million active users of IPv6 by the end of 2018, while the number will exceed 500 million by 2020, according to an action plan issued by the general offices of the Communist Party of China Central Committee and the State Council.

By the end of 2025, network, applications and terminal devices will fully support the adoption of IPv6 in China, and it will have the largest number of IPv6 users in the world, according to the plan.

In base a quanto afferma Xinhua, i dirigenti del partito si aspettano di portare a termine l’obiettivo nell’arco di 8 anni con ambiziosi tassi di crescita annuali.

E’ interessante notare che in chiusura comunicato l’agenzia di stampa riporta che “il network IPv6 [è] stato inventato in Cina negli anni ’90”. Gli addetti ai lavori pensano ad un errore di traduzione in quanto gli standard del protocollo furono scritti nel 1998 da due ricercatori statunitensi (Robert Hinden e Stephen Deering). Agli anni ’90 risale invece il piano “Next Generation Internet”, basato appunto su IPv6 e redatto dal governo cinese. Da qui la convinzione che si tratti di un semplice svista della Xinhua.

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