Cloud Computing: lo slancio per le debolezze dell’hosting italiano

Quali sono gli elementi che si devono considerare in un momento in cui le offerte di cloud spesso mettono in luce i vecchi problemi delle aziende italiane di hosting

Mi sono innamorato di questo report del Financial Times che mostra quanto il cloud computing sia destinato a sconvolgere l’IT. Software is eating the world, diceva il famoso articolo, ora assisteremo al cloud che mangerà tutto quel software e – lo sta già facendo – cambierà come si scrive il software e come si “consuma”. Le aziende italiane utilizzano già il cloud computing: non siamo ai livelli degli USA, ma i segnali ci sono e che sia SaaS, PaaS o IaaS, siamo destinati ad arrivarci.

Decidere cosa fare da grandi

Innovazione hosting con il cloud computing

Quel di cui voglio parlare oggi è di come le aziende italiane che fanno hosting da anni, stiano spesso mostrando le loro debolezze con il cloud computing. Parlo di debolezze di strategia in primis: non sapere che ruolo si ha nel mercato e perchè si dovrebbe essere li, è sempre un gran bel problema, per tutte le aziende. Sono fortemente convinto che l’hosting verrà stravolto e ridotto sensibilmente, e il fatto che l’Italia abbia un approccio conservativo alla tecnologia, non ci escluderà da questo cambiamento. Prima o poi arriva, anche per noi.

Decidere cosa fare da grandi non è mai un percorso facile, per nessuna azienda. L’hosting non è il settore dove vedere maggiore evoluzione e innovazione, anzi dico spesso che chi è salito su quel cavallo chiamato “Plesk” o “cPanel”, dal mio punto di vista, ha smesso di inseguire l’innovazione da un pezzo. Ora che il cloud computing, in tutte le sue forme, si presenta e riapre la sfida per innovare e competere, son tante le aziende che si trovano a decidere cosa fare da grandi: come crescere, e in molti casi, come sopravvivere.

Sviluppare software – da qui il mio amore per quell’articolo – è il modo migliore per innovare. Comprare e installare software è un ottimo business, ma solitamente non crea innovazione ed espone l’azienda a dei grandi, grandissimi rischi, quando ci sono cicli di cambiamento come quello che stiamo affrontando. Non sempre è così: ma un’azienda tecnologica che non produce software, che non progetta e disegna prodotti, oggi difficilmente può permettersi di innovare. E’ un ottimo follower e come tale ne subisce le conseguenze.

Tutto diventa Software as a Service

Diciamocelo, da amici: tutte queste piattaforme che fanno E-Commerce, siti web online, ERP, CRM, Task management, education e mille altre cose – sono le famose piattaforme SaaS – vanno ad erodere proprio il mercato hosting. I domini si registrano ancora, ma gli spazi web magari serviranno sempre meno. Alla fine già oggi dovreste contare quanti servizi usate completamente SaaS dove voi avete perso il controllo di file, database, immagini da caricare, backup e tanto altro. Si, tutto quello che prima facevate con un servizio di hosting.

Le debolezze di chi fa hosting nel vecchio modello

Assistenza lenta. Il problema maggiore, se nel 2014 pensiamo ancora che il sabato e la domenica siano sacri, siamo fregati. Internet si è evoluto e pensare di non fornire risposta ai ticket per più di 24 ore è una follia che possiamo ancora permetterci solamente in questo mercato: i servizi lowcost hanno ancora (e sempre ne avranno) ragione di usare queste metriche, tutti gli altri, a partire proprio da chi offre soluzioni di cloud computing, non può permetterselo.

Mancanza di automazione. E’ un discorso lungo, ma in breve questa conta nel 90% dei casi per avere successo con il cloud. I costi si abbattono e i clienti sono più contenti. Nel cloud computing questo aspetto è difficile da implementare, sapete perchè? Perchè integrare piattaforme diverse fra loro senza avere ottimi sviluppatori è difficile, e la maggior parte delle piccole e medie aziende di hosting in Italia non investe in sviluppo, ma in infrastruttura, in server. In tutto quello che oggi è commodity e che non ha alcun vantaggio competitivo. Automatizzare la piattaforma è il primo passo: nessuno si aspetta che voi possiate riavviare la VM del cliente, a mano, alle 3 del mattino. Se quelle VM sono 1000, è semplicemente impossibile.

Software. Si proprio così. L’80% delle aziende oggi non sta sviluppando software, non ha API per integrare i suoi servizi. Come pensate di sopravvivere in un mondo dove tutto passa dal software, dal design di prodotti e dalla loro integrazione con diverse piattaforme? Plesk, cPanel, DirectAdmin: questi software hanno creato un mercato e lo hanno fermato, come uno snapshot. Ness

una innovazione, nessun cambiamento radicale in anni, e le aziende di hosting non hanno un vantaggio competitivo, una tecnologia che possa far scegliere il cliente con un vantaggio percepibile. Non tutte, ma la maggior parte di quelle che vedo oggi hanno questo problema. Il cloud computing lo amplifica. Installare VMware e servire VM non è la soluzione, e lo stesso se lo fate con le altre tecnologie.

Dovete investire per creare un vostro prodotto, difficilmente replicabile. I server e il data center? Se vi costano troppo, dateli in gestione a chi può supportare queste economie di scala. Gestire il “ferro” è diventato un mestiere che pochi possono fare. Pochissimi gruppi italiani.

Design. Strettamente collegato al punto sopra. Oggi conta più della scrittura software, il design è quel che ci fa ricordare i prodotti online, ce li fa apprezzare. Conta tanto nel B2B quando nel B2C, perchè i clienti ci prestano la stessa maniacale attenzione e fanno paragoni con quei servizi che ora sono sempre a portata di click, dalle aziende estere. Non ci vuole nulla per partire, ThemeForest, al di la’ dei temi Worpdress confezionati per le aziende di hosting, è una fonte inesauribile di risorse per dare al vostro prodotto una interfaccia professionale senza spese. Con calma poi, investirete e cercherete un UX/UI designer.

Marketing: ho già detto tutto in post precedenti. Continuo a pensare a quanto fatto da DigitalOcean con la loro community.

Precisione. Quando il cliente chiede perchè il servizio era down, gli si fornisce un report, pubblico, con l’analisi di quanto è accaduto. E’ lo standard, quando la vostra infrastruttura di cloud computing avrà problemi, non pensiate di fare altrimenti. Non funziona più. Le persone leggono, conoscono e si informano, oggi sempre più velocemente.

Non è facile

Era tutto semplice: compravi, rivendevi gli spazi e facevi un margine. Lo so. Quando avviammo HostingTalk.it nel 2006 tutto era così, mi affascinò all’epoca. Oggi tutto sta cambiando, e quel di cui vi parlo non è anni luce da noi, solamente un paio di anni ormai, perchè il mobile, rispetto a quanto pensavo anche io, sta procedendo così spedito che lo stesso modo con cui usiamo il web cambia, e così i servizi che li eravamo abituati ad aprire di giorno in giorno.

Non è un articolo pessimista, ne c’è da scoraggiarsi leggendolo: penso che sia una grande sfida, perchè il mercato hosting è stato fermo per anni, in Italia in particolar modo, e ora tocca capire quali aziende e quali attori nel mercato cambieranno velocemente, tanto da sopravvivere e innovare.

Siete d’accordo?

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensato gli operatori e i consumatori, di questi servizi, che si trovano da entrambe le parti e guardano sempre più all’estero e ai servizi che diventano globali.

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