Cloud: quale futuro per i data center proprietari?

Microsoft, AWS e Google hanno idee diverse sul futuro dei data center proprietari e dei workload affidati a questi ultimi. Una rapida panoramica.

Data center

Aprile è stato come sempre un mese di “riflessione” per i principali cloud provider IaaS. I dati confermano il positivo momento dei “soliti tre” ma anche un crescente divario tra AWS, il duo Microsoft/Google e tutti gli altri inseguitori (IBM, Alibaba, Oracle etc.). Oltre all’analisi dei risultati finanziari, i CEO si dedicano anche alla stesura di un breve discorso/lettera da presentare in occasione del “punto della situzione con gli investitori” (earning call).

Data Center Knowledge (DCN) si è cimentato nell’impegnativa analisi degli speech individuando tra frasi ad effetto, report e proiezioni alcuni passaggi “notiziabili” circo il futuro che i big del settore si aspettano per i data center proprietari, infrastrutture aziendali adoperate in sostituzione al/unitamente a piattaforme cloud pubbliche. Vediamo meglio cosa ha scoperto.

Microsoft è l’azienda che ha offerto più spunti al giornalista. Redmond sostiene chiaramente l’affermazione di un modello cloud ibrido, uno scenario di mercato nel quale le aziende si appoggiano alle risorse on premise sfruttando il cloud per incrementarne (all’occorrenza) la capacità di calcolo e le prestazioni: la situazione ideale per sostenere tanto il solido business cloud Azure quanto gli storici interessi nel segmento software on premise.

La definizione di infrastruttura on premise che traspare dalla lettera agli investitori, osserva DCN, è radicalmente mutata rispetto all’originaria idea di data center proprietario: vi è ora  una visione molto più allaragata che va ad includere inediti elementi come i nodi utilizzati per processare i dati IoT, i veicoli a guida autonoma, i negozi retail ed in generale qualsiasi fonte di dati. Si parla allora di un’infrastruttura distribuita alla quale appartengono sia il cloud pubblico che il data center aziendale e tutti gli altri “aggregatori” di dati citati in precedenza: “Ora che tutti parlano del cloud, la cosa più interessante è il “margine” del cloud. [Che si tratti di IoT, industria automobilistica o negozi retail, le risorse di calcolo si stanno spostando dove vengono generati i dati]” è un passaggio del discorso pronunciato da Nadella agli investitori. “L’innovativo lavoro che stiamo portando avanti è quel che descriverei come il futuro della vera elaborazione dei dati, che rimarrà distribuita. E’ questo quel che stiamo progettando [in vista di tale futuro]” ha aggiunto.

SQL Server 2017 ed Azure Stack sono indicati dall’editorialista come due tasselli fondamentali per la strategia delineata dal CEO Microsoft.

Data center secondo AWS e Google

AWS è stata inserita nell’articolo nonostante l’assenza di passaggi dedicati all’argomento in questione. Il giornalista cita la recente partnership con VMware come decisiva prova del cambio di mentalità della compagnia, fino ad oggi considerata una convinta sostenitrice della migrazione “in toto” nel cloud, idea che continua ad avere grande successo dalle parti di Mountain View.

A differenza di Microsoft, Alphabet non si occupa di software on premise e spinge ovviamente per una “traslazione” dei workload on premise nel cloud pubblico (ovviamente Google Cloud Platform):

“Negli ultimi mesi ci siamo accorti che [le discussioni tra i nostri clienti ed il team di Diane Greene [a capo della divisione cloud Google ndr] sono cambiate]. Ci viene richiesto sempre più spesso di [intervenire in progetti mission critical e migrazioni complete, spostando dati da data center on premise al cloud. Stiamo assistendo ad un evidente cambiamento, e tale slancio si è concretizzato in un business in rapida crescita” ha dichiarato Sundar Pichai agli investitori.

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