Cloud: le difficoltà degli hardware vendor

I big del cloud si affidano a soluzioni "fatte in casa" e le storiche aziende fornitrici di hardware accusano il colpo, soprattutto in ambito storage.

Avanzata del cloud e difficoltà degli hardware vendor

Una recente ricerca di mercato, commissionata dalla Morgan Stanley (MS), ha evidenziato come tanto la costante crescita dell’adozione cloud quanto la debolezza del mercato europeo stiano sollecitando notevolmente la stabilità del segmento hardware.

I brand (NetApp, Cisco, HP, EMC) che per diverso tempo hanno dominato il settore, rifornendo con le proprie soluzione hardware medie e grandi imprese, stanno infatti attraversando un difficile momento, soprattutto coloro che si occupano di storage: “mano a mano che i CIO decidono di migrare nel cloud, lo storage [diviene] l’area a maggior rischio di taglio del budget. […] NetApp [dovrà affrontare un difficile periodo] considerando che il 50% dei CIO si aspetta di ridurre la spesa [hardware storage] nei prossimi tre anni e di non incrementarla [oltre le attuali soglie]” si afferma nel report.

In concomitanza con il calo dei budget ICT (da un +4.8% del 2015 ad un +3.7% del 2016) si verificherà infatti una migrazione “convinta” di workload nel cloud pubblico, aggiunge lo studio, dalla quale saranno Microsoft ed AWS a trarre maggiore vantaggio.

Storage, server e la corsa al cloud

L’arrivo di AWS EFS (Elastic File System) è un’altra spiacevole notizia per i vendor: dopo una lunga gestazione (era prevista infatti per fine 2015) la soluzione storage AWS SSD based si presenta infatti come un’alternativa più economica di quelle fornite da NetApp ed affini (almeno così afferma il portale Fortune) e pensata per workload distribuiti su più server ma che condividono il medesimo pool storage – ma non solo: AWS indica anche i repository, gli ambienti di sviluppo, le web server farm e le applicazioni big data come target ideale di EFS.

Oltre a NetApp, MS include anche HP ed IBM tra i brand “a rischio”, con alcune precisazioni: il primo è sicuramente il più esposto alle attuali turbolenze, osserva lo studio, mentre il secondo, pur messo in difficoltà dall’avanzata cloud, è riuscito a proporre una soluzione big data (IBM Watson) in grado di attirare l’attenzione del settore. E’ chiaro che una delle opzioni più plausibili per queste storiche aziende è quella di “convertirsi” al cloud, offrendo un portfolio personalizzato di opzioni e attutendo così le perdite della vecchia gamma di proposte on-premise, suggerisce MS. Riusciranno a farlo in tempo?

 

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