Cloud ibrido: il punto debole di AWS?

Il cloud ibrido non sembra essere una delle priorità di AWS che negli ultimi anni ha puntato sul passaggio completo delle aziende nel cloud

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Amazon continua a registrare importanti risultati anche nell’ultimo trimestre finanziario (Q2): con un fatturato pari 2.89 miliardi di dollari (1.8 miliardi dodici mesi prima), la compagnia sembra pronta a superare il traguardo annuale dei 10 miliardi di dollari. AWS appare quindi come una corazzata invincibile destinata a guidare il settore ancora per molto tempo. Il noto portale Fortune osserva tuttavia che la strategia di AWS non è perfetta come sembra e necessiterebbe di alcuni cambiamenti.

Il titolo del post indica chiaramente quale sia il settore al quale Andy Jassy (CEO AWS) dovrebbe dedicare maggiore attenzione, ovvero quello delle soluzioni cloud ibrido. Negli ultimi due anni AWS ha infatti puntato tutto sulla migrazione completa dei workload nel cloud (linea di pensiero sposata anche da Google) e non sulla sinergia tra la propria infrastruttura e le “risorse on premise” dei clienti. Di conseguenza il termine “ibrido” è quasi scomparso da qualsiasi discorso e presentazione ufficiale attirando invece le “osservazioni” degli inseguitori, pronti a sottolineare la presunta mancanza del rivale.

E’ invece evidente che il cloud ibrido esercita ancora un non trascurabile appeal sulle aziende, soprattutto quelle non  intenzionate a trasferire applicazioni “core business” e dati sensibili nel cloud pubblico – un ambiente esterno sul quale non vi è alcuna possibilità di esercitare un controllo diretto. Per chi segue ormai da tempo il cloud e le tematiche ad esso correlate si tratta di un argomento già noto: l’adozione della tecnologia si scontra ormai da anni con le diffidenze delle imprese su disponibilità dei servizi, sicurezza e tutela dei dati sensibili nella nuvola.

Cloud ibrido, cambio di strategia?

Microsoft è sicuramente uno dei sostenitori delle potenzialità del cloud ibrido e da tempo si muove verso tale direzione, come dimostrano i “lavori in corso” su Azure Stack, una versione “casalinga” della piattaforma Azure destinata proprio ai clienti che necessitano di maggiore controllo. Certo, anche dalle parti di Redmond non manca qualche incertezza – Azure Stack è stata infatti rinviata al 2017 e sarà utilizzabile esclusivamente su soluzioni preassemblate da partner specifici (HP, Dell, Lenovo per ora) –  ma la strategia di Nadella risulta molto più chiara della concorrenza.

Fortune suggerisce in ogni caso che qualcosa si starebbe in realtà muovendo dalle parti di Amazon e cita le dichiarazioni di Brian Olsavsky (Amazon chief financial officer) ed un esperto del settore (il cloud consultant MSV Janakiram): il primo, interrogato sui futuri investimenti della compagnia nel cloud, ha parlato di tecnologie aggiuntive che renderanno più semplice l’integrazione in AWS per le aziende con ambienti di lavoro IT ibridi”; il secondo si aspetta invece un maggior numero di servizi ibridi da parte di AWS ricordando come alcune delle attuali soluzioni cloud Amazon (AWS Storage Gateway, DynamoDB Local, OpsWorks) siano facilmente riproponibili in chiave on premise.

 

 

 

 

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