Cloud: in arrivo nuovi tagli ai prezzi di listino?

Secondo 451 Research i principali cloud provider si preparano ad avviare una nuova fase di riduzione dei prezzi. I prossimi obiettivi? Database e storage.

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Uno dei temi ricorrenti del mercato è quello riguardante la riduzione dei prezzi di listino. La pratica, per ovvi motivi particolarmente gradita ai consumatori, sembrava essere stata abbandonata. Almeno è quello che pensavano alcuni giornalisti. Anche in questo campo non è raro trovarsi davanti a studi che smentiscono letture precedenti. Ecco giungere allora l’ultimo report di 451 Research che richiama proprio l’attenzione sulle “sforbiciate”: «E’ la prima volta che si verifica una “grande guerra dei prezzi” al di là [del segmento compute], ciò dimostra che l’object storage è ormai mainstream» afferma l’analista Jean Atelse (digital economics unit presso 451 Reasearch).

I dati citati a supporto di questa tesi provengono da un’analisi dei listini degli ultimi 12 mesi. Nella medesima finestra temporale le VM, terreno di scontro per eccellenza dei big player, sono calate del 5% a fronte di un 14% dello storage (in ogni region). La stagione dell’object storage è stata inaugurata per l’esattezza nel terzo trimestre del 2016 da IBM: le risposte di AWS, Google e Microsoft sono arrivate a breve termine. Nei prossimi 18 mesi, aggiunge Jean, la competizione interesserà anche altri servizi come ad esempio i database – potrebbe essere anche un caso ma AWS ha presentato al recente summit nuove funzionalità per il noto DynamoDB, rendendolo sicuramente più allettante per i potenziali acquirenti.

Cloud Commodity? Non ancora

Del cloud come commodity ne abbiamo ugualmente sentito parlare a più riprese negli ultimi anni. Non essendoci più ampi margini di guadagno, l’attenzione si sarebbe spostata su innovazione, funzionalità e qualità del servizio pre/durante/post vendita. L’analista sembra ribaltare questo scenario contraddicendo alcune passate dichiarazioni di IBM ed AWS: lo storage è cruciale, sottolinea, perchè le piattaforme cloud vogliono intercettare i workload enterprise che “abbandonano” i data center on premise in favore della nuvola.

Anche per quanto riguarda i risicati margini di guadagno, l’analista ribalta la prospettiva affermando che i provider hanno ancora ampia libertà di manovra. Le VM, le prime ad essere state interessate dalle riduzioni, consentono nella peggiore delle ipotesi di incassare almeno un 30% di profitti.

“Non vi sono dati che [confermino la teoria del cloud come commodity]”. Almeno fino al prossimo studio, aggiungiamo.

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