Cloud Spanner: il database di AdWords e Play Store sbarca nel cloud

La tecnologia alla base del business multimilionario AdWords è ora disponibile (in beta) al pubblico. Cloud Spanner è la carta vincente di Mountain View?

Google Cloud Spanner

Cloud Spanner (disponibile ora in beta) è un database relazionale distribuito in grado di scalare su centinaia di data center e milioni di macchine agendo tuttavia come se fosse un unico database. Spanner riesce a gestire contemporaneamente un elevato numero di transazioni a livello globale senza la necessità di replicare i dati in vari data center, operazioni che oltre rivelarsi costose possono rallentare l’esecuzione di determinate task (registrazione dei dati, accesso ai dati da parte di applicazioni etc.). Non a caso la compagnia lo utilizza per supportare la propria principale fonte di guadagno, AdWords, oltre a Google Play Store – sconfinato archivio di app ben noto a tutti i possessori di device Android.

Per analisti ed esperti di settore la mossa di Mountain View è abbastanza chiara: l’intenzione è quella di alzare la posta in un settore strategico del mercato (le applicazioni si appoggiano del resto ai database) e sottrarre preziosi clienti enterprise a competitor storicamente noti per le proprie soluzioni database come Oracle, IBM e Microsoft.

Ed essendo abbastanza complesso spostare dati da una soluzione database all’altra, motivo per cui Oracle continua a dominare indisturbata il settore, eventuali nuovi clienti resterebbero a lungo “sotto la bandiera” di Google. Allo stesso modo diversi clienti potrebbero benissimo optare per il “non cambiamento”: mettere mano ai sistemi di transazione è un’operazione tutt’altro che semplice e che non porta tangibili incrementi di fatturato.

Genesi del database e casi di utilizzo

Sulla carta Spanner viene presentato come il database singolo più grande del mondo. Lo sviluppo fu avviato quando i tecnici Google si accorsero che MySQL iniziava a non essere più adeguato alle esigenze della compagnia. E Bigtable? Anche quest’ultimo si rivelò una strada impraticabile perchè non poteva garantire le proprietà logiche delle transazioni (ACID) a livello globale. Lo staff tecnico avviò quindi le procedure manuali di sharding per un database che aveva ormai raggiunto dimensioni considerevoli – si parla di decine di terabyte. Un dettagliato report è consultabile al seguente link (pdf).

Ma a chi si rivolge esattamente Cloud Spanner? In linea di massima, constatano gli esperti, è la stessa Rete ad esigere l’impiego di database distribuiti come Spanner: in settori come quello dell’ecommerce o del gaming online, in cui l’utenza si aspetta tempi di risposta fulminei, il servizio può garantire infatti le adeguate performance. Mountain View presenta Spanner come un servizio pensato per il consolidamento di database o per applicazioni NoSQL che necessitando di una più robusta transactional consistency. 

“Questo è il campo di battaglia per la prossima fase dell’adozione del cloud” commenta P. Burris (analista Wikibon). Basteranno le indubbie potenzialità di Cloud Spanner a convincere le imprese?

Fonti: 1 (paper ufficiale), 2, 3

 

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