Cold Storage: Google, Microsoft ed AWS a confronto – 2

I servizi cold storage rappresentano l'ennesimo segmento di mercato nel quale i big si danno battaglia. Le proposte dei tre provider più noti

cold storage

Nella prima parte dell’approfondimento dedicato al cold storage abbiamo avuto modo di definire meglio tale tipologia di servizi delineando anche il contesto di mercato nel quale sono andati ad inserirsi. L’articolo di oggi, riprendendo quanto pubblicato da Data Center Knowledge (DCK), presenterà le soluzioni cold storage delle tre aziende più note (Google, Microsoft ed AWS) evidenziandone le caratteristiche distintive – le modalità di erogazione del servizio differiscono tra provider e provider.

Google Nearline

Il servizio è stato annunciato nel 2015  ed è apparso sulla carta come un “game changer” del settore: Mountain View afferma infatti che i propri servizi di cold storage sono quasi identici ai servizi di storage classici, differendo unicamente per una percentuale disponibilità più bassa e delle latenze leggermente più alte. Il time to first byte è compreso tra i 2 e 5 secondi, un valore che se confrontato con quello dei competitor appare sicuramente elevato. Il costo di Nearline è pari ad un centesimo di dollaro per GB/mese.

Vi sono comunque delle limitazioni che vanno segnalate: la velocità di recupero non può andare oltre i 4mb/s per TB di dati archiviati (il valore scala di pari passo al quantitativo di storage occupato). Il recupero di materiale particolarmente voluminoso richiederà quindi più tempo del previsto – anche se l’opzione On-Demand I/O (disattivata di default e ovviamente non gratis) può incrementare il throughput in situazioni in cui si necessiti più velocità.

Tra le altre caratteristiche da ricordare i transfer services, ovvero la possibilità di programmare l’invio automatico di dati su Nearline da portali HTTP/HTTPS, location on-premise ed anche servizi di competitor (come Amazon S3).

Microsoft Cool Blob Storage

Redmond ha lanciato solo lo scorso Aprile (2016) la propria soluzione di cold storage recuperando quindi il divario che la separava dal pioniere AWS e da Google. Il servizio è pensato per l’archiviazione di dati ai quali si accede raramente ma che devono essere sempre reperibili.

Il servizio si distingue per varie categorie (tier) di storage, cool e hot, in base alle quali varia il corrispettivo da pagare (calcolato anche in base alla region Azure prescelta da $0.01 to $0.048 per GB/mese) e la velocità di recupero. Vi è anche la possibilità di trasferire i dati da una categoria all’altra. Tra le altre caratteristiche comunicate: disponibilità del 99% per cool storage e 99.9% per hot storage, distribuzione multi region, scalabilità, integrazione API, elevato livello di sicurezza.

Amazon Web Services Glacier

In chiusura la soluzione di AWS che è stato anche il primo dei tre a presentare soluzioni cold storage. L’idea alla base di Glacier è quella di fornire una soluzione per l’archivio di dati e di backup online a basso costo: il corrispettivo di partenza è di $0.01 per GB/mese. I tempi di recupero dei file sono molto più elevati di quelli Google e possono arrivare anche a diverse ore. Come fa tuttavia notare DCK, nel caso di volumi ingenti di dati (1TB di dati) è la soluzione AWS a rivelarsi più celere – è il limite dei 4mb/s a penalizzare Mountain View, dopo quattro ore di download l’utente Nearline sarebbe al 5% circa del totale mentre l’utente Glacier avrebbe concluso il recupero.

Per quanto riguarda il sistema di organizzazione dei file, DCK riporta interessanti dettagli: l’archivio è l’unità di misura del servizio e può essere grande fino a 40TB; a loro volta gli archivi sono raccolti nei vault (fino a 1000 per account AWS), sui quali è possibile interagire via console (AWS Management Console). Ogni file inviato a Glacier può essere conteggiato come archivio a sè stante (da non confondere con archivi compressi) ma è possibile (e preferibile) inserire altri file (in archivi compressi TAR o ZIP). Al momento della creazione, l’archivio riceve un ID univoco ed il suo contenuto diviene non più modificabile dall’utente (potrebbe essere un “contro” per alcuni).

In conclusione

Non vi è prevedibilmente un vincitore, afferma DCW, affermando che ogni soluzione è destinata a particolari casi d’utilizzo rivelandosi ideale o meno a seconda delle esigenze dell’utente. In generale, conclude, permangono comunque alcune difficoltà nell’integrazione end to end e nella gestione dei file.

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