Cold Storage: introduzione e contesto – 1

Oltre ai classici servizi cloud storage si sono affacciate sul mercato anche le soluzioni cold storage. Di cosa si tratta ed in quale contesto sono nate.

storage

I servizi cloud storage sono divenuti negli ultimi anni una commodity ed i principali provider si contendono la leadership tagliando periodicamente i prezzi di listino. Nell’approfondimento che Data Center Knowledge (DCK) ha dedicato al mondo dello storage si parla di cloud cold storage, una soluzione che ha cambiato le strategie operative e di archiviazione dei dati.

Vediamo meglio di cosa si tratta spiegando prima di tutto cosa significhi cold storage ed in quale contesto si inseriscano tali soluzioni; nella seconda puntata (online nei prossimi giorni) riprenderemo invece l’analisi di DCK dedicata alle proposte Google, Microsoft ed Amazon Web Services.

Cold storage, definizione e contesto

Con cold storage ci si riferisce ad una specifica soluzione di archiviazione per dati “inattivi” e quindi non usati di frequente: informazioni di archivio o scientifiche, contratti per citare alcuni esempi. La caratteristica vincente del cold storage è, almeno sulla carta, quella della convenienza. Rispetto ad altre soluzioni, i prezzi di listino sono più bassi ma, come sempre accade, vi sono dei contro: in questo caso si tratta dei tempi di recupero dei dati (retrieval times) che, generalmente, sono ben al di sopra delle soluzioni alternative e quindi inadatti a scenari di utilizzo che prevedono l’impiego di applicazioni online o in produzione.

Per quanto riguarda il contesto in qui si sono sviluppate le soluzioni cold storage chiamiamo in causa gli analisti. Buona parte degli esperti, inclusi quelli della quasi sempre menzionata Gartner, concordano nel sostenere che il mercato dei servizi cloud sia destinato a crescere ulteriormente nei prossimi anni (per il 2016 costituiranno una delle principali voci di spesa del settore ICT). E tenendo conto dell’affermazione di soluzioni cloud ibride (in ambito enterprise il 2017 vedrà più del 50% delle grandi imprese effettuare deploy ibridi) ed il conseguente abbandono di soluzioni private cloud, è plausibile che il settore si prepari a ricevere un cospicuo flusso di liquidità.

Di pari passo sta crescendo anche “il peso” dei dati creati quotidianamente e del traffico cloud: le proiezioni di Cisco affermano che il traffico data center a livello globale passerà da 3.4 zettabyte del 2014 a 10.4 zettabyte nel 2019 (uno zettabyte equivale ad 1 miliardo di terabyte o 1 bilione di gigabyte, una misura sicuramente più familiare).

Risulta allora evidente come le aziende, a fronte dell’elevata quantità di dati da gestire, siano in cerca di soluzioni operative più convenienti e consone ai propri obiettivi. I big del settore hanno naturalmente “fiutato” il trend e lanciato le proprie soluzioni: primo fra tutti AWS (Glacier), successivamente Mountain View (Google Nearline) e Microsoft (Cool Blob storage).

Le caratteristiche e peculiarità di ciascun servizio saranno, come anticipato in apertura, l’argomento della prossima puntata.

 

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