Come utilizzare i volumi permanenti su un server cloud

Uno dei vantaggi del cloud computing è quello di poter gestire separatamente, in modo flessibile e scalabile, le istanze delle macchine virtuali (i cloud server veri e propri) rispetto ai volumi di memorizzazione dei dati.

Uno dei vantaggi del cloud computing è quello di poter gestire separatamente, in modo flessibile e scalabile, le istanze delle macchine virtuali (i cloud server veri e propri)  rispetto ai volumi di memorizzazione dei dati. In questo modo possiamo creare un server, collegarlo ad un volume permanente, con la libertà di cambiare la associazione tra server e volume in qualunque momento.

Per toccare con mano i vantaggi di questa soluzione proviamo a compiere qualche test sulla piattaforma di cloud computing offerta da Hosting Solutions, una delle più interessanti disponibili sul mercato italiano.

Prima di eseguire il test, precisiamo lo scenario di lavoro

Un volume permanente è come un disco fisso esterno rispetto al server. Questo disco può essere collegato a qualunque istanza, cioè a qualunque cloud server esistente sulla piattaforma

Se il cloud server associato al volume viene rimosso, il volume permanente non viene cancellato: esso rimane in uno stato di “limbo”, in attesa di essere collegato ad un altro server

Le operazioni di collegamento e scollegamento tra un volume e un cloud server vanno sempre eseguite con il server attivo

Vediamo adesso come creare, configurare e amministrare un volume permanente.

Creazione del volume

Il pannello di controllo di Hosting Solutions contiene un’icona di nome “Crea Volume”, facilmente individuabile.

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Figura 1 – Pannello di amministrazione servizi Cloud

 

Cliccando su questa icona apriamo il pannello che permette di specificare il nome del volume e la dimensione dello stesso (espressa in GB).

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Figura 2 – Creazione di un nuovo volume

 

La creazione del volume richiederà pochi secondi. Durante questo processo comparirà una schermata come quella di figura

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Figura 3 – Creazione di un nuovo volume

 

Collegamento del volume

Dopo aver creato un volume permanente questo risulterà Disponibile. A questo punto dobbiamo collegarlo all’istanza del server che ci interessa. Per svolgere quest’operazione clicchiamo su Azioni e scegliamo la voce Collega.

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Figura 4 – Collegamento del volume

E scegliamo il cloud server al quale vogliamo associare il volume

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Figura 5 – Scelta dell’istanza

 

Al termine di quest’operazione, se il volume è stato collegato correttamente, sotto alla voce Collegato a

comparirà il nome del cloud server. Inoltre lo stato del volume risulterà In Uso.

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Figura 6 – Volume collegamento correttamente

 

Se stessimo lavorando con delle macchine fisiche, anziché virtuali, la procedura appena conclusa corrisponderebbe alla connessione fisica del dispositivo al server. A questo punto il server e il volume sono “fisicamente” collegati sulla piattaforma cloud. Esattamente come nel caso di una normale macchina fisica, dopo aver connesso i dispositivi dobbiamo occuparci della configurazione software. I dettagli di questa procedura dipenderanno dal sistema operativo utilizzato. Se usiamo Windows, probabilmente potremo usare qualche interfaccia grafica per configurare il dispositivo, come ad esempio Server Manager. Il pannello di amministrazione ci consentirà di assegnare un nome al volume, creare partizioni e decidere il tipo di file system. Nella maggior parte dei casi dovrebbe bastare una partizione singola formattata usando il sistema NTFS. Ci viene chiesto quale stile di partizione utilizzare scegliamo MBR (Main Boot Record), che di solito garantisce una maggiore compatibilità con le versioni precedenti di Windows. Ovviamente, quando configuriamo il volume la prima volta, conviene anche formattarlo.

 

Un esempio di procedura dettagliata per configurare un volume permanente su un server Windows di Hosting Solutions è disponibile qui.

Nelle prossime pagine vedremo come configurare il volume nel caso di un cloud server Linux.

Configurazione su Linux

Per configurare un volume permanente collegato ad un server Linux dobbiamo collegarci alla macchina mediante una connessione ssh. Dopo esserci collegati alla macchina con l’utenza root eseguiamo il comando

Possiamo riconoscere il volume permanente controllando la dimensione del disco, come in figura: notiamo che la dimensione non coincide quasi mai perfettamente con quella del volume permanente. In questo caso, pur avendo creato un volume di 10GB, il server vede un dispositivo di 10,7 GB di nome

/dev/vdb. Se vogliamo essere sicuri che si tratti del nostro volume basta notare che l’ultima riga riporta la dicitura “Disk /dev/vdb doesn’t contain a valid partition table”: questo conferma che il dispositivo /dev/vdb non risulta partizionato, ovvero si tratta proprio del volume che abbiamo appena collegato.

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Figura 7 – Analisi dei dispositivi con fdisk

Per partizionare il volume digitiamo nuovamente il comando fdisk, seguito dal nome del volume (nel nostro caso /dev/vdb). Verrà eseguito un wizard a linea di comando che ci chiederà alcune informazioni su come organizzare il volume. Per una configurazione basilare possiamo digitare i seguenti parametri: m (for help), seguito da n (add a new partition) e  p (primary partition). Infine premiamo 1 per assegnare il numero 1 alla nostra partizione primaria. Per concludere il processo premiamo due volte Invio: quando ci verrà nuovamente chiesto che comando eseguire digitiamo w (write table to disk and exit). Se l’operazione va a buon fine il processo si concluderà con un messaggio Syncing disks.

Passiamo adesso alla formattazione di questa partizione. Ad esempio, per formattare il disco usando il sistema EXT4 digitiamo

Infine montiamo il disco eseguendo i comandi

Ottenendo un messaggio come questo

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Figura 8 – Verifica della configurazione del volume permanente

La procedura appena vista procede con il mount manuale del volume. Siccome alcuni cloud server provvedono sistemi di scripting che montano i volumi in automatico quando vengono connessi, è buona norma verificare che lo scripting sia disabitato, ad esempio digitando

Se questo file esiste dobbiamo disabilitare lo script, editando il file e scrivendo ENABLED=False.

Siamo finalmente pronti ad utilizzare il volume come dispositivo di memorizzazione persistente dei dati trattati dal cloud server. Ad esempio, se abbiamo bisogno di un database piuttosto ingombrante, possiamo configurarlo affinché il tablespace del database vada ad appoggiarsi sul volume permanente. In questo modo, qualora dovessimo scalare il server possiamo staccare il volume, cambiare server e poi riattaccare il volume, senza perdere i nostri dati.

Ovviamente, prima di staccare il volume, ricordiamoci sempre di smontarlo, eseguendo il comando

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