Data Center: dissipazione a liquido e riutilizzo dell’energia

Un interessante progetto che punta a migliorare il sistema di raffreddamento dei data center ed al riutilizzo del calore generato dalle macchine.

Data Center dissipazione del calore a liquido e riutilizzo energia

I data center rappresentano la colonna portante della modernità tecnologica in quanto vettori dei dati a livello globale. Il mantenimento di tali fondamentali infrastrutture non è però alla portata di tutti e sottopone i gestori ad una quotidiana sfida. Tra i più recenti trend legati al mondo dei data center è da ricordare sicuramente quello della riduzione dei consumi energetici e dell’impatto sull’ambiente.

Alcuni lettori ricorderanno probabilmente una precedente news di Hosting Talk dedicata a RuggedPod, uno dei numerosi progetti legati all’Open Compute Project (OPC) lanciato nel 2011 da Goldman Sachs e Facebook, con il quale si puntava alla portabilità ed alla riduzione dei consumi proponendo un modello alternativo di rack immerso in un bagno di olio organico e dielettrico – il calore veniva dissipato direttamente dal “liquido” rendendo non necessario l’impiego dei “vecchi” sistemi di refrigerazione e risparmiando almeno 35-40 watt.

Raffreddamento a liquido e riutilizzo del calore

La compagnia LiquidCool Solutions, alla quale dedichiamo la news odierna, sta attualmente sperimentando un nuovo sistema che in parte prende spunto da RuggedPod ampliandone gli obiettivi: pur utilizzando un sistema di raffreddamento simile (immersione nel liquido) mira infatti al riutilizzo del calore generato dai componenti hardware. L’idea non è certamente nuova ma sfruttare con efficacia il calore proveniente dai sistemi di dissipazione “classici” non è mai stato facile – per via della scarsa qualità dell’aria come “medium” di trasferimento dell’energia.

I test effettuati presso il Dipartimento dell’Energia (laboratori in Colorado) lasciano ben sperare: oltre a confermare la superiore efficacia del liquido rispetto all’aria (in termini di dissipazione), è stato possibile recuperare tra il 90 ed il 95% dell’energia (calore generato da otto server immersi nel liquido) e riutilizzarla nel sistema idrico della struttura come semplice ma utile”acqua calda”. Il sistema è stato in grado di fornire acqua ad una temperatura compresa tra i 23 ed i 48 gradi circa ma, affermano i ricercatori, è possibile spingersi anche a 60 gradi mantenendo la temperatura dei server entro i limiti di sicurezza.

Il lancio della tecnologia sul mercato non è naturalmente alle porte e serviranno nuove fasi di testing (se ne prevede una con l’esecuzione di workload impegnativi nei server immersi) ma un efficiente utilizzo del calore generato costituirebbe probabilmente una piccola rivoluzione nel settore e si presterebbe a molteplici impieghi.

 

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