Data center flottanti, arrivano i primi acquirenti

Nel 2016 i data center potrebbero iniziare a "solcare" i mari statunitensi ed alcune aziende si dimostrano già interessate al progetto

Nautilus data center galleggianti

 

Alcuni mesi fa avevamo accennato al progetto portato avanti dalla startup Nautilus Data Technologies, ovvero la realizzazione di una serie di data center (quattro strutture da 2 mw ciascuna) collocate su una chiatta di 230 piedi (70 metri circa).  Anche se i lavori, che procedono senza troppi problemi, saranno ultimati solo nel primo trimestre del 2016, vari acquirenti sembrano essersi già presentati alle porte dell’azienda per richiedere informazioni più dettagliate ed osservare il cantiere:

“Non appena accedono al sito di costruzione, [ogni perplessità] degli interessati viene meno. [I visitatori] osservano un enorme chiatta di 70 metri e l’idea che questa possa essere messa in acqua non attraversa minimamente i loro pensieri” ha dichiarato uno dei rappresentanti della startup.

Tra i potenziali clienti, i cui nomi non sono stati divulgati, figurerebbe anche la stessa Marina – il “barcone” è attualmente in costruzione presso un cantiere navale delle forze armate situato in California, a circa 30km da San Francisco (Mare Island) – come ha lasciato intuire il CEO di Nautilus: “abbiamo un’autorizzazione top-secret con la Marina, stiamo svolgendo un lavoro molto delicato per conto loro”.  Altri indizi utili sono arrivati da una parziale lista dei presenti alla proof of concept del progetto: A10 Networks, Applied Materials e la stessa Marina.

Impieghi in ambito militare e “civile”

Tra i motivi che potrebbero spingere la Marina ad optare per l’interessante progetto, la possibilità di dislocare liberamente delle infrastrutture a supporto delle operazioni di guerra: i data center galleggianti risponderebbero perfettamente a questa esigenza diventando a tutti gli effetti delle strutture tecnologiche riposizionabili in base alle esigenze strategiche.

Per quanto riguarda gli impieghi in ambito “civile“, il progetto potrebbe servire ad esempio al consolidamento ed espansione dell’infrastruttura di un provider cloud che sarebbe in grado di raggiungere con i proprio servizi luoghi remoti o  in cui la costruzione di un data center “di terra” non è praticabile. 

Vedremo ad ogni modo nel corso del 2016 se e come l’interessante idea sarà utilizzata dai clienti della startup.

 

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