Delta: downtime da 150 milioni di dollari

La compagnia ha rivelato l'ammontare dei danni provocati dal downtime dello scorso Agosto che cancellò circa 2000 voli nell'arco di tre giorni.

Delta Aiirlines: i costi del downtime

Lo scorso 8 Agosto Delta Airlines ha gudagnato un’inaspettata, ed indesiderata viste le circostanze, notorietà presso i media di tutto il mondo. Un improvviso guasto causò infatti gravi problemi ai sistemi informatici dell’azienda che fu costretta a cancellare circa 2000 voli nell’arco di tre giorni. Il resto è facilmente intuibile: ritardi di diverse ore, disservizi, clienti inferociti, dichiarazioni ufficiali alquanto vaghe e consuete rassicurazioni – secondo quanto affermato dal CEO Ed Bastian in un video ufficiale, il downtime fu causato da un guasto dell’impianto elettrico che lasciò sostanzialmente “al buio” l’infrastruttura.

Le critiche non tardarono naturalmente ad arrivare: perchè una compagnia aerea di questo livello (nel 2013 prima a livello globale per numero di passeggeri trasportati) operante a livello globale non è stata in grado di fronteggiare un’imprevisto del genere? Perchè procedure di failover e piani di disaster recovery non sono riusciti a minimizzare/fronteggiare in tempo reale il blackout lasciando allo staff tecnico l’ingrato compito di ripristinare in altro modo l’operatività dei sistemi?

A distanza di un mese dallo sfortunato evento, anche se gli interrogativi sono rimasti irrisolti, i portavoce di Delta hanno annunciato durante una convention dedicata al settore dei trasporti (Boston) i danni arrecati dal downtime: 150 milioni di dollari. Un conto davvero salato per la compagnia che farà sicuramente riflettere molte aziende ed eventualmente porterà alla revisione/controllo di numerosi piani disaster recovery.

Data center, downtime e stima dei danni: un compito difficile

Calcolare i danni provocati da un disservizio non è semplice. Secondo uno studio citato da Data Center Knowledge e commissionato dall’Istituto Ponemon, il costo medio di un downtime si aggira intorno ai 730.000$ mentre i costi massimi registrati (sono stati interpellati oltre 60 data center operator) hanno sfiorato i 2.4 milioni di dollari. Al fine di rendere il più accurate possibili le stime, la ricerca ha naturalmente tenuto conto di vari aspetti: oltre al danneggiamento di importanti dati mission critical, gli analisti hanno anche considerato l’impatto sulla produttività, la perdita di fiducia nel brand, i danni alla reputazione della compagnia, le spese da sostenere a seguito di procedure varie (legali etc.).

A fronte di quanto detto, come si spiega allora l’esborso a tripla cifra di Delta Airlines? Si tratta indubbiamente di una situazione straordinaria che va oltre le linee guida adottate da Ponemon: nel caso di Delta Airlines ad influire sulla maxi bolletta finale ha contribuito l’elevato numero di rimborsi. In base alle condizioni stabilite dalla compagnia, ai clienti viene infatti garantita la possibilità di richiedere un rimborso in caso di tratte cancellate o soggette a marcati ritardi, un diritto prevedibilmente esercitato da un elevato numero di persone – immaginiamo quanti clienti dovessero essere imbarcati sui 2000 voli cancellati. Risulta ora più semplice realizzare cosa abbia fatto lievitare le spese sostenute dalla compagnia statunitense.

 

 

 

 

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