DevOps: il metodo Google

In un recente post sono state rivelate alcune informazioni relative all'interpretazione della filosofia DevOps da parte di Google

DevOps

Il noto problema della contrapposizione tra sviluppatori ed amministratori di sistema era stato esaminato alcuni mesi fa da Melissa Binde (Director of Site Reliability Engineering Google) al GCP Next 2016le due categorie difficilmente collaborano per raggiungere un obiettivo comune. I primi ottengono un premio (al quale ci si riferisce scherzosamente con il termine “cookie”) con lo studio di inedite funzionalità mentre i secondi con il preservamento dell’uptime. Mano a mano che aumenta il numero di feature da implementare diventa a sua volta più complesso garantire l’uptime, situazione che l’admin vuole evitare e che lo spinge a rallentare l’iter generale di rilascio. Ed ecco che il “cortocircuito” organizzativo è servito.

L’approccio DevOps, come ricordavs la stessa Binde, ha consentito di superare la divisione tra categorie ma, almeno per quanto riguarda Google, non rappresenta ancora la soluzione ideale per l’azienda – perchè si tratta di un termine il cui significato non è univoco. Mountain View ha deciso quindi di andare oltre creando una ben definita figura professionale, il site reliability engineer (SRE), alla quale è stata dedicata anche un apposito ebook reperibile online. Cosa significa esattamente SRE? E’ stato un recente blog post a rivelare alcuni dettagli in merito.

Il termine fu coniato da Ben Treynor Sloss (VP of Engineering) che lo spiegò brevemente in questo modo: “SRE è quando si chiede ad ingegnere software di occuparsi del design di una funzione operativa”. Mission Control (un omaggio al Christopher C. Kraft Jr. Mission Control Center della NASA) è il nome del programma di rotazione semestrale durante il quale gli ingegneri (impegnati in mansioni di product development) scoprono cosa significhi essere un SRE, ovvero il realizzare e mantenere operativo un qualsiasi servizio al livello di scala Google lavorando con il team che supervisiona l’infrastruttura Google a livello globale (un network di data center proprietari ed in leasing).

“Circa la metà degli ingegneri che effettua la rotazione semestrale decide di restare un SRE”, sottolinea il post, una percentuale più che adeguata alla necessità di Mountain View che, come affermato più volte in questi anni nel corso di vari eventi, non dispone di alcun amministratore di sistema (sysadmin) tra le proprie file. Le relative mansioni sono affidate ad ingegneri software, formatisi durante la rotazione, semplicemente perchè sono i più adatti a ricoprire tali incarichi: “Si è capito che i software funzionano meglio quando sono seguiti da persone che ne conoscono il funzionamento. [Gli ingegneri] hanno una profonda conoscenza delle interazioni”, aveva ribadito M.Binde davanti alla platea del Google Cloud Platform Next 2016.

 

 

 

Facci sapere cosa ne pensi!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *