Docker 1.12 e le novità della DockerCon 2016

La convention dedicata alla tecnologia di containerizzazione più nota annuncia l'integrazione dei tool di orchestrazione in Docker e molto altro

 

Container e Swarm

Docker è la soluzione più popolare in ambito enterprise per quanto riguarda l’impiego della tecnologia dei container, interessante alternativa alla virtualizzazione che sembra probabilmente destinata a rimpiazzarla sul medio termine (VMware è in allarme?).

Dal palco della DockerCon 2016 di Seattle (ed un evento dedicato dimostra il successo e l’interesse creatosi intorno ai container) Scott Johnston (COO della startup) ha annunciato infine l’integrazione di varie funzioni Swarm in Docker Engine, ovvero il tool di orchestrazione container fino a questo momento disponibile separatamente dall’engine.

“Prima [della versione] 1.12 gli utenti dovevano scaricare Docker Swarm e settarlo, [una procedura identica a quella di tutti gli strumenti d’orchestrazione container di terze parti]. Con l’implementazione di Swarm in Docker Engine abbiamo reso quest’ultimo auto-configurante, [in grado di rilevare altri nodi e risolvere sul breve termine eventuali problematiche]” ha affermato Scott.

“Docker Engine 1.12 si occupa semplicemente di far funzionare tutto; Docker si occupa dei nodi e dei relativi container, collega i container e ne mantiene inalterato lo stato. Se per qualsiasi motivo un nodo va offline, il sistema di orchestrazione integrato in Docker può effettuare nuovamente il deploy di un nodo per riportare un cluster e le sue applicazioni allo stato desiderato”.

Docker: TLS e competitività nel settore

Importanti novità anche sulla delicata tematica della sicurezza con l’arrivo del protocollo TLS (Transport Layer Security): da ora in avanti i collegamenti tra i nodi cluster saranno protetti da crittografia; ciascun nodo avrà inoltre una chiave crittografica personale che conferirà ad ognuno un’identità univoca.

Ritornando invece ai tool di orchestrazione, Scott ha tenuto a precisare che l’implementazione di Swarm non significherà nè l’abbandono del progetto stand alone (scaricato circa 13 milioni di volte nell’ultimo anno) nè l’imposizione di quest’ultimo agli utilizzatori di Docker Engine – che saranno liberi di utilizzare soluzioni di terze parti. Le funzioni integrate sono a tutti gli effetti opzionali.

Anche se Johnston ne ha dato una differente interpretazione (“intendiamo solo offrire la possibilità di sperimentare un modo più semplice di orchestrazione senza imporre nulla”), è comunque indubbio che l’inclusione delle funzioni nell’engine sia un attacco indiretto ad altre soluzioni più popolari presenti sul mercato, come ad esempio Kubernetes.

 

 

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