Dropbox abbandona il cloud AWS

Il noto servizio di cloud storage ha annunciato di voler ripiegare su una soluzione "in house" abbandonando quindi l'infrastruttura cloud di AWS

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In controtendenza con quanto avvenuto di recente per altri importanti brand come Netflix e Spotify, Dropbox ha scelto di abbandonare il cloud pubblico ed optare invece per una soluzione “on premise”. La nota azienda, che da poco ha sorpassato l’importante traguarda del mezzo milione di utenti e dei 500 petabyte di dati gestiti (nel 2012 erano 40 petabyte), ha infatti annunciato di essere ormai pronta al trasferimento di circa il 90% dei dati dall’infrastruttura AWS alla propria.

Il progetto, soprannominato “Magic Pocket”, ha richiesto circa due anni e mezzo di lavoro per essere portato a termine: “Magic Pocket è divenuto una delle nostre priorità nell’estate del 2013, [non senza aver realizzato prima un prototipo come proof of concept per avere un’idea dei carichi di lavoro da gestire]. [Il software è stato fin da subito il focus principale del progetto. Sapevamo di dover realizzare uno dei pochi sistemi di storage al mondo misurabile nell’ordine degli exabyte ed è stato quindi chiaro, fin da subito, che avremmo dovuto progettare tutto da zero]” ha dichiarato Akhil Gupta (Dropbox VP of Engineering).

Come specificato tuttavia dai vertici dell’azienda, che ricordiamo fu una delle prime ad appoggiarsi al servizio S3 (Simple Storage) Amazon, in certe aree grografiche (non specificate) Dropbox continuerà ad usufruire dell’infrastruttura AWS (probabilmente quel 10% di dati mancante).

Perchè Dropbox ha abbandonato AWS

Quali i motivi che hanno spinto Dropbox ad abbandonare il rodato sistema AWS? Lo ha spiegato sempre il VP A.Gupta: “[Ci sono almeno due ragioni alla base della nostra scelta. La prima è che uno dei tratti distintivi dei nostri prodotti sono le prestazioni. Trasferire tutto “in casa” ci consentirà di ottimizzare al massimo le prestazioni adeguandole ai casi di utilizzo specifici. La seconda è che noi, essendo tra i leader di servizi cloud a livello globale, utilizziamo block storage in modo unico e differente rispetto agli altri. Possiamo quindi avvalerci dell’estensione della nostra infrastruttura e del nostro modus operandi unico per personalizzare sia l’hardware che il software, abbassando i costi.]”.

Secondo alcuni portali specializzati la scelta di Dropbox dimostra come una transizione da pubblico a privato, una volta raggiunti certi valori di scala, sia la scelta ideale per supportare la crescita e lo sviluppo di un’attività ma con una precisazione: nel caso in cui l’infrastruttura privata non sia in grado di garantire i livelli di scalabilità necessaria, i benefici teorizzati dagli esperti ed elencati in parte dallo stesso A.Gupta verrebbero meno.

 

 

 

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