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Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Uno
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    Il valore di un sito e la sua commerciabilità

    Il valore di un sito e, secondariamente, la sua commerciabilità è determinabile principalmente da due fattori:

    1. L'interesse personale a svilupparlo e/o per l'argomento
    2. La sua capacità di creare entrate per il proprietario

    Se il secondo fattore rende un sito commerciabile e magari anche ambito, il primo fattore potrà essere indicativo solo di un valore personale. Se io sviluppo un mio sito personale o anche aperto ad altri (tipo comunity) anche se ci metto 10 ore al giorno di lavoro, ma questo sito non permette nessun tipo di entrata economica per venderlo dovrei solo trovare un amatore dell'argomento al mio pari. Cosa possibile ma non facile.

    Quindi prendiamo in esame il primo fattore.
    Su un sito che tipo di entrate possono esserci?
    1. Pubblicità
    2. Accesso a spazi/contenuti a pagamento
    3. Vendita di merce più o meno solida o virtuale
    4. Vendita di servizi
    5. etc

    Un sito potrebbe essere complesso, ma trattare cose che non consentono nessuna di queste entrate pur avendo un buon traffico (poi volendo si può monetizzare tutto, ma in certi casi bisognerebbe stravolgere la struttura di un sito per farlo ed in altri casi il gioco non vale la candela)
    Al contrario un sito potrebbe essere strutturalmente molto semplice, ma trattare qualcosa trendy ed avere ottime possibilità anche se al momento ha poco traffico.

    Fattori (non in ordine di importanza) che di solito si tengono in conto per il valore di un sito, a prescindere dal tema, sono:


    1. Età del dominio
    2. Brand
    3. Potenzialità (anche come orecchiabilità per esempio) del dominio se non ha ancora un brand affermato
    4. Traffico
    5. Link in entrata
    6. Quantità, originalità e qualità di contenuti proprietari


    Fattori secondari (secondari perchè volendo si possono aggiustare facilmente se non ci sono, ma se ci sono alzano un pelo il valore, secondari a meno che non siano dei lavori eccelsi, personalizzati con alti investimenti etc...)

    1. Grafiche
    2. Struttura software


    Questo è solo un accenno, se a qualcuno interessa si può espandere l'argomento.

    Comunque in linea di massima, tutto il resto sono chiacchiere da osteria, sono pacchi da autogrill. Si possono trovare i polli che comprano (e può anche questo essere un lato, reale seppur oscuro, del commercio), ma uno esperto nel settore non spenderà mai per un sito che non vale e non si potrà cercare di vendergli il Colosseo o la fontana di Trevi.



  2. #2
    Ste
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    HT Admin L'avatar di Ste
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    Re: Il valore di un sito e la sua commerciabilità

    Mi chiedo come mai nessuno abbia ancora risposta a questo bel thread, complimenti Claudio! Io ne discuterei per ore, l'argomento è molto interessante. Mi soffermo un attimo su qualcuno dei punti e dico la mia:

    - Accesso a spazi/contenuti a pagamento: è una forma che possono permettersi davvero in pochi, soprattutto se dietro al sito non c'è una redazione imponente o contenuti esclusivi. Penso che i soli contenuti che un tal sito potrebbe vendere sono ebook o materiale autoprodotto e non presente sul resto del mercato. Ma vendere l'accesso ad uno spazio riservato, di soli contenuti ( e non servizi ) la vedo dura: un esempio su tutti, tutti parlano di informazione a pagamento, ma quanti sono i siti che la stanno attuando?
    In Italia abbiamo un buon esempio in alcuni forum dove si è riusciti a rendere a pagamento alcuni accessi a specifiche aree, ma penso sia un business limitato che puo funzionare solo da contorno.

    - Organizzazione di eventi: se il tuo sito cresce, ha una community alle spalle solida, puoi vivere anche organizzando un solo evento l'anno a cui sei sicuro di fornire contenuti molto molto validi ad un prezzo medio di una conferenza (dai 200 ai 500 Euro ad ingresso a seconda del target e della tipologia). Se hai solamente un 200 partecipanti possiamo dire di recuperare le spese

    Dopo di che, per considerare il valore di un sito considererei un fattore importante:

    - bontà temporale dello stesso: se apro un forum che parla di un determinato prodotto mentre questo viene lanciato ho buone probabilità di avere traffico Y=10, ma dopo due mesi dal lancio, per vari motivi l'hype diminuisce, traffico Y=5, diminuisce ancora fino a che di quel prodotto non ho piu alcun interesse e zero traffico sul mio sito. Vale per tutti i siti che nascono su iphone, cellulari o prodotti vari. Ben organizzati ma con vita breve e troppo dipendente dal prodotto.
    Ultima modifica di Ste; 08-09-2009 alle 17:31
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  3. #3
    Uno
    Uno è collegato
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    Mar 2008
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    Re: Il valore di un sito e la sua commerciabilità

    Che ti devo dire Ste... forse non interessa perchè è troppo concreto e potrebbe abbassare le alucce a qualcuno che pensa che si possa mettere su un sito con 2 ore di lavoro e venderlo dopo 2 mesi a migliaia di euro.
    Questo è ciò che si credeva nel periodo della new economy, poi, giustamente, si è tutto sgonfiato.
    Comunque, visto che siamo almeno in due approfitto delle tue giuste considerazioni per espandere il discorso.

    Avevo parlato di tema trendy come possibile traino veloce di un sito, però non ho anche detto, come giustamente fai notare, la temporalità piuttosto ridotta di questi tipi di siti. Inoltre volendo allargare, tutti i siti hanno un periodo temporale se non vengono costantemente mantenuti ed aggiornati.
    Un sito che potrebbe godere di un periodo temporale più lungo potrebbe essere uno simil-enciclopedico se ci sono nei contenuti dati che sono così da secoli teoricamente anche un sito costruito su tale tema è eterno.
    Però al di la della commerciabilità/redditività che per tali generi di siti non è molto alta c'è sempre il rischio che altri siti posizionino meglio delle pagine simili di fatto scalzandoci come reputazione.
    In soldoni un sito autorevole con contenuti non legati alla moda rimane tale ma se non rinnovato potrebbe perdere visibilità.

    E questo vale per qualsiasi genere di sito, se mettono in vendita un sito in apparenza buono ma lasciato allo sbando per mesi vale qualcosa ma non come un sito in cui si sta ancora lavorando.


    Non avevo preso in considerazione l'organizzazione di eventi come possibile reddito derivante da un sito perchè a me non piacciono queste cose, però effettivamente sta andando piuttosto di moda.
    Questo in pratica agisce in senso contrario al normale sito aziendale.
    Il normale sito aziendale è la vetrina di un'azienda reale che esiste nel mondo non virtuale, quindi costruendo il sito cerca di attirare possibili clienti e/o investitori. Partire da un sito ed organizzare degli eventi invece è la concretizzazione di "un'azienda" che nasce online e forse esiste solo online (anche se ha le sue credenziali reali tipo p.iva etc).
    La prima (azienda concreta che apre la vetrina) vende oggetti concreti, la seconda raramente va oltre il libro stampato all'uopo per l'evento. Spesso vende formazione o assistenza in determinate tematiche.
    E' senz'altro più soggetta al fattore temporale rispetto all'azienda reale che successivamente porta online la sua vetrina. Generalmente questi siti che creano eventi trattano argomenti inerenti tematiche moderne in continua evoluzione quindi non è possibile oggi vendere lo stesso evento dello scorso anno, mentre un'azienda solida potrebbe benissimo vendere lo stesso lampadario che vendeva lo scorso anno.

    Salto di palo in frasca, tanto per allargare il discorso e vedere se qualcuno vuole inserirsi. Non ho ancora parlato di ecommerce puri, primo perchè devo confessare di non conoscere bene il settore, intendo un eventuale commerciabilità degli stessi... ne se sia qualcosa che avviene più di tanto. Se mi baso su questo forum e su altre piazze che vedo, di solito si vedono un gran numero di siti con servizi più o meno validi ma non mi è mai capitato di vedere qualcuno che venda ecommerce avviati.

    Ho l'impressione che torniamo a ciò che stavo dicendo prima, si cerca di vendere il sito dalla rendita dubbia, non duratura, soggetto a molti parametri, ma l'ecommerce avviato, che da una certa rendita si tende a tenerlo. Probabilmente in questo caso è importante l'età della Rete, io immagino che un ecommerce avviato uno lo venda quando decide di ritirarsi dagli affari, di andare in pensione.... quindi ancora potrebbe essere presto per vedere questo genere di vendite, la vendita di questo genere di sito.

    Salto ancora, nelle aziende del mondo non virtuale vige una regola non scritta che più o meno valuta il valore dell'azienda (per la vendita) pari a tre anni di fatturato. Non dico che sia sempre rispettata questa regola, ne che sia rispettata al centesimo, però da una base da cui partire.
    Online non ho mai visto qualcosa del genere, sbaglio?
    Io trovo che sarebbe un parametro molto utile. Se un sito mi fa entrare in un anno 1000 euro di adsense, non sarebbe così sbagliato valutare come base quel sito almeno 1000 euro (non 3 anni per via della natura di internet) . Ovviamente non ci si potrebbe limitare a questo per i motivi di validità temporale degli argomenti, ma potrebbe essere usato come base su cui poi costruire una valutazione reale.

  4. #4
    Windows Evangelist
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    Re: Il valore di un sito e la sua commerciabilità

    Salve,
    Beh ... personalmente penso che occorra partire da un concetto molto semplice , ovvero : il Sito che sto mettendo in piedi, lo realizzo per scopi economici o lo realizzo per puro divertimento o comunque per un suo sostentamento economico libero da "vincoli esterni" ...
    A mio avviso, questa considerazione è molto importante ... non possono, per forza di cose, essere valutati allo stesso modo il sito di livello "amatoriale" o il sito realizzato e, soprattutto manutenuto, con logiche industriali ... sono 2 cose differenti e si rivolgono necessariamente a 2 target differenti ...
    Personalmente , credo, che oltre l' 80% dei siti in attività, appartenga più alla categoria amatoriale (e forse la mia è una stima prudente ...) che a quella industriale.
    Purtroppo, come avete ben evidenziato, sono in moltissimi a credere che 4,5 paginette in linea corrispondano, poi, a migliaia di Euro di introiti derivanti da pubblicità o da vendita ... ma non è così , almeno secondo il mio pensiero.
    Trovo anche io che , per la valutazione concreta di un sito, si possa partire da parametri concreti, tipo il livello di entrate generate da uno o più circuiti pubblicitari ... magari negli ultimi 24 mesi e verificarne il trend ... di altro "concreto" , francamente , non ne vedo, se non valutare gli "eventuali" sviluppi che un sito web può avere se gestito , magari, in modo "industriale". Per questa seconda categoria, francamente, l' unico parametro è : quanto rende ? in termini di vendite , di visibilità ... e si torna al discorso che chi ha (e gestisce) siti del genere, poi, ha solitamente anche funzioni marketing o si appoggia su funzionalità esterne che forniscono il servizio richiesto ...
    Queste vedo come cose concrete per la valutazione di un sito ...

    Ciao !!

  5. #5
    Uno
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    Re: Il valore di un sito e la sua commerciabilità

    Citazione Originariamente Scritto da ceccus Visualizza Messaggio
    Salve,
    Beh ... personalmente penso che occorra partire da un concetto molto semplice , ovvero : il Sito che sto mettendo in piedi, lo realizzo per scopi economici o lo realizzo per puro divertimento o comunque per un suo sostentamento economico libero da "vincoli esterni" ...
    A mio avviso, questa considerazione è molto importante ... non possono, per forza di cose, essere valutati allo stesso modo il sito di livello "amatoriale" o il sito realizzato e, soprattutto manutenuto, con logiche industriali ... sono 2 cose differenti e si rivolgono necessariamente a 2 target differenti ...
    Si lo avevo preso in considerazione all'inizio, parlando di commerciabilità a volte si vende bene anche un sito amatoriale o almeno partito come amatoriale.
    Personalmente , credo, che oltre l' 80% dei siti in attività, appartenga più alla categoria amatoriale (e forse la mia è una stima prudente ...) che a quella industriale.
    Uhum.... si, penso anche io che le percentuali potrebbero essere queste, però c'è tutto un sottobosco di sitini definibili amatoriali perchè non hanno le caratteristiche per inquadrarli in professionali, ma che i loro proprietari considerano invece tali .

    Trovo anche io che , per la valutazione concreta di un sito, si possa partire da parametri concreti, tipo il livello di entrate generate da uno o più circuiti pubblicitari ... magari negli ultimi 24 mesi e verificarne il trend ...
    Bravo... avevo dimenticato di scriverlo, nella valutazione bisogna per forza valutare un pò lo storico e ancor meglio la progressione.


    Continuando aggiungerei in alcuni casi il valore comunità. Questo a mio avviso è un valore da prendere con le molle. Un sito potrebbe avere una comunità molto attiva, che in qualche modo seppur indirettamente genera
    reddito, nel senso che crea visibilità al sito. Questa comunità però potrebbe essere attratta da alcune personalità dell'organizzazione e venendo a mancare queste ecco che si perderebbe questo valore relativo... anche se... una comunità ben avviata in qualche maniera marcia lo stesso e sostituisce queste figure a meno che non avvenga qualche fatto di notevole rilievo.

  6. #6
    frk
    frk non è collegato
    HTastinator L'avatar di frk
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    Re: Il valore di un sito e la sua commerciabilità

    Questo argomento mi interessa molto, e seppure in ritardo vorrei dare anche io il mio modesto apporto. Premetto che da buon webmaster "in erba" intendo il discorso del "valore" di un sito più legato alle potenzialità di reddito di nuove iniziative che non alla valutazione di realtà esistenti.

    La mia esperienza è legata esclusivamente a siti di informazione, dato che non vendo nè prodotti, ne servizi, e che sui miei siti non c'è nessuna area o contenuto a pagamento. Insomma, da ex-giornalista non posso non vedere il web come ambito editoriale libero con ancora grandissimi margini di espansione.

    Su siti del genere (informazioni su argomenti necessariamente specifici) l'unica fonte di entrata è data dalla pubblicità. Ora, dal momento che gli investitori diretti cominciano a essere possibili solo per realtà molto grandi, per pubblicità intendo, in questo contesto, esclusivamente quella degli annunci contestuali.

    Ecco quindi che appare evidente quanto sia importante proprio il "contesto" di tali siti, vale a dire l'argomento trattato. Mi riallaccio all'ipotesi di Uno riguardo la popolarità di un argomento: un argomento "trendy" può avere ottime potenzialità di traffico, ma non necessariamente di entrate economiche. Non tutti gli argomenti che catturano visitatori portano necessariamente clic ed entrate.

    Mi spiego meglio, con un esempio concreto, se mi è permesso. Il mio sito che si occupa di telefoni cellulari, tratta sicuramente un argomento "trendy", e genera anche una percentuale di clic (e quindi un volume di entrate) più che lusinghiero. Ma chi cerca informazioni su tale argomento è con buona probabilità un soggetto interessato all'acquisto di simili prodotti, quindi sarà naturalmente portato a cliccare sugli annunci contestuali, spesso dei venditori.

    Prendiamo però un altro argomento "trendy", come può essere un telefilm gettonatissimo: se mettiamo online un sito su "Lost" è probabile che col tempo si generi un traffico degno di nota, ma la tipologia di visitatore non garantirebbe un numero di clic (e di entrate) adeguati: chi cerca informazioni, curiosità, retroscena e materiale multimediale sul telefilm, sarà interessato esclusivamente a quel materiale, e difficilmente cliccherà su un annuncio di vendita DVD (soprattutto nell'era del mulo...).

    So che può sembrare sia finito off-topic, ma volevo affermare che nel caso di siti informativi, il valore e la commerciabilità sono dati, in buona misura dalla "vendibilità" dell'argomento su cui si offrono informazioni.

    Una volta stabilito questo vorrei sottolineare il valore di eventuali communities accennato sempre da Uno: personalmente, da perfetto "novellino", ho trovato sorprendente come l'apporto di un forum, non solo porti benefici alla visibilità del sito ma "autoalimenti" tale apporto grazie agli evidenti e costanti vantaggi nella indicizzazione che il continuo inserimento di contenuti da parte degli utenti sviluppa!

    ...forse sto dicendo banalità per esperti quali siete, ma volevo condividere quanto ho umilmente appreso in questo mio primo anno da webmaster "d'assalto" (lavoro nel settore da anni, ma prima lavoravo a siti altrui).
    Non vi piacciono le critiche pubbliche al vostro servizio di hosting? ...allora fatelo funzionare!

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