GitLab: addio cloud storage, si torna on premise

GitLab si affiderà alla propria infrastruttura di storage abbandonando la piattaforma cloud di un noto provider. Quali motivi dietro l'inusuale decisione

GitLab abbandona il cloud storage

 

GitLab è un portale simile a GitHub che mette a disposizione utili strumenti per gli sviluppatori. In un recente post, il sito ha comunicato ufficialmente di aver abbandonato il proprio cloud provider di soluzioni cloud storage. Vediamo meglio le motivazioni dietro all’inusuale ma non casuale decisione – altre imprese sono arrivate alla stessa conclusione.

“How We Knew It Was Time to Leave the Cloud” è l’inequivocabile titolo che segna il ritorno dello storage GitLab on premise. Le performance garantite del provider non erano infatti adeguate alle necessità del portale che ripiegherà su una propria soluzione storage “offline”. L’obiettivo è quello di stabilizzare ed incrementare gli IOPS (input/output operations per second) del sistema al fine di velocizzare le costanti operazioni di scrittura e lettura legate all’utilizzo e sviluppo di applicazioni:

“Sul nostro server [possiamo arrivare fino a] 20000 IOPS [ma non abbiamo alcun valore minimo garantito]. Con questo livello di performance […] siamo diventati come il vicino di casa che ascolta musica a tutto volume [nel bel mezzo della notte]. Siamo stati così puniti dalle latenze. I provider non garantiscono alcuna soglia minima di IOPS, [possono quindi abbandonarti in ogni momento]. Se vogliamo che il disco acceda [ad un determinato file], bisognerà attendere 100 millisecondi di latenza.[…] Quel che abbiamo constatato è che il cloud non è in grado di assicurare il livello di performance necessario ad eseguire un sistema aggressivo come CephFS” ha affermato Pablo Carranza (lead of infrastructure) nel post di congedo.

Un addio parziale al cloud

A quale soluzione ricorrerà GitLab? Principalmente bare metal, quindi senza virtualizzazione – così ampiamente utilizzata nel cloud. La tecnologia che ha rivoluzionato indubbiamente il mondo IT non si rivela adatta a task come database (difficili da ottimizzare ed eseguire in maniera ottimale su hardware virtualizzato) e storage (latenze elevate).

E se il cloud storage ha deluso le aspettative di GitLab questo non significa che il portale abbandonerà completamente il cloud:  per le risorse computazionali GitLab continuerà infatti ad affidarsi a DigitalOcean, il provider che ha costruito il proprio successo offrendo servizi mirati al mondo degli sviluppatori.

E’ stato lo stesso CEO Sid Sijbrandij a confermarlo: “il cloud è fantastico per le risorse computazionali ma [per lo storage abbiamo differenti esigenze] ed attualmente l’unico modo [per soddisfarle] è [acquistare] il nostro hardware”.

Ed a tutti coloro che si stanno forse chiedendo quale sia il cloud provider “abbandonato” da GitLab (nel post non è stato infatti menzionato “per correttezza”) risponde il portale Fortune: “dando uno sguardo ad alcuni dei precedenti messaggi è chiaro che la compagnia [GitLab] ha avuto [problemi] con Microsoft Azure storage. Fortune ha contattato Microsoft per una dichiarazione ed aggiornerà all’occorrenza l’articolo”.

 

 

 

 

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