Google Cloud Functions sfida AWS Lambda

La piattaforma di Mountain View accoglie un nuovo servizio per gli sviluppatori, Cloud Functions, andando a competere direttamente con AWS Lambda

Come sottolineano diversi portali specializzati, Google ha lanciato in sordina quello che è a tutti gli effetti il corrispettivo del servizio Lambda AWS. L’implementazione Cloud Functionsdi Cloud Functions nella piattaforma cloud della compagnia è avvenuta senza troppo clamore la scorsa notte.

La documentazione resa disponibile da Mountain View suggerisce tuttavia che si tratta di un servizio in versione alpha (occore compilare un apposito form per testarlo), quindi destinato ad un iter ancora lungo di revisione e sviluppo.

Ci si chiede ad ogni modo come mai Mountain View non abbia accennato alla questione sul blog ufficiale o con un semplice messaggio nei canali social.

Cosa offre Cloud Functions?

Lo strumento in questione è destinato agli sviluppatori e permette di impostare l’attivazione automatica di funzioni in risposta al verificarsi di determinati eventi. Le funzioni, nello specifico, operano in maniera simile ai moduli Node.js e vengono quindi scritte in JavaScript.

Il “triggering” di queste ultime avviene quando si verifica una condizione X in un servizio Y posto sotto monitoraggio – nel caso di Google Cloud Storage quando viene eseguito l’upload di una foto in un’applicazione di condivisione file multimediali – ed è possibile affiancare il servizio anche webhooks, “chiamate personalizzate” (callback) ampiamente utilizzate in ambito di sviluppo Web per modificare il comportamento di pagine ed applicazioni.

Così come avviene per Lambda, il servizio in questione ha lo scopo di semplificare la vita degli sviluppatori accelerandone in generale l’iter di lavoro. Il tempo destinato al deploy ed alla revisione del codice per le mansioni svolte ora da Cloud Functions può essere infatti reindirizzato su altre task.

Google sembra così confermare la volontà di competere con AWS non solo mediante il taglio dei prezzi ma anche con l’aggiunta di proposte”alternative”: basti ricordare l’arrivo nel 2015 della soluzione CDN o di Cloud Source Repository, servizi presenti già da tempo nel portfolio AWS. A questo punto non resta che attendere l’annuncio di Microsoft – l’unica che, come ricordano i siti specializzati, non ha ancora presentato una soluzione destinata in tal senso agli sviluppatori.

 

 

 

 

 

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