GCP Next 2016: data center e machine learning

La due giorni dedicata alla piattaforma cloud computing di Google ha già visto l'arrivo di alcune interessanti novità, ecco i dettagli resi noti 

Google Cloud Platform

San Francisco ha ospitato ieri il primo dei due appuntamenti organizzati da Google per presentare tutte le novità riguardanti la propria piattaforma di servizi cloud: GCP Next 2o16 o Google Cloud Platform Global User Conference (dal 23/3 – 24/3/2016 – per tutti coloro che non sono riusciti ad acquistare un biglietto, presumibilmente molti, è possibile seguire la conferenza online).

Tra le notizie che sono state riprese dai principali portali specializzati figurano l’apertura di 12 nuovi data center entro la fine del 2017, il lancio di un nuovo servizio di machine learning, l’arrivo di un nuovo strumento di cloud monitoring utilizzabile anche sulla piattaforma AWS. Attenendoci a quest’ordine di presentazione iniziamo a parlare dell’importante ampliamento infrastrutturale previsto nell’arco dei prossimi due anni.

Secondo quanto dichiarato da Diane Greene (Google Cloud senior vice president), due dei dodici data center previsti saranno inaugurati entro la fine di quest’anno a Tokyo ed in Oregon. L’arrivo delle nuove region, come sottolinea Varun Sakalkar (Product Manager), consentirà a Mountain View di offrire nuove opzioni di deploy e latenze ridotte ai clienti situati nelle vicinanze delle region.

Google Machine learning, una carta vincente?

Per quanto riguarda invece il machine learning, l’azienda ha annunciato che la nuova versione del servizio è attualmente in versione alpha (quindi i tecnici hanno ancora molto da lavorare) e diverrà uno degli elementi distintivi della piattaforma di servizi cloud di Mountain View. “Si tratta della prossima frontiera” ha ribadito lo stesso Eric Schmidt (executive chairman presso Alphabet, la holding alla quale fa capo anche Google).

Nella pagina ufficiale dedicata a machine learning si apprende che sarà possibile elaborare modelli machine learning su larga scala per la gestione di varie tipologie di dati e non solo, sfruttando le tecnologie alla base di apprezzati e noti servizi (soprattutto per chi utilizza Android) come Google Now e Google Photos. L’azienda mette inoltre a disposizione dei modelli di apprendimento già pronti all’uso: Google Translate API, Cloud Vision API e Google Cloud Speech API – quest’ultimo è stato presentato proprio durante l’evento di San Francisco.

Concludiamo la rassegna con Stackdriver. Come anticipato si tratta di uno tool pensato per monitorare il traffico, ricevere notifiche sullo stato delle applicazioni, effettuare operazioni di diagnostica sia su GCP ed AWS. La scelta di rendere compatibile lo strumento con la soluzione del competitor è una mossa intelligente, osservano gli analisti, in quanto consente a Google di accontetare chi si appoggia ad entrambe le piattaforme. Tra le caratteristiche di Stackdriver l’elevato livello di personalizzazione del tool, ha sottolineato Diane Greene, che permette ad esempio di creare notifiche d’allerta in base a determinate circostanze (l’idea è quella di avvisare in anticipo l’utente).

La seconda ed ultima giornata della conferenza potrebbe riserverare altri interessanti annunci, avremo eventualmente modo di tornare a parlarne nei prossimi giorni.

 

 

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