Google: come sarà Internet nel 2020

Alla recente convention CloudFlare Internet Summit si è parlato anche del futuro della Rete: da IPv6 fino ad HTTP2, ecco come sarà Internet nel 2020

Nel corso del CloudFlare Internet Summit si è parlato anche del futuro della Rete e dei possibili cambiamenti che potrebbero avvenire sul medio termine. Secondo Ilya Grigorik (web performance engineer presso Google e membro W3C Web Performance working group) l’Internet del 2020 beneficerà finalmente di uno svecchiamento delle proprio colonne portanti (IPv4, HTTP e TCP); più in generale, si assisterà ad un aumento della banda e ad un leggero calo delle latenze. Sul Web sbarcheranno poi miliardi di nuovi utenti che, ottimisticamente, saranno in grado di godere di una rapidità fino a quel momento ad appannaggio dei soli sviluppatori – tuttavia questi ultimi avranno accesso a tecnologie ancora più sofisticate aumentando il divario con l’user base.

L’aggiornamento di specifici elementi alla base della Rete è stato naturalmente l’argomento che più ha interessato i giornalisti: incalzata da questi ultimi, Grigorik ha fornito una serie di valutazioni in merito a ciascuno di essi. Per quanto riguarda ad esempio IPv6, Mountain View sembra essere abbastanza ottimista: “negli ultimi tre anni, abbiamo assistito ogni 12 mesi ad un raddoppio del suo utilizzo. […] Si, [in pratica si è passati] dallo 0.1% allo 0.2% fino allo 0.4%”. 

Se le percentuali da “zero virgola” sono viste solitamente con scetticismo dai più, vi sono tuttavia anche altri segnali, citati da The Register, che fanno comunque pensare ad un inversione di tendenza sull’adozione di IPv6: nel mondo mobile il suo utilizzo è giunto ad esempio al 50%, un importante segnale visto anche il ruolo centrale ormai ricoperto dai dispositivi portatili – dalla semplice navigazione fino agli acquisti ecommerce, sono spesso preferiti ai PC desktop ed ai portatili.

TCP, Quic, HTTP2

Il protocollo di rete TCP ha avuto e ricopre tutt’ora un ruolo cruciale ma è ormai vecchio e “fossilizzato”- riportando le parole dell’ingegnere Google. La soluzione di Mountain View si chiama Quic (Quick UDP Internet Connection), un protocollo sviluppato in casa pensato per velocizzare le applicazioni in tempo reale, garantire latenze più basse ed una maggiore affidabilità – rispetto a TCP non dipende dal sistema operativo.

Quic cerca di ridurre il RTT (round trip time) richiesto per stabilire la connessione ad un server. “[La prassi per mettere in sicurezza una sessione di navigazione prevede] l’utilizzo di TCP e TLS. Prima che il browser possa richiedere la pagina [occorre stabilire una connessione sicura con il server, processo che necessita dai 2 ai 3 RTT”. Nel caso in cui server sia già stato contattato in passato, non saranno più richiesti RTT ed inizierà subito lo scambio dati. Per i server “sconosciuti”, Quic garantisce invece dei tempi di latenza paragonabili a TCP.

QUIC, il protocollo Internet studiato da Google

Un confronto con altri protocolli. Quic si appoggia ad UDP e ad una variante di TLS, evitando i colli di bottiglia che si possono manifestare sul TCP in occasione di perdita dei pacchetti – fonte blog ufficiale Google

Non poteva infine sottrarsi alla discussione HTTP2. I potenziali vantaggi offerti da quest’ultimo rispetto al predecessore sono stati oggetto di alcune news anche qui su Hosting Talk. Secondo Grigorik “HTTP2 evidenzia i limiti del precedente protocollo che fu progettato [sostanzialmente] per recuperare documenti. Al giorno d’oggi internet mette a disposizione applicazioni e ciò si traduce in un elevato numero di connessioni ed handshakes che non sono più necessari”.

A questo proposito Google ha dichiarato di aver conseguito a livello infrastrutturale un incremento delle prestazioni compreso tra il 30% ed il 50%. Un risultato importante che, sebbene non percepito direttamente dall’utenza comune, dimostra per l’azienda la necessità di andare oltre il vecchio standard.

 

 

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