Google svela alcuni segreti sulla propria infrastruttura di rete

Google ha deciso di mettere a disposizione di altri sviluppatori i dettagli riguardanti la perfezionata infrastruttura di rete Jupiter

 

Google network

Nel corso dell’Open Summit Network e successivamente dal blog ufficiale, Google ha rivelato alcuni dettagli riguardanti le proprie infrastrutture di rete ed i data center ad esse collegati. Mountain View, così come altre compagnie, ha scelto da diversi anni (in questo caso un decennio) di sviluppare “in casa” le tecnologie più adatte alla crescita e realizzazione del proprio software defined data center networkil motivo è presto detto, l’azienda non riusciva a trovare sul mercato il necessario per soddisfare la rapida crescita della propria infrastruttura.

Erano inoltre presenti altre problematiche, come ad esempio l’impossibilità di estendere il network senza doverne interrompere e riprendere dalle “fondamenta” lo sviluppo: l’estensione dell’infrastruttura era necessariamente correlata e dipendendente dalla capacità del router in utilizzo, un cambio di strumentazione significava sostanzialmente ripartire da zero.

L’attuale network Google di quinta generazione, soprannominato Jupiter, è definibile come un apparato bene rodato e “modulare” in grado di consentire eventuali aggiornamenti senza interrompere la regolare attività dei data center. E citiamo naturalmente alcuni numeri: rispetto al capostipite Firehose, Jupiter è in grado di raggiungere una capacità massima di 1.13 petabit al secondo (100 volte più veloce del progetto ideato 10 anni fa) e può contare su connessioni ethernet da 40 Gigabit.

Amin Vahdat (networking technical lead presso Google) ha spiegato perchè l’infrastruttura di rete sia fondamentale per la compagnia: è solo grazie ad essa che è possibile sfruttare al meglio i componenti che fanno riferimento al network. Negli ultimi sei anni, ha aggiunto Vahdat,  il quantitativo di banda che l’azienda ha dovuto mettere a disposizione dei server è andato ben oltre le dinamiche teorizzate dalla stessa Legge di Moore,  proprio per stare al passo della potenza computazionale (in costante aumento) e delle veloci unità flash storage.

Jupiter è in sintesi la risposta ideale (per il momento) agli elevati standard prestazionali dei quali Google necessita per far funzionare adeguatamente la propria macchina operativa.

 

 

 

 

 

 

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