HTML5: in arrivo DRM per i contenuti online?

Tim Berners-Lee si schiera a favore delle EME come standard. Ma l'idea di introdurre un nuovo sistema di protezione (DRM) non piace a tutti

HTML5 e protezione dei contenuti online via DRM

L’introduzione di un DRM (Digital Rights Management) o più semplicemente una protezione per tutelare i contenuti multimediali online non è una novità. Della delicata questione si parla fin dal 2013, anno in cui il World Wide Web Consortium (W3C) pubblicò le prime linee guida riguardanti  le Encrypted Media Extensions (EME), un framework per rendere disponibili contenuti digitali “protetti” via browser senza ricorrere a strumenti di terze parti – come Silverlight (noto agli utenti Microsoft) e Flash (non necessita di presentazioni).

La proposta del W3C scatenò naturalmente molte polemiche. Come ricorda ad esempio ArsTechnica, la Electronic Frontier Foundation (EFF) criticò duramente il framework lasciando ai brevi messaggi di Twitter il compito di colpire il bersaglio:

“Shame on the W3C: today’s standards decision paves the way for DRM in the fabric of the open web.”

L’EFF coinvolse inoltre altre fondazioni e gruppi per ribadire con forza le posizioni anti-DRM e preservare l’idea di Rete come ecosistema universale basato su standard aperti (venne creata anche una petizione).

Secondo l’editorialista di ArsTechnica, che ripropone quanto scritto 4 anni fa in quanto i sostenitori/detrattori argomentano sostanzialmente sui medesimi temi, l’assenza di un qualsiasi standard per la distribuzione dei contenuti è controproducente per la Rete stessa. Associazioni varie e gruppi vogliono un Web senza plugin ed estensioni varie? Il problema è che coloro che basano il proprio business sulla distribuzione di contenuti online (es: Netflix) si appoggiano già a piattforme proprietarie o soluzioni che non fanno altro che “bypassare” il Web:

Want to send DRM-protected video to an iPhone? “There’s an app for that.” Native applications on iOS, Android, Windows Phone, and Windows 8 [è un articolo del 2013, ndr] can all implement DRM, with some platforms, such as Android and Windows 8, even offering various APIs and features to assist this.

Opporsi all’EME, osserva il redattore, ci condurrà probabilmente ad un ecosistema ancora più frammentato, caratterizzato da piattaforme varie ed app in cui il Web ricoprirà un ruolo marginale.

Tim Berners-Lee affronta il tema DRM 

Dopo 4 anni le EME restano ancora in una sorta di  limbo – il gruppo di lavoro incaricato di tradurlo in “standard” ha attualmente le mani legate perchè non riesce ad ottenere il consenso dell’Advisory Committee. Il post pubblicato da Tim Berners-Lee a fine Febbraio ha riacceso immediatamente il dibattito sui DRM. L’inventore dell World Wide Web si è infatti schierato a favore delle EME e della loro introduzione come standard. 

Secondo Lee le EME porterebbero diversi vantaggi alla Rete, garantendo una migliore interoperabilità e privacy online (sono previsti specifici limiti ai dati “registrati” durante il processo di fruizione del contenuto). Chi si oppone alla loro introduzione, prosegue, vuole semplicemente negare quel che è invece un dato di fatto: i DRM sono ormai la norma (ecosistema frammentato di app e piattaforme di cui si parlava prima), perchè opporsi all’introduzione di uno standard che potrebbe apportare numerosi vantaggi ed eliminare “le varie barriere”?

Una delle principali perplessità degli “oppositori” riguarda la gestione delle operazioni di streaming dei contenuti. Il timore più grande è che si ritorni ad un Web in cui sarà necessario avere obbligatoriamente uno specifico browser per visualizzare determinati contenuti. Da dove nasce questa preoccupazione?

Il ritorno di soluzioni proprietarie?

E’ il modo in cui è stato strutturato il framework a mettere in allarme i gruppi anti-DRM: le EME consentono si di proteggere i contenuti (evitando ad esempio i rip delle serie tv) ma necessitano di appositi Content Decryption Module (CDM) lato browser. Il problema è che non vi è attualmente alcuno standard sui CDM, situazione che spinge molti gruppi a pensare che questo elemento chiave (senza di esso non è possibile visionare contenuti protetti) possa divenire il prossimo “componente proprietario” degli sviluppatori di browser.

A fronte delle varie problematiche da affrontare, Lee sostiene che l’introduzione di meccanismi di tutela dei contenuti siano una tappa fondamentale dell’evoluzione del World Wide Web:

The web has to be universal, to function at all. It has to be capable of holding crazy ideas of the moment, but also the well polished ideas of the century. It must be able to handle any language and culture. It must be able to include information of all types, and media of many genres. Included in that universality is that it must be able to support free stuff and for-pay stuff, as they are all part of this world. This means that it is good for the web to be able to include movies, and so for that, it is better for HTML5 to have EME than to not have it.

Fonti: 1, 2

 

 

Facci sapere cosa ne pensi!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *