HTML5 e DRM per i contenuti online: via libera del W3C

Le EME (Encrypted Media Extensions) sono diventate ufficialmente uno standard web e si avviano ad essere implementate in HTML5. I dettagli.

HTML5

Il 58.4% dei membri del W3C (World Wide Web Consortium) ha approvato la promozione a “standard web” delle specifiche EME. E’ bene ricordare che le Encrypted Media Extensions non sono un sistema di protezione (DRM) ma una raccolta di indicazioni che dovranno essere applicate dai soggetti interessati per gestire via CDM (Content Decryption Modules) la distribuzione di varie tipologie di contenuti online.

La somma delle percentuali ottenute da chi si è astenuto e da chi si è opposto è pari al 41.6%. I risultati finali della votazione, che si è svolta nella terza settimana di Settembre e non a fine Aprile (altro segnale importante) come si aspettavano invece in molti, confermano come l’esito della consultazione abbia indisposto buona parte del W3C.

Gli oppositori del DRM non avanzano un “monolitico” blocco di obiezioni ma sposano molteplici orientamenti: la Free Software Foundation considera i DRM come il “male supremo” e non è disposta ad accettarli; i sostenitori della Rete libera e della filosofia open source vedono come una imposizione dall’alto/minaccia l’impossibilità di studiare i DRM (il codice sarà proprietario) e di finire addirittura in carcere – in base al Digital Millennium Copyright Act (DMCA) statunitense “bucare” i DRM è un reato, anche se effettuato in ambiti “legali” come ad esempio quelli dei ricercatori di sicurezza che si cimentano nell’individuazione di bug e vulnerabilità.

Privacy e sicurezza con HTML5

Aziende come Netflix e Spotify sono naturalmente soddisfatte della svolta e si apprestano ad implementare sul medio termine i propri CDM. Considerando la dismissione dei plugin di terze parte più noti (Flash a breve, Silverlight è ormai caduto nell’oblio), queste ultime potranno distribuire contenuti in due modi: ricorrendo ad applicazioni proprietarie utilizzabili su smartphone, PC etc. o optando per HTML5 e i CDM conformi alle disposizioni EME.

Sulla carta sembra che i CDM siano non solo più sicuri ma anche più rispettosi della privacy degli utenti. I CDM possono infatti operare in modalità sandbox accedendo quindi ad un limitato numero di informazioni (siano esse dati personali, cronologia delle pagine visitate sul web etc.). E la minore complessità “strutturale” dei CDM riduce, sempre in teoria, la “superficie di attacco” rispetto a plugin ed applicazioni standalone – Flash detiene un poco invidiabile primato di piattaforma “groviera” che ne ha determinato l’inevitabile pensionamento.

Ora non resta che vedere come saranno effettivamente implementate le EME: il passaggio dalla “teoria alla pratica” non sarà immediato, nel mentre il W3C dovrà cercare di superare alcune criticità come la spinosa situazione dei ricercatori di sicurezza.

Fonte: 1

 

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