I NaaS come ultima frontiera del cloud computing

L'evoluzione del cloud computing passa attraverso i servizi di rete forniti in modalità NaaS, proprio come le altre piattaforme che ruotano intorno al cloud

I NaaS come ultima frontiera del cloud computing

Una delle ultime frontiere del cloud computing è il Networking as a Service (NaaS), ossia un modello di business per la fornitura di servizi di rete su base incrementale, in modalità pay per use o abbonamento, simile a quanto avviene per i sevizi di storage, elaborazione, analisi e piattaforme di ogni altro genere che ruotano intorno al cloud computing.

Il concetto di NaaS offre l’opportunità ai clienti di usufruire di servizi IT semplicemente basandosi su un computer, una connessione a Internet e l’accesso al NaaS del proprio provider. Ciò significa che le aziende non dovranno più preoccuparsi di spendere soldi in hardware di rete e personale esperto per la sua gestione, potranno affidarsi semplicemente ai servizi di rete virtuali disponibili tramite Internet.

Secondo Jim Fagan, presidente di Pacnet, “la rete non ha mai tenuto il passo del cloud computing. Oggi la rete ha dei tempi di lavorazione molto lunghi e c’è poca flessibilità”. Il fornitore Pacnet lo scorso anno ha introdotto la seconda versione della sua rete PEN (Pacnet Enable Network) 2.0 basata sulla realizzazione di un sistema di cavi sottomarini APAC-wide che collega la costa est degli Stati Uniti. Attraverso Pacnet i clienti hanno a disposizione un portale o API attraverso i quali implementare la capacità di rete di cui hanno bisogno, da 1 Mbps a 100 Gbps, con incrementi in una sola ora. Come tutti i servizi di cloud computing è possibile usufruire di un aumento di banda anche solo per pochi minuti.

Andrew Pryfogle, senior vice presidente a Intelisys, è convinto che i servizi NaaS possano contribuire allo sviluppo del cloud computing. Egli ha affermato che “un numero crescenti di clienti ha a che fare con carichi di lavoro “bursty”. Per questa ragione hanno bisogno di grandi quantità di larghezza di banda anche per brevi periodi di tempo e vogliono pagare solo per quello che effettivamente usano”. È probabile ad esempio che alcune imprese abbiano bisogno di un aumento della larghezza di banda solo al sabato notte, quando vengono eseguite le operazioni di backup su larga scala, per poi ritornare alla normalità durante tutta la settimana. Pryfogle si aspetta che per far fronte a queste nuove esigenze, nel breve periodo ci sia la piena adozione dei servizi NaaS da parte delle aziende.

SDN come supporto ai NaaS per lo sviluppo del cloud computing

La peculiarità dei NaaS risiede proprio nel cosiddetto SDN (Software-Defined Networking). Si tratta di una architettura emergente che consente di separare il controllo della rete con le relative funzioni dall’infrastruttura sottostante. Originariamente SDN era impiegato per separare il piano di controllo della rete, dove vengono prese le decisioni su come i pacchetti devono defluire all’interno della rete, dal piano dei dati che specifica come i pacchetti devono muoversi da un posto all’altro.

Per soddisfare i bisogni in continuo cambiamento, la rete è chiamata ad essere sempre più dinamica, ecco perché SDN rappresenta un requisito fondamentale per i servizi NaaS. Marten Hauville, ANZ principal solutions architect for networking provider Nuage Networks, ha affermato che gli analisti sono sempre più convinti che SDN è il prossimo grande passo della tecnologia nell’ambito del cloud computing.SDN è un’architettura potente nei datacenter in quanto separa la netwok intelligence dall’ hardware di rete. Lo stesso vale in ambito aziendale dove la WAN potrebbe essere gestita separatamente dal livello di connettività sottostante. Bisognerebbe estendere l’SDN fino alla WAN per consentire di sfruttare la rete come servizio anche a livello aziendale”.

Un freno allo sviluppo dei NaaS per il cloud computing

Attualmente lo sviluppo dei servizi di rete NaaS potrebbe subire uno stop a causa di un fattore limitante che riguarda il cosiddetto ultimo miglio. Sebbene i dati viaggino in rete a banda larga, nel momento in cui raggiungono l’utente finale si trovano a scontrarsi con un collo di bottiglia, in quanto si passa da un punto a grande velocità al punto più lento delle rete.

Questo fa sì che i NaaS potrebbero non essere utili per applicazioni live connesse direttamente con gli utenti finali. È più ragionevole pensare che i NaaS siano impiegati nelle connessioni tra datacenter e datacenter e cloud.

Pur essendo consapevole del fattore limitante dell’ultimo miglio Greg Scott, CTO di Infrasupport, è convinto che è possibile ottenere il massimo dalle reti locali grazie all’utilizzo di ciò che egli definisce Software-Defined Perimeter (SDP). Secondo Scott gli attuali Firewall potrebbero fare molto di più di quanto già non facciano, influenzando eventualmente anche la larghezza di banda.

Secondo Andrew Robert Bruce di Technical Service, non tutti i carichi di lavoro sono però bursty e non tutte le attività di rete si basano su aggiornamenti in tempo reale o processi critici. In ogni caso ci si sta muovendo per risolvere queste problematiche che interessano il settore dei NaaS, al fine di perfezionare i servizi e renderli davvero utili per gli utenti finali.

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