IBM: il computer quantico approda nel cloud

Il computer quantico IBM è a disposizione di ricercatori ed enti interessati. Vediamo meglio come funziona l'interessante tecnologia 

 

La prima applicazione accreditata delle teoria dei quanti ai computer risale agli anni 80 del secolo scorso quando il fisico Paul Benioff ipotizzò la realizzazione di una macchina di Turing quantica. Si trattava di un primo piccolo passo in un ambito di ricerca che a 30 anni di distanza è ancora lontano dal traguardo ma mostra un elevato potenziale, basti pensare alla capacità computazionale resa disponibile dal superamento dello standard ideato nel 1930 da Alan Turing con l’omonima macchina – la classica sequenza di simboli 0, 1 e spazi vuoti che il dispositivo leggeva dai lunghi nastri per capire quali operazioni effettuare – e all’abbandono dei chip al silicio (si ipotizza che il processo di miniaturizzazione raggiunga il proprio limite tra il 2020 ed il 2030).

Nei calcolatori del futuro “i simboli” potranno essere allo stesso tempo 0, 1 o qualsiasi punto intermedio tra i due (si parla quindi di sovrapposizione, un concetto mutuato dalla meccanica quantistica): in sintesi ciò significa  che, rispetto ai computer attuali basati sulla manipolazione dei bit 0 ed 1 e sull’esecuzione di un solo calcolo alla volta, potranno essere eseguite contemporaneamente milioni di operazioni – un computer da 30 qubit (bit quantici) è in grado di raggiungere circa 10 teraflops, per superare computer come Tianhe-2 ne serviranno tra i 50 ed i 100.

IBM ed il quantum cloud computing

Il computer quantico messo a disposizione da IBM è naturalmente un prototipo con chip da 5 qubit situato nel laboratorio di ricerca della compagnia a New York. Il servizio, soprannominato IBM Quantum Experience, offrirà agli enti (università, laboratori etc.) ed ai ricercatori interessati la possibilità di eseguire via cloud determinate operazioni ed esperimenti sfruttando la promettente tecnologia.

La strada per giungere alla costruzione di modelli “commerciali” è naturalmente ancora lunga (la macchina di IBM deve ad esempio appoggiarsi a sistemi di refrigerazione enormi in grado di generare temperature sottozero simili a quelle registrabili nello spazio aperto) così come l’impiego di linguaggi di programmazione basati sul possibile modello del futuro – IBM ha dichiarato che lavorare con il linguaggio di programmazione in Quantum Experience è come comporre una melodia (per realizzare il proprio progetto il programmatore posiziona gli oggetti quantici sul “pentagramma” come mostra l’immagine a fine articolo).

A fronte di quanto detto ed in attesa di sostanziali progressi della ricerca (Google e la NASA stanno effettuando diversi studi in questo ambito), lo sforzo di IBM è comunque considerabile come una encomiabile iniziativa in grado di avvicinare la comunità scientifica alla nuova tecnologia.

IBM e quantum computing

Dashboard del servizio IBM

 

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