ICANN e gTLD: che cosa deve cambiare

Quali sono i principali problemi che affliggono il mercato dei gTLD? Cerca di spiegarlo F. Cetraro, l'ex Head of Registry Operations del gTLD .Cloud

Nuovi gTLD

La news di oggi è dedicata ai gTLD, le estensioni di dominio rilasciate sul mercato dall’ICANN per “rivoluzionare” il settore e dare una scossa all’industria. I periodici report pubblicati da Verisign dicono che i gTLD faticano ancora ad affermarsi sulla scena e sono lontani dai volumi di vendita e dalla popolarità delle controparti ccTLD e TLD – il divario è ancora più netto se si chiama in causa .COM.

In un post pubblicato su Linkedin, Francesco Cetraro (per circa due anni Head of Registry Operations del gTLD .Cloud, ha deciso recentemente di lasciare la posizione) ha delineato un’interessante panoramica del mercato gTLD evidenziandone le principali criticità. Di seguito una sintesi del suo contributo che è stato ripreso anche dal portale Domain Name Wire (DNW).

Volumi di vendita e consumatori

Il post, afferma, raccoglie una serie di riflessioni che lo hanno convinto a prendere una pausa dal mondo dei domini.  Sono tre i punti che Cetraro affronta nel proprio contributo e che, aggiunge, erano teoricamente alla base del progetto gTLD: offrire più libertà di scelta ai consumatori, aumentare la competitività nel settore, apportare innovazione. Vediamo quale è il bilancio dei dua anni di attività.

“Nella mia mente, l’obiettivo del nostro business è quello di aiutare ordinari “consumatori” ad andare online. Questi sono i consumatori di alta qualità che tutti noi desideriamo attrarre. Queste sono persone che progettano siti web ed utilizzano i loro domini, rinnovandoli ogni anno e fornendo utile materiale per casi di studio ed ispirazione a [molti altri utenti]. Le persone ordinarie gestiscono tuttavia uno o due siti, da parte loro la domanda di domini è ovviamente limitata.

Il settore dei gTLD sembra tuttavia aver scelto come metro di paragone i volumi di vendita ed il modello rappresentato dagli speculatori/investitori cinesi – alla base del boom di registrazioni in Cina, uno dei recenti e principali trend dell’industria come ricordato recentemente da altri esperti.

“[E’ tuttavia una mossa poco lungimirante costruire il tuo intero business su numeri di fantasia e sull’eventuale interesse degli speculatori. A meno che il tuo obiettivo non sia quello di impressionare potenziali investitori/compratori  ed abbandonare rapidamente la scena] […].”

Il settore dovrebbe basare il proprio sviluppo non sui volumi di vendita ma sull’effettivo utilizzo delle estensioni, oltre che sulla percentuale di “business di qualità” che un determinato dominio è in grado di attirare. Non si tratta ovviamente di un traguardo semplice: per diverso tempo i numeri “macinati” dal nuovo modello non saranno certamente impressionanti. Solo il duro lavoro ed adeguate strategie a lungo termine consentiranno di giungere ad un modello più “sano”, in grado di aiutare veramente le persone reali ad andare online.

Competitività: un business per pochi?

Tra le domande della guida destinata a tutte le aziende interessate ad “avventurarsi” nel mondo dei gTLD, quella in cui si chiede se si è in possesso dell’adeguato budget per coprire tutti i costi associati alla gestione di un gTLD è per Cetraro abbastanza emblematica. Le strategie adottate nel settore non sono state elaborate in base ad un’attenta analisi dei numeri od alla loro sostenibilità: si è solo scelto di consentire l’ingresso in partita a tutti coloro che potevano permettersi di “pagare” la quota (pay to play), lasciando poi al mercato il compito di dare un verdetto sul programma gTLD.

Il modello pay to play ha portato alla messa in atto di strategie abbastanza discutibili, osserva, ma “obbligate” visto lo scenario precedentemente delineato: si è cercato in sostanza di trarre il massimo profitto dalla estensioni, aumentando ad esempio i prezzi di listino delle estensioni più in difficoltà – che si riferisca indirettamente alla vicenda Uniregistry?

Possiamo rimproverare l’organizzazione ICANN per tutti le problematiche inerenti l’industria dei domini, prosegue, ed anche per i risultati deludenti dei gTLD… ma le regole del gioco (in riferimento ai gTLD) sono state scritte dalla community ICANN, quindi da noi, afferma. Abbiamo semplicemente deciso di adottare degli standard troppo bassi: “come community spetta a noi assicurarci che la prossima volta sia chiesto molto di più [alle imprese interessate ai gTLD] e che [tutti si avvantaggino dei benefici derivanti dalla vera competizione e dalla più ampia libertà di scelta dei consumatori].”

Alla ricerca dell’innovazione

Tra le caratteristiche innovative pubblicizzate da chi opera nel settore dei gTLD, la possibilità di poter utilizzare più nomi per il medesimo sito ed usufruire di una buona, chiara e magari breve estensione di dominio. Ciò non può essere definito innovativo, osserva Cetraro: lo sono invece le modalità d’impiego dei gTLD da parte dei consumatori, ma si tratta di un qualcosa per il quale non bisogna ringraziare certamente l’ICANN.

“L’ICANN ha attualmente a disposizione un sacco di soldi che molti vorrebbero fossero utilizzati per “promuovere i gTLD”. Ma il lavoro dell’ICANN non è quello di “vendere domini”, bensì di essere a disposizione della community di utenti internet che gli hanno dato fiducia per la gestione di una risorsa comune […]”.

La criticità è a livello sistemico. Il modello elaborato dall’ICANN, che ha permesso in passato alla Rete di crescere ed espandersi, ora non è più efficace.

“Il modello dell’ICANN è tradizionalmente basato sul presupposto che il Registro vendo i soi prodotti esclusivamente attraverso un canale di Registrar accreditati i quali […] vendono fondamentalmente la stessa gamma di prodotti hosting e servizi focalizzati sul Web. […] [Tale pratica è divenuta ora lo standard e l’unica in grado di far vendere un prodotto. […] [E] quando anche coloro che avevano tentato di proporre qualcosa di differente sono finiti con il tornare a testa bassa nel gregge, non è difficile capire perchè tutti abbiano deciso di “giocare sul sicuro”. Il risultato è stato quello di avere oltre 1000 nuove estensioni [pensate per il medesimo scopo]: puntare ad un sito web”.

Quanto appena descritto è la perfetta antitesi dell’innovazione, osserva. La community deve e può fare qualcosa per cambiare lo status quo. Il prossimo imminente round TLD (assegnazione di nuove estensioni) potrebbe essere l’occasione ideale, sottolinea. Sarà in grado di sfruttarla?

Fonte: 1

Facci sapere cosa ne pensi!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *