Intelligenze Artificiali: il futuro secondo Stephen Wolfram

La sintesi di un'intervista interessante che ripercorre il passato, presente e futuro degli studi sulle intelligenze artificiali

Stephen Wolfram ha dedicato la sua carriera allo sviluppo e l’applicazione del pensiero computazionale. Il suo software Mathematica, lanciato nel 1988, è stato fondamentale per la ricerca Intelligenze Artificialitecnica e la formazione per più di una generazione. Il suo lavoro su base scientifica, riassunto nel suo best-seller “A New Kind of Science”, ha definito una nuova direzione intellettuale. Nel 2009 Wolfram, basandosi sul suo precedente lavoro, ha portato grandi passi avanti nello sviluppo di assistenti intelligenti online e su mobile (si pensi ad esempio a Siri di Apple).

In un’intervista di fine Giugno condotta da Byron Reese e disponibile in maniera integrale a questo link, Stephen Wolfram, scienziato distinto, tecnologo e imprenditore, affronta numerosi temi che rappresentano le tappe dell’intelligenza artificiale, i suoi sviluppi e le direzioni future. Wolfram racconta di aver sentito parlare di intelligenza artificiale quando era un ragazzino negli anni ’60. Qualcuno ipotizzava di replicare sulle macchine il pensiero umano, creando delle macchine che potesse agire come gli umani. Era ancora fantascienza.

Oggi sono stati compiuti molti passi avanti. Per Wolfram il concetto di intelligenza artificiale rappresenta il modo di automatizzare le attività intellettuali che compiono gli esseri umani.  Come abbiamo visto di recente, il machine learning cerca di muoversi proprio in questa direzione.

La storia della tecnologia è piena di tentativi di automatizzare le azioni che compiono gli esseri umani; la tecnologia tende ad interpretare come l’azione viene svolta dall’uomo e trovare il modo per replicarla ma in modo automatico sfruttando le macchine e i software. Non è chiara la distinzione univoca su cosa sia veramente considerabile intelligente. Secondo Wolfram, dopo anni di studi e dimostrazioni la grande conclusione è che, in realtà, non c’è una distinzione tra l’intelligente e il meramente computazionale.

Intelligenze Artificiali: dalla teoria al “linguaggio”

Partendo da questo pensiero Wolfram ha cercato di creare un sistema generale con la possibilità di dargli conoscenza, renderlo computazionale. Solo con queste caratteristiche il sistema può risolvere una questione sulla base della conoscenza che la nostra civiltà ha accumulato e in maniera automatica. Tutto bello finchè si parla a livello teorico: i tentativi in realtà compiuti finora non hanno condotto a veri successi ma a parziali vittorie, segnale che c’è ancora molto da fare.

Il cervello è una sorta di impianto elettrico e può essere addestrato e questo assunto ha condotto negli anni ’80 ad affrontare numerosi esperimenti sulle reti neuronali.  Da queste esperienze sono state evidenziate delle proprietà interessanti applicabili e replicabili grazie alle macchine: la capacità di regolare le funzioni in modo incrementale, permettendo di generare un processo di apprendimento incrementale particolarmente utile e con prospettive di lunga durata.

Il cervello umano impara grazie agli esempi. Wolfram ritiene il cervello come qualcosa di magico, che impara cose dopo essere stato in realtà esposto al mondo (si pensi al riconoscimento della fisionomia). Anche in campo informatico questo tipo di apprendimento può funzionare, ma la vera direzione che ha rappresentato il maggior salto in avanti e permetterà di affrontare nuove integrazioni e migliorie in futuro è il linguaggio.

Come per gli umani, anche per le macchine è il linguaggio a rappresentare la vera crescita dell’intelligenza. Il linguaggio informatico permette di lavorare anche a segmenti e da questi costruire “cose” nuove, l’intelligenza artificiale è soprattutto questa capacità di generare, imparare ed evolvere.

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