IPv4 a termine. È il momento di passare agli IPv6

Nel Nord America gli indirizzi IPv4 non sono più disponibili. Per le aziende e organizzazioni è giunto il momento di passare agli indirizzi IPv6

IPv4 a termine. È il momento di passare agli IPv6

Qualche giorno fa è stato dato l’annuncio che in Nord America non sono più disponibili indirizzi IPv4. Già nel mese di Maggio avevamo preannunciato che gli indirizzi IPv4 scarseggiavano ed era giunto il momento di passare ai nuovi IPv6. Eppure c’era ancora qualche possibilità per le aziende di acquistare gli Internet Protocol nella vecchia versione, grazie a delle piccole riserve che aveva messo a disposizione l’ARIN, l’American Registry for Internet Number.

Diverse aziende erano in lista d’attesa per aggiudicarsi gli ultimi IPv4 disponibili all’interno della più grande piscina messa a disposizione fino ad oggi dell’ARIN. Ma a partire dl 24 Settembre, l’ente americano ha fatto sapere che non sono più disponibili indirizzi con il vecchio protocollo: la piscina si è oramai prosciugata e questa volta per sempre.

Per le aziende del Nord America, Canada e alcune zone dei Caraibi non resta quindi che passare ai  nuovi indirizzi IPv6 oppure, come già accennato nel precedente articolo di maggio, affidarsi al mercato della rivendita e acquistare gli IPv4 direttamente dalle altre aziende.

La negoziazione degli indirizzi IP è già praticata da diversi anni ed adesso sembra essere l’unico modo per ottenere indirizzi con la vecchia versione numero 4. La stessa ARIN in un documento ha spiegato che “non vi è alcuna limitazione su come le organizzazioni possono chiedere il trasferimento di IPv4 a destinatari specifici”. In precedenza l’unica limitazione per le organizzazioni che dedicavano di trasferire il loro indirizzo a terzi, era quella di non poter richiedere all’ARIN un nuovo IPv4 nei dodici mesi successivi.

Il mercato della rivendita funziona perfettamente nel caso di piccoli blocchi di indirizzi. Non è chiaro cosa accadrà quando i grandi ISP, che gestiscono milioni di indirizzi, avranno necessità di grandi blocchi aggiuntivi. Dovranno sborsare milioni di dollari per acquistare IPv4, ma hanno davvero un budget tale a disposizione? Riusciranno ad acquistare grandi blocchi o dovranno dedicarsi a tanti piccoli acquisti?

IPv6  sono adottati a rilento

Nel frattempo ciò che è certo è che più del 99% degli indirizzi IPv6 è disponibile. Il problema principale che riguarda l’adozione del protocollo di nuova generazione è che entrambe i lati di una connessione, sia client sia server, per poter funzionare devono essere settati con IPv6.

Purtroppo sono pochi gli utenti e i server sono abilitati all’utilizzo degli IPv6. Comunque, negli ultimi tre anni questa la tendenza sta cambiando anche se a rilento, come dimostra il diagramma reso disponibile da Google.

Qualche giorno fa è stato dato l’annuncio che in Nord America non sono più disponibili indirizzi IPv4. Già nel mese di Maggio avevamo preannunciato che gli indirizzi IPv4 scarseggiavano ed era giunto il momento di passare ai nuovi IPv6. Eppure c’era ancora qualche possibilità per le aziende di acquistare gli Internet Protocol nella vecchia versione, grazie a delle piccole riserve che aveva messo a disposizione l’ARIN, l’American Registry for Internet Number. Diverse aziende erano in lista d’attesa per aggiudicarsi gli ultimi IPv4 disponibili all’interno della più grande piscina messa a disposizione fino ad oggi dell’ARIN. Ma a partire dl 24 Settembre, l’ente americano ha fatto sapere che non sono più disponibili indirizzi con il vecchio protocollo: la piscina si è oramai prosciugata e questa volta per sempre. Per le aziende del Nord America, Canada e alcune zone dei Caraibi non resta quindi che passare ai nuovi indirizzi IPv6 oppure, come già accennato nel precedente articolo di maggio, affidarsi al mercato della rivendita e acquistare gli IPv4 direttamente dalle altre aziende. La negoziazione degli indirizzi IP è già praticata da diversi anni ed adesso sembra essere l’unico modo per ottenere indirizzi con la vecchia versione numero 4. La stessa ARIN in un documento ha spiegato che “non vi è alcuna limitazione su come le organizzazioni possono chiedere il trasferimento di IPv4 a destinatari specifici”. In precedenza l’unica limitazione per le organizzazioni che dedicavano di trasferire il loro indirizzo a terzi, era quella di non poter richiedere all’ARIN un nuovo IPv4 nei dodici mesi successivi. Il mercato della rivendita funziona perfettamente nel caso di piccoli blocchi di indirizzi. Non è chiaro cosa accadrà quando i grandi ISP che gestiscono milioni di indirizzi avranno necessità di grandi blocchi aggiuntivi. Dovranno sborsare milioni di dollari per acquistare IPv4, ma hanno davvero un budget tale a disposizione? Riusciranno ad acquistare grandi blocchi o dovranno dedicarsi a tanti piccoli acquisti? IPv6 sono adottati a rilento Nel frattempo ciò che è certo è che più del 99% degli indirizzi IPv6 è disponibile. Il problema principale che riguarda l’adozione del protocollo di nuova generazione è che entrambe i lati di una connessione, sia client sia server, per poter funzionare devono essere settati con IPv6. Purtroppo sono pochi gli utenti e i server che sono abilitati all’utilizzo degli IPv6. Comunque, negli ultimi tre anni questa la tendenza sta cambiando anche se a rilento, come dimostra il diagramma reso disponibile da Google. Img Inoltre, sempre dai dati forniti da Google si evince che durante i giorni feriali solo il 7% di tutti i visitatori del mondo utilizzano IPv6. Durante il fine settimana questa percentuale si incrementa del 9%. Ciò significa che le persone utilizzano IPv6 molto più a casa piuttosto che sul posto di lavoro. I numeri forniti da Google sono raddoppiati nell’ultimo anno e soprattutto negli Stati Uniti il protocollo IPv6 sta crescendo in fretta, passando al 21.3%. Solo il Belgio e la Svizzera fanno meglio con rispettivamente la percentuale di adozione a 35.9% e 22.6%. Anche le aziende che fanno parte del Global Top 500 e degli Stati Uniti top 500, hanno incrementato la percentuale di adozione, che si attesta al 25% e 14% rispettivamente. È naturale che ad un certo punto il passaggio agli IPv6 sia forzato e di certo inevitabile, meglio quindi prepararsi a compiere il grande passo.

Inoltre, sempre dai dati forniti da Google si evince che durante i giorni feriali solo il 7% di tutti i visitatori del mondo utilizzano IPv6. Durante il fine settimana questa percentuale si incrementa del 9%. Ciò significa che le persone utilizzano IPv6 molto più a casa piuttosto che sul posto di lavoro.

I numeri forniti da Google sono raddoppiati nell’ultimo anno e soprattutto negli Stati Uniti il protocollo IPv6 sta crescendo in fretta, passando al 21.3%. Solo il Belgio e la Svizzera fanno meglio con rispettivamente la percentuale di adozione a 35.9% e 22.6%.

Anche le aziende che fanno parte del Global Top 500  e degli Stati Uniti top 500, hanno incrementato la percentuale di adozione, che si attesta al 25% e 14% rispettivamente.

È naturale che ad un certo punto il passaggio agli IPv6 sia forzato e di certo inevitabile, meglio quindi prepararsi  a compiere il grande passo.

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