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Il 51% del traffico che raggiunge il vostro sito non è umano

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postato il 15 Marzo 2012
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Il dato può far storcere il naso, ma a dichiararlo è una società che si occupa di soluzioni di sicurezza tramite soluzioni cloud-based: Incapsula. Secondo quanto visto con l'analisi delle statistiche di 1000 siti web, il 51% del traffico che arriva sui siti web non è generato da reali utenti, ma bensì da bot che hanno fini benevoli, come nel caso dei motori di ricerca, o malevoli, come nel caso delle centinaia di botnet che effettuano tentativi di intrusione. 


Un dato reale? Probabilmente non è possibile generalizzare un dato così forte, su un campione basso come quello di soli 1000 siti web, ma il fatto che molto del traffico diretto verso un sito web non sia generato da utenti, è un dato assodato da tempo. Niente che non si possa scoprire, basta semplicemente dare un rapido sguardo alle proprie piattaforme di statistiche: scoprirete facilmente che circa il 20% delle visite, e del traffico, viene generato da motori di ricerca (Google in primis ovviamente), mentre il restante è pressochè non identificabile. In questa percentuale rientrano di fatto numerose botnet, utenti "simulati" che naivgano sul nostro sito, compilano form, con fini quasi sempre sconosciuti. 


Si tratta ovviamente di un traffico che ha un costo reale per tutti i siti web: il costo di questo traffico, in termini di GB, non ha un reale ritorno negli introiti della compagnia e rappresenta un possibile danno nel momento in cui si tramuta in attacchi diretti ai server. Incapsula offre una soluzione che consente di bloccare il traffico maligno, simile a quanto consente un servizio come Cloudflare


Il problema non sembra potrà diminuire nel futuro, con l'accesso di un numero sempre maggiore di persone in rete ma soprattutto per via della facilità di accesso a risorse in rete, grazie alle cloud pubbliche, spesso trasformate in vere e proprie botnet "usa e getta". Non parliamo di casi isolati, diversi articoli in rete hanno già evidenziato come la disponibilità di potenza computazionale a poco prezzo, come avviene su Amazon EC2, il rischio di un numero maggiore di attacchi in rete sia più che assicurato. 

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Chi è Stefano Bellasio

Ingegnere di formazione, una specializzazione sull'analisi dei dati, adora tutto quello che è business e sviluppo della rete. Avvia la società nel 2006 con Luca. Esperto di webhosting e cloud computing, si occupa della direzione e delle scelte strategiche di WeTalk Group al fianco di Luca e Antonio.

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