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Google Drive, attenzione alla privacy dei vostri dati

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postato il 26 Aprile 2012
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Google Drive è online, ma come per migliaia di altri prodotti che richiedono l'upload online dei nostri documenti, è lecito chiedersi quanto sia sicura la nostra privacy all'interno di questi servizi. Dropbox, alcuni mesi fa, aveva sollevato un polverone in rete proprio per via della gestione "poco chiara" degli accessi ai file all'interno della sua cloud. 

Nel caso di Google dovremmo prima di tutto leggere attentamente il suo TOS, ovvero il contratto di servizio, per capire che i nostri file non sono del tutto "segreti" per la compagnia di Mountain View. Vediamo il testo incriminato:



Some of our Services allow you to submit content. You retain ownership of any intellectual property rights that you hold in that content. In short, what belongs to you stays yours.


When you upload or otherwise submit content to our Services, you give Google (and those we work with) a worldwide license to use, host, store, reproduce, modify, create derivative works (such as those resulting from translations, adaptations or other changes we make so that your content works better with our Services), communicate, publish, publicly perform, publicly display and distribute such content.


Nel momento in cui inviamo file o documenti a Google la autorizziamo di fatto a modificarli, a riprodurli e crearne di nuovi a partire dai nostri, senza contare che Google può utilizzarli anche pubblicamente. Questo non deve spaventare, è una clausola che Google aggiunge principalmente per la necessità di passare i file tra i suoi vari servizi, subendo anche ritocchi e modifiche automatiche. 


Google, come dire ReadWriteWeb, ha specificato chiaramente che queste clausole servono esclusivamente a migliorare e promuovere nuovi servizi del gruppo, e non certo a sbirciare il contenuto dei file inviati su Google Drive. Tuttavia non potremmo in alcun modo appellarci a Google nel caso trovassimo i nostri documenti acceduti dalla compagnia, in quanto esplicitamente consentito. Questo è un punto a favore di Dropbox, che nel suo TOS non parla assolutamente della possibilità di comunicare, pubblicare o rielaborare i contenuti dei suoi clienti. 


Se utilizziamo Google Apps, l'accesso ai file è quasi del tutto necessario, dal momento che Drive si integra perfettamente con gli altri servizi professionali, ma come nel caso delle email di Gmail, dovrebbe avvenire sempre in maniera del tutto automatica, solamente da parte dei server di Google. 


Il problema riguarda non solamente Google Drive, ma anche Gmail e tutti gli altri servizi del gruppo, non dobbiamo dimenticare infatti che il principale business di casa Google è proprio l'analisi dei dati per poter fornire pubblicità più mirata e conoscere più dettagli sui propri utenti. 


Come risolvere il problema?


Per tutti i servizi che permettono di fare storage online dei file la soluzione migliore è sicuramente criptare i propri file prima di porli all'interno della cloud, in questo modo nessun server potrà accedere ad essi per compiere anche le analisi meno invasive. Si tratta di una procedura adottata da tanti utenti, che consente loro di lasciare la loro privacy al sicuro. 


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Chi è Stefano Bellasio

Ingegnere di formazione, una specializzazione sull'analisi dei dati, adora tutto quello che è business e sviluppo della rete. Avvia la società nel 2006 con Luca. Esperto di webhosting e cloud computing, si occupa della direzione e delle scelte strategiche di WeTalk Group al fianco di Luca e Antonio.

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