Dove sta andando Aruba
Hanno iniziato alcuni anni fa cambiando le regole del settore del webhosting italiano, ora si apprestano a cambiare parte del mercato del cloud computing, almeno a livello italiano, sfoderando una strategia e una serie di investimenti che dovrebbero far riflettere sulle potenzialità tanto di Aruba, quanto del mercato IT del nostro paese. Stefano Cecconi, CEO di Aruba, ha portato avanti la sua ultima mossa negli ultimi giorni, con l'ingresso nel suo gruppo di Stefano Sordi, un manager di grande esperienza, da tempo in carica all'interno di Dada.
Ma non è tutto, il cloud computing, che ora è il punto di attacco, non ha corrotto più di tanto i piani per gli altri prodotti: a Giugno 2012 è entrato a far parte della scuderia di Aruba anche Eric Sansonny, che ho avuto il piacere di intervistare proprio nel corso dell'ultimo World Hosting Days 2012. Eric, manager Dada anche lui, è probabilmente la persone che guiderà l'espansione nei prodotti e-commerce del gruppo Aruba. La compagnia si appresta a lanciare una propria soluzione hosted nei prossimi mesi e nessuno meglio di Eric può probabilmente supervisionare il lancio, contando che in Dada ha lavorato sullo stesso prodotto.
Se non dovesse bastare la dichiarazione del CTO del Gruppo di Aruba, Luciano Castro, è evidente che la cloud di Aruba debba essere più che un prodotto italiano: la compagnia sembra stia cercando di costruire un "anello" europeo, con il lancio di una serie di data center in Europa (non proprietari, o almeno non tutti) che dovrebbero consentire ai clienti di spotare i loro dati dove preferiscono, dove hanno necessità di essere. La scelta di realizzare un proprio framework per il cloud, per gestirlo a più livelli, è vincente, perchè non lega Aruba a logiche esterne, dettate da uno o più vendor, e permette una integrazione verticale del cloud nei suoi prodotti. Lo shared hosting e i domini sono ancora il core business, non si possono scalzare via in un momento, e per questo appare logico come l'evoluzione della cloud di Aruba sia il lancio di servizi SaaS (l'e-commerce appunto, tra gli altri) e PaaS, per andare a offrire un valore aggiunto e utilizzare la cloud non solo per chi vuole server virtuali.
Vero, Aruba è arrivata leggermente in ritardo nel mondo del cloud, ma ha dimostrato la giusta organizzazione e ha chiarito di avere una idea chiara: applicazioni mobile, un pannello semplice da usare, tariffazione oraria, e una road map che, sempre dal suo CTO, sembra essere delineata per i prossimi 10 mesi. Aruba è una delle compagnie inserzioniste di WeTalk Group e pertanto le mie parole, a molti, sembreranno deviate, ma senza dover far notare che molte compagnie di questo settore sono nostre clienti, sono tante le persone nel settore, amici e colleghi, che hanno notato questa chiarezza di intenti nel lancio del Cloud, e il mercato ha apprezzato. Anche perchè il prodotto ad oggi funziona bene, così abbiamo detto in passato per Seeweb al lancio della sua offerta cloud.
Bisogna saper riconoscere l'ottimo lavoro di Aruba nel lancio, così come siamo stati meno clementi con la compagnia più di un anno fa in occasione del suo downtime al primo data center. Non solo, per chi come noi segue Aruba da anni, non può che far piacere vedere che la compagnia ha iniziato a investire molto anche sulle persone del suo gruppo, Stefano Sordi e Eric Sansonny sono manager esperti del settore, figure che non portano solamente un apporto tecnico e manageriale ma solitamente hanno una propria visione del settore e dello specifico prodotto di cui si occupano. Mi sembra un segnala forte anche per gli altri ISP di alto livello del nostro paese, traghettare la propria cultura da ISP, da fornitore di servizi, a compagnia tecnologica che sviluppa prodotti e che non si limita a fornire un servizio di accesso alla rete o server per fare computazione e hosting. Ecco questo aspetto è quello che i competitors di Aruba, piccoli e grandi, dovrebbero maggiormente osservare in queste ultime mosse.
Se guardiamo al resto del mercato i competitor non mancano: quasi nessuno, a esclusione di Telecom Italia, ha le dimensioni di Aruba e la sua forza nel poter creare una infrastruttura cloud. Negli ultimi mesi ho visto con piacere l'ingresso di compagnie di medio livello, come HostingSolutions.it, Enter con il suo brand CloudUp, e ovviamente Seeweb, che sembra intenzionata a lanciare novità nell'ultimo trimestre del 2012. Attualmente Seeweb è proprio la compagnia che necessità di lanciare novità sulla sua offerta cloud, ma la realizzazione del nuovo data center, anche a Milano, credo sia la prova che Antonio Baldassarra, CEO, non ha le idee meno chiare di qualche anno fa. Rimane invece da capire la strategia di Dada nel campo Cloud, sappiamo bene che Register.it ha una connotazione diversa nel mercato hosting, ma anche qui è indubbio che si debba pensare a come portare avanti una strategia per portare il cloud computing in azienda.
Aruba, forse, dovrebbe pensare ora a come portare la sua cloud ai tanti piccoli ISP italiani: ha un programma rivenditori, vero, ma quanti effettivamente stanno considerando di rivendere il suo servizio cloud? Ci vuole forse uno specifico approccio, in fondo le migliaia di piccole aziende che scelgono OnApp, VMware e altre soluzioni per realizzare piccole cloud, forse sarebbero interessate a risparmiare nell'investimento e avere un accesso più che wholesale alla cloud di Aruba. L'idea è sempre quella: non tutti competono sui prezzi, ma se la tecnologia di base è buona, come l'infrastruttura, allora gli imprenditori più capaci del settore possono costruirci servizi a valore aggiunto con margini elevati. Dalla posta elettronica allo shared hosting.

