Kubernetes 1.3: le novità

Il progetto open source Google giunge alla versione 1.3 a poche settimane dagli annunci della DockerCon 2016. Ecco le principali novità.

Kubernetes

Google ha presentato ieri la versione 1.3 di Kubernetes, soluzione open source per la gestione di applicazioni container tra cluster di server – tra le più popolari come abbiamo visto in una recente news – e primo progetto ad essere “adottato” dalla Cloud Native Computing Foundation. La stampa specializzata sembra avere apprezzato in particolare il cambio di filosofia di Mountain View che, rispetto agli esordi, ha deciso con questa release di  rendere meno “Google Cloud centrico” Kubernetes, migliorandone la gestione di servizi tra diverse piattaforme cloud.

Nodi, scalabilità, persistenza ed interfaccia sono alcune delle parole chiave dell’update: in primo luogo è ora possibile aggiungere un quantitativo ancora maggiore di nodi facilitando, in caso di necessità, l’auto-scaling; la funzionalità cross cluster federation perfeziona invece la capacità di localizzazione dei cluster Kubernetes che riescono ad individuarsi più facilmente tra loro migliorando la scalabilità globale.

La persistenza delle applicazioni, un altro comune problema inerente l’utilizzo dei container, è stato affrontato con l’inserimento del PetSet object, in grado di aiutare le applicazioni a definire una lista di oggetti persistenti (hostaname permanenti, storage persistente per container).

Anche la dashboard di Kubernetes ha ricevuto un upgrade e, secondo quanto dichiarato dal Product Manager Google, sarà ora possibile eseguire la maggior parte delle interazioni (deploy inclusi) da quest’ultima senza ricorrere all’interfaccia a riga di comando.

Chiude la panoramica sulla release 1.3 Minikube, una versione “ridotta” del tool di orchestrazione eseguibile su developer machine ed in grado di avvantagiarsi delle medesime API della versione standard di Kubernetes, con la possibilità per gli sviluppatori di inviare all’occorrenza determinati workload in cluster cloud Kubernetes.

Ricordiamo che Docker ha implementato recentemente nel proprio engine “Swarm”, un tool per l’orchestrazione (reso per l’occasione autoconfigurante) fino a quel momento disponibile separatamente. I vertici della startup hanno assicurato di volere solo offrire un metolo di gestione alternativo dei container ed hanno confermato pieno supporto a tool di terze parti ed al progetto Swarm standalone; nonostante questo il tentativo di intaccare la popolarità di Kubernetes ed altri tool è palese, affermano gli analisti. E con questo update Google sembra aver risposto “indirettamente” alla startup.

 

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