La gestione del Disaster Recovery secondo Google – 2

Ecco alcuni consigli utili sulle tecniche di Disater Recovery messe a disposizione da Google nel suo articolo Disaster Recovery CookBook

La gestione del Disaster Recovery secondo Google

Nella parte precedente dell’articolo abbiamo posto in evidenza come interruzioni dei servizi online si possono verificare in qualsiasi momento. La rete potrebbe avere un guasto, un’applicazione potrebbe causare un bug critico, o in rari casi, si potrebbe anche fare i conti con un disastro naturale. In questi casi è necessario aver adottato un piano di Disaster Recovery. Google è da sempre molto attenta alle tecniche di Disaster Recovery e sul sito Google Cloud Platform fornisce consigli utili che possono essere visionati nell’articolo Disaster Recovery CookBook, che vi riproponiamo di seguito.

La pianificazione di un Disaster Recovery si apre con un’analisi di impatto sul business. L’idea alla base di questa analisi è quello di lavorare su due metriche chiave:

  • Recovery Time Objective (RTO) , che è la lunghezza massima di tempo accettabile in cui l’applicazione può essere offline.
  • Obiettivo del punto di ripristino (RPO) , che è la lunghezza massima accettabile di tempo durante il quale i dati possono non essere raggiungibili dalla vostra applicazione a causa di un grave incidente. Questa metrica può variare in base ai modi in cui vengono utilizzati i dati. Per esempio, i dati dell’utente modificati frequentemente potrebbe avere un RPO di pochi minuti, dati meno critici raramente modificati potrebbero avere un RPO di diverse ore. Si noti che questo parametro descrive la lunghezza in un’unica sessione e non affronta la quantità o la qualità dei dati persi.

In genere, minori sono i valori RTO e RPO, più l’applicazione costa.

Gli obiettivi del Disaster Recovery

Nel progettare il piano di disaster recovery, è opportuno scegliere le strategie mirate che affrontino specifici casi d’uso. Ad esempio, nel caso dei dati di conformità probabilmente non è necessario un accesso così rapido, tuttavia, nel caso in cui il servizio dovesse subire un’interruzione, comunque vi sarà la volontà di riuscire a recuperare sia i dati che l’applicazione il più rapidamente possibile. Per questo adottare preventivamente strategie di Recovery può fare la differenza. Così come è fondamentale non solo fare affidamento a un backup e archiviazione dei dati, ma preferire un processo di recupero completo che permetta di ripristinare il sistema totalmente (seguendo comandi semplici e ben definiti).

Implementazione delle misure di controllo

Nell’attuare misure per ridurre al minimo la probabilità di un disastro è bene considerare i controlli per evitare danni e rilevare i problemi prima che si verifichino. Ad esempio, si potrebbe aggiungere un monitor che invia un avviso quando un flusso di dati può essere distruttivo causando cancellazione o subendo attività non conosciute. Questo monitoraggio potrebbe portare anche alla sospensione di servizi che potrebbero causare cancellazione di dati prima che sia troppo tardi. I controlli di sicurezza che vengono applicati all’ambiente di produzione devono essere considerati anche dal piano di ripristino.

Conviene anche accertarsi di possedere le giuste licenze d’utilizzo del software che permette di improntare il Disaster Recovery. In caso di problemi o difficoltà, in mancanza della licenza, ovviamente verrà meno anche l’assistenza.

Configurazione e velocità d’implementazione

Quando si configura l’immagine della macchina che verrà utilizzata per implementare nuove istanze è utile considerare l’effetto che la configurazione avrà sulla velocità di implementazione. Vi è un compromesso tra la quantità di preconfigurazione, costi di mantenimento dell’immagine e la velocità di implementazione. Ad esempio, se l’immagine della macchina ha una configurazione minima, le istanze utilizzate richiederanno più tempo per girare, in quanto sarà necessario scaricare e installare eventuali plugin. Se l’immagine della macchina ha una preconfigurazione elevata, tuttavia, le istanze in utilizzo gireranno più rapidamente, ma si dovrà aggiornare l’immagine con maggior frequenza.Per la maggior parte dei clienti, il giusto approccio è una via di mezzo.

Mantenere più percorsi di disaster recovery

Google, nei suoi suggerimenti su come costruire un piano di disaster recovery suggerisce anche di prevedere più percorsi di recupero di dati. Questa accortezza è particolarmente importante. Permette in sostanza di bypassare l’eventualità che il percorso principale possa essere ostruito, non accessibile, danneggiato. L’unica alternativa in questo caso è proprio percorrere una strada alternativa.

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