La guerra dei prezzi nel cloud tra Legge di Moore e memorie flash

La partita senza esclusioni di colpi tra i big del cloud dovrà adattarsi alle inedite regole imposte dall'affermazione di nuovi trend tecnologici

La guerra dei prezzi nel cloud è un altro argomento ricorrente qui sulle pagine di HostingTalk. Nell’articolo di oggi vediamo perchè le dinamiche di tale scontro senza fine siano destinate irrimediabilmente a cambiare sul medio – lungo termine.

Per l’editorialista Maria Deutscher (siliconANGLE) ciò sarà possibile per via dell’affermarsi di due trend tecnologici. Il primo riguarda la fine della validità della Legge di Moore, nota teorizzazione del cofondatore di Intel Gordon Moore secondo cui la capacità computazionale dei processori, unitamente al numero di transistor impiegati per la  loro realizzazione, è destinata a raddoppiare ogni 18 mesi.

Cloud e processori, legge di MooreDopo quasi mezzo secolo, il limite costruttivo (le promesse dei nanotubi al carbonio sono ancora da verificare) sembra ormai prossimo al raggiungimento: certo si parla del 2020 o al massimo 2022 ma le difficoltà nel passaggio a processi costruttivi più complessi si sono già manifestate; ad esempio, ricorda la Deutscher, due anni fa AMD attribuì il ritardo nella presentazione ufficiale di prodotti a 28nm proprio alla difficoltà nel tenere il passo della Legge di Moore.

Come si ripercuoterà allora questo rallentamento generale sui principali compratori di processori a livello globale, ovvero Microsoft, Google e Amazon con i loro rispettivi e numerosi data center? In primo luogo con un sensibile rallentamento del deprezzamento delle istanze cloud: così come ogni anno si assottiglia la capacità computazionale aggiuntiva guadagnata per ogni singolo dollaro speso dai clienti, così i top provider dovranno attendere più a lungo per disporre di maggiore capacità computazionale e poter abbassare nuovamente i listini – ricorda la Deutscher che sono proprio i processori a determinare gli indici dei listini.

E considerando i diversi ritmi seguiti da altri costi fissi, come ad esempio il software ed il personale, probabilmente si arriverà inevitabilmente alla “fine della corsa”.

Cloud, memorie flash verso lo status di commodity

Il secondo trend è la crescita incredibile che sta interessando il mercato delle memorie flash e della corsa verso lo status di “commodity” intrapresa da queste ultime. Per il 2016, afferma l’editorialista citando fonti interne, le memorie flash saranno più convenienti degli hard disk meccanici in buona parte dei casi di utilizzo. Nel 2015 i costi dei servizi con memorie flash raggiungeranno probabilmente dei valori prossimi alle controparti con hardware meccanico.

I provider abbasseranno di conseguenza le tariffe per quantità di storage utilizzato rendendo disponibili nuove modalità di impiego ed acquisizione dello spazio, aumentando la flessibilità e competitività del proprio portfolio.

Le aziende più abili sarano quindi quelle che riusciranno ad adattarsi al nuovo scenario offrendo al contempo un grado di flessibilità elevato in  merito a personalizzazione dei servizi e  metodi di pagamento – i clienti ne saranno probabilmente entusiasti. Chi riuscirà ad avere la meglio?

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