Cloud computing: banda e network

Ci sono dei fattori che hanno dato una notevole spinta all'evoluzione del cloud ed alla sua diffusione negli ultimi anni. Fattori di ordine pratico, legati fondamentalmente alla soddisfazione di alcuni bisogni particolarmente pressanti per le aziende: Aumento dei ritmi e della velocita del lavoro; Massima tempestivita per seguire real time l'evoluzione dei cambiamenti dei mercati per mantenersi competitivi, caratteristica che richiede strutture flessibili e scalabili.

Ci sono dei fattori che hanno dato una notevole spinta all’evoluzione del cloud ed alla sua diffusione negli ultimi anni. Fattori di ordine pratico, legati fondamentalmente alla soddisfazione di alcuni bisogni particolarmente pressanti per le aziende:

    • Aumento dei ritmi e della velocità del lavoro;
    • Massima tempestività per seguire real time l’evoluzione dei cambiamenti dei mercati per mantenersi competitivi, caratteristica che richiede strutture flessibili e scalabili;
    • Necessità di condividere risorse e informazioni interne che devono essere integrate con dati provenienti dall’esterno;
    • Attenzione sempre maggiore al proprio core business;

 

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Figura 1: i fattori di spinta del cloud

Sintesi del perché approcciare il cloud o evitarlo

Abbiamo già più volte visto nelle precedenti lezioni  come sia possibile classificare ed elencare molti dei maggiori i possibili vantaggi per un’azienda che decide di migrare alcuni o tutti servizi su un’infrastruttura cloud, (eliminare o ridurre la gestione dell’infrastruttura IT con conseguente spostamento dell’attenzione sul proprio core business, riduzione di costi hardware e licenze, di aggiornamenti, riduzione dei tempi di deployement, scalabilità e tailoring della struttura IT sulle reali esigenze in real time, delocalizzazione e accesso everywhere, aggiornamenti frequenti, esternalizzazione della complessità e dei rischi), come i problemi che possono sorgere legati ad esempio alla necessità di dover affrontare un costo ricorrente invece di acquistare una licenza una volta sola, al fatto che eventuali variazioni possono comportare una modifica delle condizioni contrattuali che potrebbe rendere meno vantaggioso il modello cloud, senza dimenticare che le applicazioni cloud richiedono molta attenzione ai contratti, agli SLA  e al controllo delle performance e la gamma di offerte prevede ancora pochi pacchetti completi e spesso l’azienda si deve confrontare con una numero di fornitori troppo elevato per coprire le proprie esigenze, con maggiori costi di integrazione, provisioning e di definizione dei flussi operativi ad ancora da non trascurare le questioni legate alla privacy ed alla riservatezza dei dati.

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Figura 2: benefici e problemi dell’adozione del cloud

Il cloud e la banda

Il punto fondamentale che vogliamo trattare ora è un altro. È evidente che tutti gli aspetti vanno valutati attentamente, in quanto l’utilizzo della cloud rappresenta sicuramente una scelta da tenere in considerazione, non perché sia l’argomento caldo del momento ma per le motivazioni prima esposte, ma il cloud computing vive e si alimenta con la banda larga, per cui riduzione di qualità o interruzione della connessione rappresentano dei rischi critici. La “nuvola” è bella, fa risparmiare, aumenta la produttività, è flessibile, è particolarmente adatta per le piccole e medie imprese italiane che stanno vivendo un periodo di particolare crisi in cui la chiave della sopravvivenza o del successo passa per la riduzione dei costi, ma il problema rimane la banda. E la banda è un problema da affrontare e risolvere se si vuole che le previsioni di crescita che vedono nei prossimi anni, triplicare l’attuale percentuale di diffusione del cloud con un conseguente aumento dei posti di lavoro, siano mantenute. L’uscita dalla crisi passa anche attraverso il cloud e la banda larga.

 

Al momento non esiste ancora in molte zone, ed in altre esiste ma non è ancora sufficientemente diffusa, l’ infrastruttura per supportare la banda larga. Il cloud computing sposta su internet tutto ciò che prima era vicino all’ utente: software, email, documenti, server, database, computer, hard disk, e quindi, il principio funziona solo se c’ è una connessione internet adeguata tra questi elementi e l’ utente. L’azienda o l’utente si devono preoccupare solo dell’infrastruttura a banda larga, se passano al cloud computin, ed il problema principale è che purtroppo in Italia questa infrastruttura non è distribuita in modo omogeneo sul territorio, se pensiamo che addirittura nel Sud Italia in molte aree non funziona nemmeno l’ Umts, si riesce ad avere una misura della gravità del problema. In effetti, questo ritardo rispetto ad altre realtà mondiali, o più vicine europee, ha decretato nel corso degli ultimi anni, anche il fallimento della diffusione in Italia dei sistemi di video streaming e video on demand su IP, ed il ritardo del successo dei sistemi voip.

Cosa può fare il provider

Che la banda sia uno dei problemi principali lo confermano i casi presentati con l’ospedale Bambino Gesù di Roma e l’Istituto universitario europeo che sul cloud hanno traslocato i loro servizi di posta elettronica e nonostante con il cloud abbiano già ottenuto notevoli risparmi rispetto alla soluzione precedente, liberando risorse umane e di bilancio per lo sviluppo di applicativi, la mancanza di una banda adeguata continua ad avere un effetto negativo sulle prestazioni globali.

Sebbene i provider (ad esempio www.serverplan.com , www.dnshosting.it ed altri) garantiscano una determinata quantità di banda ai propri clienti, questi valori non sono attendibili se il cliente non ha una connessione di uguale ampiezza di banda per raggiungere il provider.

La necessità di utilizzare una tecnologia in grado di arrivare fino all’utente, ed ancora la necessità di coprire un territorio assai variegato come quello italiano, per arrivare ai piccoli paesi delle valli, delle isole e delle montagne, che sentono una forte esigenza di mezzi di comunicazione, possono essere soddisfatte solo da un intervento congiunto dei grandi operatori TLC e dello Stato (mediante incentivi e finanziamenti). Sarebbe auspicabile procedere al cablaggio capillare in fibra ottica, scelta indubbiamente costosa ma che avrebbe permetterebbe di risolvere definitivamente il problema relativo al collegamento dell’ultimo miglio, vale a dire quello relativo allo stadio di linea e l’utenza, in quanto, pur portando la fibra o l’ADSL nelle zone non ancora coperte, se l’ultimo tratto rimane incapace di poter sostenere la velocità della portante, rimane un collo di bottiglia che riduce le prestazioni.

Oggi le esigenze degli utenti della rete sono tali che non è più pensabile di viaggiare con connessioni che non raggiungano i 100Mbit/s, ed in mancanza di interventi strutturali, da un punto di vista pratico e strettamente legato al provider, è d’obbligo che siano prese tutte le precauzioni tecniche necessarie a limitare la caduta della connessione ed a mantenerne quindi la qualità del servizio il più alta possibile, proprio perché i servizi sono totalmente dipendenti dall’accesso a internet, e quindi non si può prescindere da un’adeguata infrastruttura di ridondanza della connessione (vedi anche http://www.cloudtalk.it/ottimizzazione-wan-e-cloud-come-hanno-cambiato-il-disaster-recovery).

Per quanto riguarda il lato clienti, solitamente molte aziende hanno più di una connessione, fornite da provider diversi, e spesso con tecnologie diverse (cavo, fibra, xDSL), ed é consigliabile utilizzare uno o più sistemi di bilanciamento del carico, failover, e shaping della banda, in modo che  tutte le infrastrutture possano essere gestite e monitorate, oltre che dal punto di vista contrattuale, anche da quello tecnico.

Conclusioni

Per quanto riguarda il caso Italia è evidente che la riduzione del digital divide ed il miglioramento della qualità della connessione sono fattori essenziali per la diffusione del cloud omputing. Ad esempio, la fibra ha un indice di guasti di due ordini di grandezza in meno rispetto al rame con cui è fatta ancora una larga fetta della rete in Italia. In questo scenario, la disponibilità di banda gioca un ruolo fondamentale, e uno dei fattori determinanti sono i carrier, che hanno il compito non sempre facile di fornire un prodotto che sia al tempo stesso di grande valore ma “invisibile” per i loro clienti.

Sono necessari grandi sforzi progettuali, industriali e politici, che al momento sembrano un po’ latitare, almeno in Italia. Speriamo ci si renda conto al più presto dell’importanza di questi strumenti per lo sviluppo economico, sociale e culturale, in quanto la domanda di banda da parte delle imprese per migrare verso i nuovi servizi potrebbe essere la molla per accelerare quel processo di chiusura del digital divide e realizzazione del next generation network così importate per il paese.

 

 

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