L’origine storica del cloud: i principali sostenitori

La storia del Cloud Computing, diversamente da quanto possa sembrare, ha gia raggiunto l'eta della maturita adulta, in quanto ha origine dal modello del mainframe, espressione dominante dell'IT negli anni 60 e 70, quando John McCarthy, uno dei pionieri dell'intelligenza artificiale, immaginava un futuro in cui l'elaborazione dei calcoli sarebbe potuta essere distribuita ed organizzata su diversi sistemi pubblici d'accesso.

La storia del Cloud Computing, diversamente da quanto possa sembrare, ha già raggiunto l’età della maturità adulta, in quanto ha origine dal modello del mainframe, espressione dominante dell’IT negli anni 60 e 70, quando John McCarthy, uno dei pionieri dell’intelligenza artificiale, immaginava un futuro in cui l’elaborazione dei calcoli sarebbe potuta essere distribuita ed organizzata su diversi sistemi pubblici d’accesso.

 

Il termine “Cloud” risale invece all’inizio degli anni novanta, nel campo delle telecomunicazioni, per identificare la nuvola di circuiti elettrici che servono alla permutazione del traffico, audio o dati, in modo da dare all’utente finale la necessità di conoscere solo i dispositivi terminali della comunicazione, i telefoni.

 

 

 

Verso la fine degli anni novanta, per l’inarrestabile crescita del numero di utenti di Internet iniziano a diffondersi i primi servizi on-demand sulla rete, dando vita così al  Software as a Service (SaaS).

 

Dal 2000 in poi i giganti del’IT mondiale hanno iniziato a comprendere l’importanza di questa tendenza. Microsoft ha spinto soprattutto nella direzione di potenziare i propri servizi web, IBM ha concentrato le proprie risorse nella stesura dell’Autonomic Computing Manifesto, un testo che descrive le tecniche principali per l’auto gestione dei sistemi IT in presenza di prodotti eterogenei fra loro e successivamente gli altri a catena si sono interessati allo sviluppo del cloud.

 

 

 

Cloud Computing

La svolta di Amazon e l’Italia del cloud

Una svolta si è avuta quando Amazon, la più importante piattaforma di vendita on line al mondo, ha iniziato a modernizzare i propri data center seguendo la nuova tendenza con l’obiettivo di aumentare l’efficienza computazionale e ridurre il consumo di risorse elettriche e con l’introduzione degli Amazon Web Services ha dato la possibilità ad utenti esterni di accedere alla propria struttura.

 

Il giro di boa è fissato nel 2008, complice probabilmente la crisi e la necessità di tagliare i costi di una struttura seppur strategica pur sempre ritenuta un peso enorme da sopportare. Il cloud si è così diffuso anche tra in non addetti ai lavori, anche se grazie alle esperienze di Hotmail e Gmail, gli utenti si erano già inconsapevolmente affacciati alla nuova tecnologia.

 

 

 

In Italia il discorso è stato ripreso da uno dei maggiori market reference, Telecom Italia che con la sua Nuvola Italiana si è posta l’obiettivo di “accompagnare le imprese pubbliche e private italiane nel loro percorso verso l’innovazione digitale per favorirne la crescita e renderle competitive, collaborative e tecnologiche”. Una panoramica dei servizi offerti in Italia può essere reperibile al link http://www.cloudtalk.it/la-nuvola-in-italia-facciamo-un-punto-della-situazione.

Perché è nato il cloud computing

Il cloud computing oggi rappresenta lo stato dell’arte della tecnologia informatica e nasce come esigenza alla soluzione di un problema (come tutte le soluzioni): i costi dell’IT per le aziende. Qualsiasi azienda di qualunque dimensione, ha quasi sempre a che fare, con una infrastruttura informatica. L’IT fino a poco tempo fa rappresentava un valore aggiunto per le aziende, ed i suoi costi venivano ammortizzati dai benefici in termini di efficienza e produttività raggiunti dalle aziende che decidevano di saltare il fosso tra un presente considerato obsoleto ed un futuro hi-tech.

Oggi la situazione è molto diversa, e l’IT rappresenta soprattutto un costo; un costo che è sostanzialmente legato a problemi di natura diversa che comprendono tra i vari, la gestione della banda, costi di elettricità, cablaggi, sistemi di raffreddamento, contratti di fornitura dei servizi, hardware diverso, furti, problemi di sicurezza, disaster recovery, costi imprevisti etc.  Considerato che l’informatica rientra massicciamente in ogni ambito delle attività quotidiane si capisce facilmente come un’infrastruttura informatica, soggetta a problemi come quelli elencati poco sopra, è diventata con il tempo costosa e difficile da gestire.

La richiesta di capacità di calcolo: una curva imprevedibile

L’obiettivo è creare un servizio che possa effettivamente rappresentare ancora un valore aggiunto per l’attività lavorativa,  bypassando tutte queste problematiche, garantendo così il raggiungimento di un risultato tangibile e più immediato. Un altro problema spesso sottovalutato è la previsione delle “necessità” dell’infrastruttura IT che non sempre è semplice o ipotizzabile con precisione.  Non è facile prevedere quali siano le capacità di calcolo di cui abbiamo bisogno, sostanzialmente per motivi diversi, ma i due principali sono identificabili con questi due punti:

 

    • La reale capacità necessaria è fluttuante, in quanto cambiano le condizioni, e le necessità spesso  quotidianamente, a seguito di ingresso o uscita di nuovi clienti, inizio o terminazione improvvisa di progetti  fortemente legati all’infrastruttura IT aziendale, o altri condizioni non prevedibili.
    • La necessità di calcolo di alcune attività è intrinsecamente variabile per le condizioni dell’attività stessa.  Un commercialista che deve calcolare i modelli per il pagamento delle tasse sfrutterà la capacità di calcolo dei propri sistemi maggiormente in prossimità delle scadenze che in altri periodi, così come un’azienda che esegue calcoli e simulazioni di crash test per automobili, sfrutterà la capacità di calcolo dei propri sistemi quando tutti i dati di progettazione dell’auto saranno disponibili, lasciando i sistemi scarichi in altri periodi.

 

Cloud Computing

 

È evidente che sulla base di queste semplici considerazioni  non è possibile prevedere con accuratezza quanta capacità di calcolo serve, ma soprattutto modellare ciò che il mercato IT offre per soddisfare ogni singola esigenza senza sottodimensionare le risorse o sovradimensionarle.

Il cloud nasce come soluzione

In sostanza non possiamo sapere istante per istante ciò di cosa abbiamo bisogno, possiamo solo fare un previsione per il caso peggiore, vale a dire i picchi di maggior carico, ma ciò che è peggio è che pur avendo la capacità “mistica” di poter fare una simile previsione, non possiamo trovare nessuna soluzione che soddisfi istante per istante la curva delle richieste della nostre necessità IT. Si rende quindi necessario, come in ogni campo di applicazione ingegneristica, di trovare il giusto compromesso, che spesso si traduce in un sovradimensionamento dell’infrastruttura, con conseguente spreco di risorse ed aumento dei costi. Una simile situazione poi con il tempo può cambiare, traducendosi nella necessità di un sottodimensionamento futuro e quindi necessità di dover upgradare l’infrastruttura IT, o nel dover fare un investimento notevole per un picco di necessità computazionale non sempre alla portata di tutte le tasche.

La soluzione a questi problemi, neanche del tutto esaustivi, si traduce nella possibilità di avere un’infrastruttura IT “scalabile in base alle esigenze”, vale a dire in grado di soddisfare picchi di necessità di calcolo improvvisi (http://www.cloudtalk.it/la-nuova-generazione-di-server-dell-poweredge-12g-estende-prestazioni-ed-efficienza), o continuativi solo per alcuni periodi, o di essere dimensionata opportunamente per situazioni di minor carico capacitivo.

Un’infrastruttura IT flessibile, che segue le necessità di calcolo della nostra attività in real time, è un’infrastruttura “on demand”, a consumo, e questo significa che utilizzo solo quello che mi serve, perché ho materialmente solo quello che mi serve. Questa infrastruttura, capace di aumentare le risorse, ma anche di rilasciarle quando non ne ho più bisogno, consente un’ottimizzazione della spesa perché di volta in volta il costo è legato a quello che effettivamente si utilizza riducendo notevolmente gli sprechi, inoltre l’utente finale abbatte i costi di manutenzione e gestione del personale addetto in quanto non deve conoscere i dettagli di come è implementato ogni singolo componente, e può investire in risorse strettamente produttive.

Così ha origine il cloud, dalla necessità di avere una struttura scalabile, flessibile, con il vantaggio di astrarre dall’implementazione tecnica della struttura stessa e di poter abbattere i costi dell’IT sul lungo termine.

Commodity computing ed utility computing

Questa visione del cloud introduce il concetto di utility computing e di IT come commodity. In campo economico si definisce commodity un bene per cui c’è domanda ma che è offerto senza differenze qualitative sul mercato ed è fungibile, cioè il prodotto è lo stesso indipendentemente da chi lo produce, come per esempio il petrolio o i metalli, mentre per utility si intende una società che genera, trasmette, distribuisce una commodity.

 

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Di fatto per commodity computing si intende la possibilità di utilizzare un gran numero di componenti informatici già disponibili per il calcolo parallelo (componenti  di base), con l’obiettivo di ottenere la maggior quantità di calcolo utile a basso costo. Il calcolo viene eseguito da macchine che sono considerate “grezze” e “primitive” rispetto ai super computer, e questi sistemi di base, sono sistemi informatici forniti da produttori diversi e che incorporano componenti basati su standard aperti.

L’analogia deriva dal fatto che questi grandi sistemi, che offrono possibilità di calcolo complesse, sono soggetti ad un processo di standardizzazione che promuove costi inferiori, riduce la differenziazione, allo stesso modo delle materie prime che costituiscono la base di lavorati più complessi, e per questo motivo si parla di commodity computing, ed il servizio offerto è genericamente indicato come utility computring.

Il concetto è semplice, ed è legato a quella visione di McCarthy accennata all’inizio, di sistemi pubblici da utilizzare per grandi calcoli; la potenza dei calcolatori e le applicazioni possono essere vendute come commodity secondo il modello delle utilities, ereditandone tutte le peculiarità:

    • Un modello economico orientato al servizio per l’utente finale
    • Fruizione del servizio (utilizzo della commodity) on demand
    • L’illusione di avere a disposizione risorse infinite
    • Tariffazione in base all’utilizzo del servizio

E queste sono proprio le caratteristiche che hanno dato origine al modello del cloud computing, e che maggiormente rendono evidente la similitudine con i servizi di base, come acqua, gas, luce (forniti da società chiamate utilities), e quindi rendono l’idea del concetto di commodity computing e di utility computing inteso come pay per use nell’ambito del singolo server o del data center.

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